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LORENZO DEL PERO  "Dell’amore animale, dell’amore dell’uomo, dell’amore di un Dio"
   (2020 )

Lorenzo Del Pero è un’anima inquieta. Cantautore vicino al pensiero di De Andrè, anche se in maniera più nervosa, e con la voce che raggiunge acuti da rockstar, ha pubblicato il suo secondo album in italiano “Dell’amore animale, dell’amore dell’uomo, dell’amore di un Dio”. Costituito come un album a tema, contiene un brano suddiviso in quattro parti che funge da introduzione, primo intermezzo, secondo intermezzo e finale: “Il sentiero”. Già qui si sentono le due principali influenze unite: Faber, citato anche nel testo (“Sono riusciti a cambiarti”), e Chris Cornell nel ritornello altissimo. Ogni volta che tornerà il brano, le parole del ritornello saranno uguali, cambieranno quelle della strofa. Tra un intermezzo e l’altro, ci sono tre canzoni, che seguono un preciso schema: la prima delle tre è dedicata a una donna, la seconda all’umanità, la terza alla spiritualità. Seguiamo lo schema in verticale nella tracklist. “Romina” ha un refrain cantato in falsetto, con sotto l’orchestra in classico stile italiano: “Non piangere più per me”. Storia di disagio interiore: “Romina cammina da sola, su un sentiero infestato dai rovi. In bocca una sola parola, prega Dio che nessuno la trovi”. “A Silvia” mostra la capacità poetica di Del Pero: “Provocando il destino e le sue conseguenze / resta il fragile addome alle dure sentenze (…) Silvia piange si chiede quale sia la sua colpa / regalarsi ad un sogno che divora e la spolpa”. “Sposa per denaro”, con chitarra acustica, legni e fisarmonica, ci porta in un ambiente folk, con un’armonia e parole da eroe tragico: “Cerco quel che non si vede, a grattare via la fede, ti ho raccolta fiore raro, ora sposa per denaro”. Passando alle canzoni all’umanità, Lorenzo tuona come un profeta sia contro i “signori del potere, delegati a governare” ma anche contro il gregge dei conformisti “cattolici per vizio”: “La colomba rifiuta i miei rami di ulivo, nel becco ha del vile denaro (…) Voi prelati mercenari, venditori di indulgenze che giocate con la fede, con i corpi e con la mente, sconterete la condanna per le vostre impenitenze, epurati da una Chiesa che con Dio non c'entra niente”. Nelle parole di Del Pero c’è una costante tensione verso la fede e Dio. “Dell’amore animale” è uno sguardo sincero all’amore carnale e al passato: “Una goccia d'orgoglio sulle labbra di vetro, siamo stati un imbroglio riguardandoci indietro”. La progressione armonica e la melodia del ritornello, potrebbero essere quelle di una canzone di Albano, anche per l’attitudine vocale di Del Pero a usare tanto vibrato. Anche “Sorella solitudine” guarda indietro, al passato, a “quando le risa nervose e convulse sembravano brandelli di felicità”. L’ennesima nota acutissima nel ritornello, viene accompagnata dall’organo simil Hammond, rimandandoci agli urlatori di fine anni ’60. Ma concludiamo con il trittico spirituale, che è quello che rivela più cose del tormentato pensiero dell’autore. “Misera cosa”, calata negli odori dei mandorli in fiore e sopra sereni accordi latini, avvia una riflessione: “Niente dura in fondo a questa vita, la stagione dell’amor finita, la condanna mia promessa sposa, che umana sorte esser misera cosa”. Lorenzo rivela la sua appassionata fede in “Ave Maria”, che però contiene anche umane domande: “Ti chiedo Maria, ti prego e ti esorto, vale più l'uomo vivo del Dio quasi morto? Scontare le pene di un Cristo in catene, il prezzo pagato per ogni peccato. Cristo nostro Signore, venderò il mio dolore a un mercante d'amore”. Infine in “Preghiera blasfema”, la voce canta sulla sola orchestra: “Tu padre di un Cristo che non ho mai visto. Amante fugace, la Vergine giace, un rancore antico, Dio ti maledico (…) Ma a te lode e gloria, di lunga memoria, e proteggi mia madre, conduci mio padre nella sofferenza, ch'io trovi l'essenza di un amore antico, Dio ti benedico”. L’evidente contraddizione tra preghiera e rifiuto, tra fede ed eresia, sono in realtà le facce della stessa medaglia. Del Pero mette in risalto tutti gli impetuosi contrasti che la contrapposizione tra il catechismo e la vita reale ci regala; e la sua voce, per quanto in alcuni acuti sforzati à la Deep Purple faccia sentire qualche secondo di fatica traballante, testimonia la forte sensibilità verso questa umana contraddizione. (Gilberto Ongaro)