recensioni dischi
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Ø-MARS  "Lumina"
   (2021 )

“Un tour sospensivo tra dark-wave, jazzy, alt-rock e pizzicate di shoegaze e funk”.

E’ questo l’incipit che l’ufficio stampa sceglie per delineare ''Lumina'', l’ultimo disco di Omar Cremon in arte Ø-Mars, prodotto da Lorenzo Corti.

Direi che è un buon punto di partenza perché definisce in modo corretto le coordinate di questo disco straniante e per certi versi affascinante che mi ritrovo ad ascoltare.

Mi sento subito di dire che è suonato in modo elegante, equilibrato, c’è un gran gusto nelle ritmiche e non è un caso che il Nostro sia un batterista oltre che il crooner, la cui voce dai toni depressi ci accompagna in questa colonna sonora in parte aliena, in parte alienante.

Non c’è nulla di banale navigando tra le tracce, e certamente l’immersione trasmette l’impressione di una profonda stratificazione, frutto di un tempo adeguato e dedicato a cesellare le singole pennellate che compongono un quadro d’insieme assai sfumato, per quanto rigorosamente nei toni del grigio.

Un’antologia da serbare per quei giorni di pioggia dove l’intimo sentire si allinea ai colori di un mondo apparentemente sul crinale di un inesorabile declino.

La scelta della lingua d’Albione rende l’ascolto più distratto, lasciando forse un po’ di spazio a certe funeree riflessioni sul senso della vita e a viaggi in luoghi distanti.

Non è però una scelta che mi convince del tutto. La riproduzione sulle piattaforme streaming, senza l’ausilio di un booklet ad esempio, non mi consente una comprensione piena e rapida, aderente al dipanarsi delle liriche, finendo per spostare l’attenzione su melodie che iniziano fin dal medio ascolto a mostrare la corda.

L’aspetto infatti che un po' mi indispone di quest’opera (indubbiamente spessa) è un certo appiattimento sul fronte melodico, in netto contrasto con l’impianto ritmico-armonico.

Un testo maggiormente intelligibile avrebbe forse supplito a quello che considero una sorta di peccato o, se vogliamo, un’esacerbazione del grigio che pare riuscire a gettare un manto obliquo anche su una giornata di sole come quella in cui sto scrivendo, portandomi quasi a desiderare di accendere la luce, a dispetto del titolo dell’album.

C’è un brano che mi piace moltissimo, quello di chiusura, “On the reef”. Un addio, liquido. Mi immagino la perdita di una persona importante e, al contempo, una promessa affidata all’oceano, quella di un ricongiungimento - prima o poi - in qualche luogo astrale.

“On the reef” è di una bellezza commovente, intenso commiato, epitaffio di un’antologia che, se fosse stata in grado di inanellare simili equilibri, avrebbe potuto assurgere a status di capolavoro.

Poco male, una canzone così non si scrive tutti i giorni e vale da sé tutto il tempo dedicato ad ascoltare e riascoltare questo ''Lumina'' (e anche qualcosa in più).

Vale il biglietto di andata. (Alessio Montagna)