recensioni dischi
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EDUARDO DE FELICE  "Ordine e disordine"
   (2021 )

Alla soglia dei 40 anni, l’artista partenopeo Eduardo De Felice si riaffaccia sul mercato col secondo album “Ordine e disordine”, per dare un seguito a “E’ cosi” di un paio d’anni fa, e ciò suggella quanto si sia intensificata la sua ispirazione, se pensiamo che nel periodo che va dal 2007 al 2014, si era praticamente fermato ma, grazie allo stimolo di Luigi Libra, riaccende il motore creativo che romberà (si spera) in modo continuativo. E poi, come si dice? Squadra vincente non si cambia, poiché il Nostro resta ancora nel team dell’Apogeo Records e conferma l’empatico sodalizio con il conterraneo Gnut (Claudio Domestico) scodellando, cosi, una decina di pezzi misurati e tarati sull’asse cantautorale più ponderativa, ampliando l’ingresso a nuove sonorità senza razzismi di genere. Partendo dall’analisi di un paio di singoli: dall’opener “Il dubbio e la certezza” e dalla titletrack, già si ca(r)pisce come Eduardo sprizzi vigore compositivo, che non si limita ad esternare un narrato classico ma tende a diversificare il desco propositivo con aspetti ludici di chiaro stampo Battistiano. E’ logico che, in generale, lo sciame acustico faccia la parte del leone ma, comunque, lo fa con piglio brillante, poco incline alla staticità e senza “Nostalgia” prevedibile. Il suo mondo ballad è “Qualcosa in più”, addirittura colorato con stilemi filo cha-cha-cha, un po’ sornioni ed un po’ sognanti. L’energia acustica con tastiere seventies de “La tua vanità” ammicca, rispettosamente, alla possente “Dio mio no” del grande Lucio, però strutturata con passate di vernice fresca. Tout court: adunando sensazioni e “Percezioni”, l’artefice arriva a chiudere l’opera con intenzioni di riservare, oltremodo, una gustosa incursione strumentale, come quella espressa in coda al brano. Di sicuro, non era semplice narrare il disequilibrio stabile dei contrari sul quale si concentra l’essenza ideativa di “Ordine e disordine”, ma De Felice ha fornito le giuste dritte per comprenderlo, con un artigianato esecutivo eloquente e propositivo, senza rincorrere l’ansia dell’attualizzazione sonora a tutti i costi, ricamando, cosi, un disco che se ne infischia di suonare vintage, ben conscio che tutto ciò che ci ricorda il passato fomenta il desiderio di cercarlo in giro per tenerselo in casa. (Max Casali)