recensioni dischi
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INFRARED  "Souls"
   (2018 )

Spesso, per giudicare un disco, lo ascolto “tutto d’un fiato” per poi alla fine cercare di capire quale emozione è riuscito a contagiarmi.

Così ho fatto per “Souls”, il debut album dell’interessante band milanese Infrared, e quello che mi ha più colpito, dopo il primo ascolto, è stata la grinta che l’intero disco riesce a trasmettere; un sound diretto ed energico, con marcate sfumature crossover ed emo/rock, un disco che alterna “poesie” rock spigolose a ballad energiche, suadenti e a tratti malinconiche, che non scadono mai nel melenso.

Un progetto musicale molto godibile che denota un’ottima preparazione musicale da parte dei componenti della line up: Giovanni Mori (basso), Fabio Cau (batteria) e Davide Gherardi (chitarra), su cui spicca la potente e calda voce della cantante Tania Tiozzo, che riesce in maniera convincente a trasmettere il concetto principale del disco, ossia il continuo contrasto tra fragilità, rabbia, abbandono e rinascita.

Si parte subito con i ritmi serrati e travolgenti di “Feels like flying”, in cui si viene immediatamente investiti da poderosi riff di chitarra e da un’incessante ed incalzante drumming che, fuso con la buona dose di aggressività di Tania, lo rendono piacevole all’ascolto e ne conferisco un respiro internazionale.

Ritmo e pathos non cambiano in “The End of my Beginning”, dove le sonorità rock si fanno ancor più aggressive e sporche, grazie soprattutto al sontuoso plettro di Davide Gherardi.

Decisa variazione di tempi e suoni in “Keyhole” in cui, come da copione, si viene coccolati da un’energica e nostalgica rock/ballad, impreziosita da un’interpretazione vocale che rasenta la totale somiglianza con Skin degli Skunk Anansie, un’atmosfera densa ed emozionante che però cede velocemente il passo a “Man & Woman”, in cui si torna a picchiare duro fin dalle prime battute.

Il “fantasma” degli Skunk Anansie torna ad aleggiare sullo spartito di “Lifetime”, una godibile rock ballad densa di pregevoli ed intensi momenti di lirismo, ma non c’è tempo per sognare perché si ritorna con i piedi per terra grazie al rock puro, diretto, elettrico e senza fronzoli di “Plastic Veil” e “We are lovers”, due pezzi che sono adrenalina pura e che ho apprezzato in quanto, a parte qualche accenno velato alle sonorità di Dave Grohl e compagni, gli Infrared riescono a “liberare” il loro modo di fare musica dalle influenze dei propri idoli musicali.

Un pregevole drumming iniziale introduce “Never Ending Rain” pezzo in cui, come recita il titolo del brano, la batteria di Fabio Cau non “finirà mai” di incalzare e ritmare l’enfatica voce della Tiozzo, che si fa ancor più struggente in “Souls”: un componimento a tinte emo/rock in costante equilibrio tra poesia e dura realtà.

Il viaggio musicale dentro “Souls” si chiude con la sorprendente e gradevole “The Secret Daughter”, un brano che si discosta dal resto del disco a testimonianza della versatilità dei componenti della band, e con “Nothingness”, canzone che esalta ancora una volta la perfetta fusione tra voce e arrangiamento.

In definitiva, un disco godibile e che si ascolta con piacere se si è alla ricerca di un buon rock adrenalinico; tuttavia, a mio parere, il rock degli Infraed, a parte qualche brano, risulta a lungo andare un po’ “sentito”, non certo per i testi, che invece ho apprezzato per originalità e profondità; ma soprattutto per quanto riguarda la parte musicale che, seppur arrangiata in maniera impeccabile, non convince del tutto per originalità, anche se evidenzia spunti molto interessanti ed innovativi su cui lavorare, al fine di acquisire una propria dimensione e personalità.

Il punto di forza del gruppo resta la voce di Tania Tiozzo, in grado di esprimere tutta la sua potenza coniugando grinta, dolcezza e melodia. Sicuramente, grazie anche alla line up della band, composta da musicisti bravi e virtuosi, gli Infrared faranno tanta strada e ne sentiremo parlare. Voto 7 ½ (Peppe Saverino)