recensioni dischi
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UNDERDOSE  "Odiami"
   (2020 )

Da un paio di lustri a questa parte, l’intenzionalità della loro musica è quella di ricoprire come l’edera e compenetrare nelle profondità di vene, pancia e cervello. Obiettivo che gli Underdose riescono pienamente a raggiungere col terzo lavoro “Odiami”, dopo un intenso ed apprezzato background in scenari di contest e condivisioni di palco con Caparezza e Sud Sound System. Entrando nel merito del nuovo full-lenght, la rassegna l’inaugurano con la passionale “L’infinito”, che spazia tra righe di pop energizzato, mentre “Il Clown” racchiude tanto sentimento, atto a pungolare benefici aspetti emotivi: ma, d’altra parte, con un cantante come Sergio Guida la band meneghina può garantirsi un posto al sole, tanta è la luce emessa dall’ugola del loro frontman. Piccoli echi di synth colorano la tela di “Il resto non conta”, che viaggia compatta verso un udire affabile e rimarchevole. Non c’è molta volontà di mollare l’osso dell’intensità neanche nella quadratura più moderata di “Lasciamoci presto”: poco male per un singolo che delizia senza riserve. Raggiungono l’intento vibrante persino nella decelerata “A mani nude”, che appare con l’anima cheta ma riesce persino a sfoderare l’apice al fotofinish. Con gli Underdose si desina quel sound che suscita stati d’animo sempre sul filo di più generi, pescando dal mondo ‘90s con restyling moderno di pop-rock e tessiture di synth-wave. Quindi, niente di…”Nocivo” ma tutto fluidamente commestibile in sano ascolto. Invece, “Babele” serve a rafforzare l’espressività cangiante per imprimere la netta personalità del combo verso stilemi di forte impatto. Mettono al sicuro il risultato con il toccante nuovo singolo “Ad un metro da te” , un titolo che suona come una profezia in questi giorni virulenti. Fin dal primo album (''DiversoInverso'') al quintetto lombardo piace ricorrere al calembour riflessivo del titolo, ma “Odiami” è il top dei suoi opposti e perfetta divisione di 3 lettere a testa, per configurare l’antitesi di sentimenti, comunque tribolanti, che lasciano tanto spazio a disquisizioni teoriche ed ispirazioni artistiche: quelle che, ad ampio raggio, han voluto effigiare gli Underdose nella quadrata progettualità di quest’album che testimonia l’evidente passo evolutivo verso un potenziale “hype” più esteso e meritato. (Max Casali)