recensioni dischi
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CROWN OF GLORY  "Ad infinitum"
   (2020 )

Hanno già fatto breccia in Germania, Spagna e qui da noi gli elevetici Crown of Glory, che tornano sul mercato col nuovo “Ad infinitum”, farcito di una dozzina di brani da assorbire tutto d’un fiato, in un ricco vortice di scalate e ripartenze di hard-metal-rock forbito, che disegnano nei minimi dettagli con cura inverosimile. Si evince che sarà un full-lenght che potrà arricchire il già sostanzioso carnet dei loro sostenitori. Insomma, un kit ideativo scartato per delineare una forte candidatura al consenso globale. Partono con il tono allarmistico di “Emergency”, facendo intendere che verremo investiti del loro fiume hard che scorrerà fittissimo con baldanza, con chitarre che s’incendiano facilmente nella granitica “Something” e che vede la presenza del feat. di Seraina Telli. Macinano accordi facendoli roteare nel frullatore d’energia, dimostrando poca voglia di calmierarlo nemmeno per un po’, ad eccezione della ballatona “Surrender”, che grida la sua pacatezza con senso compiuto e volteggi ariosi. Chi li gusterà dal vivo vivrà “Glorius nights”, nelle quali l’energia profusa farà colare tanto di quel sudore da inondare anche gli spettatori accanto, mentre “Masters of Disguise” sega in due il cervello con quell’impellente ardore che difficilmente s’arrenderà di fronte a possibili resistenze di qualsiasi tipo. Al singolo “What I’m made of” tocca rappresentare l’anima più duttile della band, facendo convivere grinta, romanticismo e galoppate serrate con pertinente naturalezza, evidenziando come il sestetto svizzero abbia un affiatamento ben rodato e certificato. Al traguardo, espellono “Say my name” che richiama le belle trame bel buon vecchio hard-rock misto a tessiture AOR. Personalmente, a bocce ferme, per capire la grandezza di un disco, uno dei miei segnali inequivocabili è quando, occupandomi di altre faccende, mi torna a ronzare qualche brano nel circolo neuronico, non cosi, di sfuggita, ma quando si implementa con tenacia e non ti fa pensare ad altri artisti per scacciarle via. E, nel metal, non succede cosi di frequente perché, spesso, ti ricordi dozzinali tracimazioni di electric-guitars e null’altro. Invece, i Crown of Glory hanno la maestria di incastonare la giusta melodia senza rinunciare a far gocciolare pori e lacrime emotive. (Max Casali)