recensioni dischi
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BASCHIRA  "Zdasdat"
   (2021 )

Quanti sbagli che non fai se non scegli mai chi sei. Il primo e più profondo senso di una esistenza in cui, se sei appartenente alla cerchia degli ultimi, devi lottare, e una intera vita, per difendere i tuoi diritti, primo tra tutti quello alla vita stessa.

Parte da qui "Zdasdat", in dialetto bolognese "Sorgi, svegliati", il primo album del cantautore Davide Cristiani, in arte Baschira. Eclettico, propositivo e forte dentro, ecco come viene spontaneo - perché di lavoro nato dalla spontaneità si tratta - definire questo concept album costituito da otto tracce: un disco nel quale il filo rosso è la ferma denuncia delle ingiustizie.

In ''Zsasdat'' è severamente vietato restare indifferenti, il manifesto della resistenza al sopruso tocca il lavoro, la guerra, il potere. In una commistione di generi che spazia dal folk, al gipsy jazz ed al più limpido cantautorato.

Come si può fermamente opporsi all' abuso? Rimanendo vigili, come faceva la singolare figura di Prospero Baschieri (da qui deriva il nome Baschira), omonimo dell'artista e noto come "il bandito anomalo", fermo oppositore di ogni forma di violenza gratuita e quasi una sorta di Robin Hood alla bolognese: rubo ai ricchi per dare ai poveri, calpestando le prevaricazioni.

''Zdasdat'' è inno degli ultimi, delle vittime di innumerevoli di questi atti, il palco dove recita chi l'ingiustizia sociale l'ha vissuta sulla sua pelle. A capo, il brano che apre il disco è esortazione: "quanti sbagli che non fai se non scegli mai chi sei, un bell'avatar raffermo, allo specchio, nello schermo". La chitarra disegna un accordo in la maggiore, dietro c'è una promessa di futuro, lontano da questo torbido conflitto di interessi. Ad ogni modo come sempre, io decido e posso andare a capo.

Nella successiva "Il Biondo", che si avvale del featuring prestigioso al sax tenore di Francesco Salmaso, la denuncia sale di tono, il destinatario è una recente figura di premier mondiale: senatori, razzisti, malfattori o ministri che si indignano un momento, ma poi mano sotto il mento, il desunto deve fare riflettere.

Ci si alza e si va a lottare, sappiamo con chi abbiamo a che fare. Perché se non conosci il passato, quello si ripeterà e risulterà più cattivo e dannoso di prima. E per abbattere quel muro di indifferenza e prepotenza, la rabbia non basta, occorre prima anche inventarsi diverso dentro, come la battaglia introspettiva de "I limiti" ci dice: troppe volte sono stato sincero, nonostante la vanità. Forse figlia degli anni Ottanta e che alla deriva mi porterà. (Leonardo Cotugno)