recensioni dischi
   torna all'elenco


STALE STORLØKKEN  "Ghost caravan"
   (2021 )

L’organo a canne nasconde tanti suoni segreti. Il compositore norvegese Ståle Storløkken ha deciso di esplorarne tantissimi, nel suo nuovo lavoro “Ghost Caravan”, uscito per l'ottima Hubro Records. A cominciare dall’aria: nelle quattro tracce denominate “Cloudland”, protagonista è il flusso d’aria che passa tra le canne; pure quello è elemento costitutivo, nell’improvvisazione. E i bassi vengono addirittura svuotati del contenuto timbrico: all’inizio della prima traccia, sembra di ascoltare l’arrivo in sordina di un elicottero! Assieme alla comparsa di suoni morbidi ma squillanti, sembra invece d’ascoltare un treno in lontananza.

In “Cloudland II”, l’aria dialoga con gli armonici cristallini, e in “Cloudland IV” si ascoltano anche dei rumori tecnici, come giunture in movimento. Dopo questi sbuffi di vapore, passiamo alle tracce denominate “sfere”. Qui il suono d’organo è decisamente più riconoscibile in quanto tale. “First Sphere” utilizza i registri flautati, in “Second Sphere” gli acuti si fanno pungenti, mentre i bassi gravissimi sembrano un motore in riscaldamento.

Quello che vi immaginate pensando ad un organo, lo trovate in “Third Sphere”: suono pieno, accordi pieni, brividi, dissonanze, tensione gotica. La titletrack cambia l’approccio: un inciso ritmico cadenzato, accompagna una melodia serpeggiante. “Drifting on Wasteland Ocean” invece crea una struttura di loop d’aria, che sostengono note agitate e colorate. La conclusione è lasciata alla quarta sfera. “Fourth Sphere” è una classica improvvisazione in tonalità minore all’organo, con melodia e accordi, tanto drammatica quanto comprensibile.

Difficile descrivere bene con le parole quest’esperienza, poiché i suoni diventano simulacro di qualcos’altro, di inafferrabile. Tra sfere, terre di nuvole e oceani, “Ghost Caravan” è un disco da contemplare in silenzio. (Gilberto Ongaro)