recensioni dischi
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MIKE OLDFIELD  "Crises"
   (1983 )

Hai un bel da dire, a voler cercar di tornare in vetta alle classifiche. Ma il colpo gobbo della lunga suite commerciale che vende 5 milioni di copie ("Tubular bells", 1973, tra le altre cose il primo disco in catalogo della Virgin) ti capita una volta nella vita, e il riciclo a brevi canzonette commerciali, magari da canticchiare sotto la doccia ("In dulci Jubilo", una cover del "William Tell", fino alla musichetta da noi conosciuta come la sigla del Capitano Findus) non era stato dei pi fortunati. Metti voce nelle tue composizioni, qualcuno gli avr consigliato, e dopo i primi esperimenti non negativi del precedente 'Five Miles Out', nell'estate 1983 Mike Oldfield si mise a posto il conto in banca. Prendi una voce dell'area folk, quella Maggie Reilly erroneamente segnalata da molte biografie come moglie (che si chiamava anche lei Maggie, ma non era la stessa) o sorella (che si chiamava Sally, e che aveva partecipato anche ad un Sanremo 1980), le fai intonare "Moonlight Shadow", e il gioco fatto. 'Crises' presenta la classica formula dei dischi pop di Oldfield: una parte strumentale, dove si inizia con campane tubulari a ricordare il decennale da quelle originali, ed una vocale, mai ispirata come in questo caso. Perch c' anche l'aiuto di Jon Anderson degli Yes (i due avrebbero collaborato anche 3 anni dopo, per la meno ispirata "Shine") nella eterea "In high places", quello di Roger Chapman per la quasi hard rock "Shadow on the wall", ispirata alla crisi politica polacca, e di nuovo la Maggie a sussurrare di castelli in aria con "Foreign affair", forse la canzone di maggior successo degli anni '80 mai uscita su singolo. Sulla scia di questo boom Oldfield ci visse per qualche anno, a partire da quell'inverno, quando usc con in singolo "Crime of passion", stesso sound e stesse tematiche di 'Moonlight Shadow', ma stavolta con voce maschile. E negli album successivi, che non ebbero lo stesso successo commerciale e fecero andare in banana il chitarrista inglese. Rotto il contratto con la Virgin, negli ultimi 15 anni il ragazzone si dedicato quasi esclusivamente a musica strumentale, dalla celtica al chillout, al riciclo delle antiche Campane, disdegnando quasi totalmente la ricerca di facili canzonette da classifica. Ma, forse, il mondo del Festivalbar non era il suo. (Enrico Faggiano)