recensioni dischi
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NERO KANE  "Love in a dying world"
   (2018 )

Meravigliosamente agonizzante in una landa di sconfinata desolazione, cupo ed introverso fino a rasentare la contrita laconicità senza redenzione di Nick Drake, “Love in a dying world”, pubblicato per American Primitive, ripresenta Marco Mezzadri, in arte oggi Nero Kane, affiancato dalla determinante presenza del losangelino Joe Cardamone, già frontman degli Icarus Line fino allo split del 2015.
Interamente arrangiato e suonato dalla coppia, l’album porta lo stesso titolo del film sperimentale girato da Samantha Stella durante il viaggio in California con lo stesso Marco, e raccoglie dieci tracce spettrali e allucinate, rigorosamente costruite attorno a tonalità minori e lasciate appese ad un filo di musica sporcata da pochi effetti aggiuntivi, piccole asperità che delineano il clima di un lavoro la cui affranta mestizia è la chiave di lettura più adatta a definirne la natura.
Percorso da una tribolata indolenza che sa di Cave nella esitante cadenza trattenuta dell’opener “Black Crow”, di Oldham, Linkous o altre anime tormentate nel lamento esistenzialista di “Desert Soul”, il disco si crogiola in una sequenza ininterrotta di giri sofferenti ripetuti con la circolarità di un mantra. Psichedelico in “Now The day is over”, praticamente un pezzo dei Loop privato del rumore o una “Venus in furs” rivista; catatonico in “Because I knew not when my life was good”, sovrastata da un senso di palpabile angoscia che il canto gutturale e monocorde di Nero affonda in sabbie mobili à la David Eugene Edwards; incombente ma dimesso come una resa amara nella litania arrancante di “I put a spell on you”; infine catartico nei cinque minuti della title-track che cala il sipario su uno strumentale quasi pinkfloydiano.
Caratterizzato dai testi introspettivi ed oscuri di Mezzadri e da una sovrana, insistita ricerca di atmosfere dolenti, “Love in a dying world” risuona docilmente ferale, stravolto ma composto: è una fosca seduta di psicoterapia, quarantatre minuti di buio ed afflizione ammantati di un fascino irresistibilmente attraente, a patto di possedere una netta predisposizione a lasciarsi stregare dalla sua aura sottilmente malevola, depressa, sconsolata. (Manuel Maverna)