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TEARS FOR FEARS  "The tipping point"
   (2022 )

Sapete quando dovete scrivere qualcosa, ma non sapete cosa scrivere perchŔ tutto sembrerebbe banale eccetera eccetera? Ecco, diciamo cosý. Per il recensore, parlare dei Tears For Fears va al di lÓ, e non ci potrÓ essere alcuna obiettivitÓ e neutralitÓ, perchŔ parlare di un album nuovo dei TFF nel 2022, per lui, Ŕ come dare un senso a tutti questi anni vissuti in attesa. E quindi gli sarebbe andato bene anche se non ci fossero stati 10 (13 nella deluxe) brani ma 10 dimostrazioni di effetti collaterali della pasta e fagioli, perchŔ gli basta sentire la voce di Roland Orzabal e - il primo permettendo - quella di Curt Smith per tornare in pace con l'universo. E allora gli basterebbe dire "Ŕ un album dei TFF, punto" e chiuderla.

Volendo fare un attimo quelli seri, allora che si racconti la cosa in modo pi¨ credibile: un 15 anni abbondanti dal precedente, tour continui, apprezzamenti ma mai una vera e propria ricerca di novitÓ, fino a quando la morte della moglie di Orzabal ha cambiato qualcosa: lui che capisce di avere in Curt qualcosa di prezioso, che Ŕ il caso di tornare a fare musica e non solo a fare tour nostalgici, e che l'obiettivo Ŕ fare quello che vogliono senza inseguire una nuova "Shout" o le mode del momento.

E allora basta sentire la title track per capire che l'attesa Ŕ valsa a qualcosa, con il glaciale ritornello rivolto al fantasma della defunta (PS, si Ŕ comunque giÓ consolato, il nostro) a far tremare dall'emozione cosý come si tremava, decenni fa, a sentire gli strazi dell'infanzia gridati in "The hurting". L'album Ŕ, come negli antichi precedenti, un lungo episodio di psicanalisi tra lamentele verso chi non capisce la loro musica ("Master Plan") o alla voglia di chiudere professionalmente bottega ("Stay"), una "Break the man" che riprende l'antico argomento di "Woman in chains" e la rabbiosa "My demons".

Musicalmente, si riesce ad andare verso il pubblico di un tempo, fregandosene altamente di nuove mode e sonoritÓ attuali, ammesso che ne esistano: "Break the man" potrebbe ricordare le schitarrate di "Pale shelter" ma attenzione. Qui non c'Ŕ nulla di giÓ sentito se non, semplicemente - e superando l'errore di "Everybody loves a happy ending", dove a tratti sembrava di sentire una cover band dei Beatles - mettere nelle orecchie dei fans dei TFF quello che i fans dei TFF vogliono. Evitando eccessi di nostalgie synth o delle enfasi di "The seeds of love" ma trovando, come si suol dire, la quadra. E' un album del 2022 fatto per chi, nel 2022, non sa dove sbattere le orecchie.

Bene. Alla fine ho utilizzato fin troppe parole. E' un album dei Tears For Fears, e se non lo capite, ragazzi miei, lasciatelo pure a chi li ama. PerchŔ chi li ama ne uscirÓ felice. Gli altri, vadano pure a farsi un giro e non rompano. (Enrico Faggiano)