recensioni dischi
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ALBERTO BRAIDA & GIANCARLO NINO LOCATELLI  "From here from there"
   (2021 )

L’album “From here from there”, uscito per la geniale We Insist! Records, è un racconto astratto, per clarinetto e pianoforte. Il pianista Alberto Braida e il clarinettista Giancarlo Nino Locatelli duettano, ma spesso sembra di ascoltare un unico musicista, tanta è l’intesa fra i due.

Il racconto è aperto da “C’è un luogo”, dove la melodia del fiato cerca una meta, senza fretta, facendo tessere al pianoforte progressioni armoniche degne di Monk. In altri momenti del disco invece, come in “Calamus” e più avanti in “Flatus”, il duo ricerca delle dissonanze, che in questo contesto fungono da complicazione narrativa, come un imprevisto, un ostacolo da risolvere; e che poi effettivamente viene risolto, in maniera a volte inattesa, intricando ulteriormente il percorso. Delle due nominate, “Flatus” è la più estrema, e ad un certo punto, nel procedere inquieto degli accordi, sentiamo il clarinetto eseguire un lento e inesorabile glissato.

Aspre le scelte in “Counterpoint”, aspre ma affascinanti, come spesso accade nel jazz. All’inizio l’andamento è lungo e dilatato, ma in poco tempo il brano si agita, aumentando il tempo e abbreviando le note suonate. L’ironico titolo “Ninna nanna” dà il nome ad un brano sì lento, ma decisamente poco rilassante. Nonostante non ci troviamo mai di fronte a situazioni atonali, la compattezza armonica ormai si dissolve. La musica si disperde, in gocce vibranti (e in certi momenti dell’improvvisazione, Locatelli utilizza palesemente anche il soffio d’aria, a strumento muto).

Il duo ci concede di tornare a un jazz più armonioso ed afferrabile, con “Once it was the color of saying”, a tratti con tenerezza. Con “Lucius” ci troviamo in una via di mezzo tra le due scelte, vivace e colorata. Con “Campanile” abbiamo un altro esempio dell’ampiezza melodica che piace al clarinettista, tessendo melodie che fanno spesso salti d’ottava, inseguito elegantemente da Braida. Note lunghe e un andamento flemmatico chiudono il percorso in “Tropus”, con una “stanchezza” narrativa che manda a riposarsi, dopo un percorso irto di sassi, salite e discese ruvide, ma anche di ruscelli e cascatelle. (Gilberto Ongaro)