recensioni dischi
   torna all'elenco


ROBERT HAIGH  "Human remains"
   (2022 )

“Human Remains”, uscito per Unseen Worlds Records, è il nuovo album firmato Robert Haigh, musicista sperimentale britannico attivo dall’alba degli anni Ottanta e con una sterminata discografia che abbraccia diversi generi e diversi moniker.

“Human Remains”, pubblicato a marzo del 2022, segue “Creatures of the Deep” e “Black Sarabande”, i primi due capitoli di una trilogia interamente basata sul pianoforte e che rappresenta anche il (probabile) ritiro ufficiale di Haigh dalla produzione musicale.

Il titolo fa riferimento a un dipinto dello stesso artista e può essere letto in termini di fragilità umana al cospetto della potenza della natura, o della permanenza dello spirito in tempo di catastrofi naturali.

I pezzi di “Human Remains” sono tredici e si esauriscono in circa quaranta minuti, partendo dalla semi-improvvisazione della melliflua “Beginner’s Mind”, una sorta di quadro impressionista dal sapore romantico, e arrivando a “On Terminus Hill”, che incorpora un’effettistica ambient e che suggerisce un cinematografico senso di scioglimento e chiusura di una narrazione.

Le piccole gemme incastonate nell’epica di “Human Remains” sono, però, tante: da quelle più essenzialmente pianistiche (“Twilight Flowers” e “Waltz on Treated Wire”) ai brani che scelgono un approccio più organico, con tanto di elettronica, field recordings e quant’altro, fra cui “Lost Albion” e “Signs of Life”, fulgidi esempi di produzione di musica ambient.

Se sarà davvero l’ultimo disco di Robert Haigh non lo sappiamo: da un lato, “Human Remains” evocherebbe un senso di malinconia per ciò che non potrà più essere, dall’altro rappresenta un congedo dolcissimo. (Piergiuseppe Lippolis)