recensioni dischi
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EXIT  "Traces of human existence"
   (2020 )

“Traces Of Human Existence” è l’ultima fatica discografica degli svizzeri Exit, formazione in attività da oltre un quarto di secolo, ma spesso ritenuta poco “prolifica”. “Traces Of Human Existence”, infatti, pubblicato alla fine della scorsa primavera, è soltanto il quinto album per gli Exit, ma testimonia la capacità della band di rimanere fedele a sé stessa e conservare una certa coerenza in un percorso artistico che, comunque, è apparso sempre a fuoco. Anche in questo ultimo lavoro, gli Exit si fermano in una sorta di terra di mezzo fra death e thrash, fra innovazione e tradizione, un ambiente che ormai conoscono a memoria. Da questo punto di vista, gli Exit sembrano non voler rincorrere particolari novità da integrare nella propria proposta artistica, ma interpretare ancora con grande autorevolezza entrambi i generi, sintetizzando le ritmiche serrate del thrash e la violenza, growl compreso, del death. La vera forza di “Traces Of Human Existence”, però, sta nell’imprevedibilità meramente strutturale dei brani, sempre in grado di divagare senza eccessi rispetto alle già descritte idee forti: nella prima parte dell’album compare qualche guizzo black metal, specialmente quando si alzano i giri del motore, mentre “Born To Burn” si spinge verso sonorità più estreme, lambendo i confini del grindcore. Al contrario, la precedente “Only Pain Is Real”, apre su note melliflue, ammiccando al jazz, prima di deflagrare del tutto. Sono i due passaggi più ispirati del lotto, ma il disco funziona nella sua interezza: gli Exit aggiungono un altro tassello importante a una discografia che meriterebbe più attenzione di quella di cui godono oggi. (Piergiuseppe Lippolis)