recensioni dischi
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LOVATARAXX  "Hébéphrénie"
   (2019 )

I Lovataraxx sono un duo attivo da circa cinque anni e con all’attivo un EP intitolato “Kairos”, pubblicato due anni fa. Da poco, i francesi hanno fatto il proprio debutto sulla lunga distanza con “Hébéphrénie”, un album di undici tracce in cui vengono sviluppate in maniera più compiuta le idee già accennate nel precedente lavoro. La band si muove entro coordinate synth pop che ammiccano alla dark wave, giocando con linee di basso glaciali e una drum machine dal passo solitamente sostenuto, che a tratti strizzano l’occhio a ritmiche vagamente danzerecce. L’apertura (il singolo “Subjugué”) è affidata a un pezzo scurissimo dai suoni vagamente vintage, con una coda avvolgente e ipnotica, ma l’album assume traiettorie non facilmente prevedibili, la cui varietà tiene sempre vivissima l’attenzione. Lo testimoniano “Araknee” e “Blok”, in cui i suoni diventano parecchio più essenziali, pur conservando quell’atmosfera dark che non sembra mai realmente sopirsi nel corso dell’ascolto, e che anticipano il piglio dance di “Craving” o, poco dopo, di “Ana Venus”. Nel finale, con “Medicine”, i suoni sembrano sciogliersi e dilatarsi leggermente, mentre la chiosa assume tinte ancor più fosche, con ambientazioni inquietanti e un passo cadenzato, sul cui sfondo si stagliano anche risate e voci indistinte. Pur senza mostrarsi particolarmente originale, “Hébéphrénie” scorre fluido e, al netto di qualche brano leggermente più interlocutorio, per larghi tratti si lascia apprezzare facilmente. (Piergiuseppe Lippolis)