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PURO VENENO  "Questo disco mi è costato una fortuna"
   (2022 )

Il tentativo di dare scossoni ridestanti con tematiche sociali, legati alla pregnante urgenza di tornare a (ri)suonare per suggere tutto il benessere dall’anima, questo è il binomio ideologico che muove il progetto del trio pop-rock ferrarese dei Puro Veneno, nell’identità di Max Lambertini, Marco Orsini e Jack Tormenta: musicisti certamente non nuovi a militanze con bands (Natural, Koinè, Mor’s, TrioBrio Deluxe, Donvito ecc.).

Pertanto, vien da sé che di esperienza ne sentirete molta e concreta nel debut-album “Questo disco mi è costato una fortuna”, rilasciato dalla Alka Record.

Folgorati da un nugolo di artisti colombiani che, tramite l’arte figurativa come posters e murales, denunciano le problematiche che assillano il paese, parallelamente i Puro Veneno ne assumono orgogliosamente il nome, sfoggiando un “credo” coriaceo ed incrollabile tramite i 10 brani dell’opera, svelando i contenuti con uno dei 3 singoli “Ogni mondo è diverso”, con un deciso guitar-work parente degli Editors, mentre gli altri due “Interstellare” e “Che cosa c’è che non va” indossano corpetti d’elettronica, inserti filo-tribali e solennità dettata dall’eloquenza di una tromba in lontananza.

Dopo aver dato grande risalto al problema degli sbarchi clandestini nell’ottima “In mezzo al mare”, arriva il pop dinoccolato della titletrack e, mentre “Dove è bello morire” stringe il focus sul catchy, invece “In piedi” e “Insieme in paradiso” son dileggi gustosi ed estranianti che rimandano ai primi Masoko (“Bu bu 7’te”).

Non curandosi di venir tacciati come personaggi anacronistici della protesta (visto che la gente ha ormai rinunciato - sigh! - a lottare coralmente e ad assumersi oneri e responsabilità), i Puro Veneno vanno avanti a testa alta nel loro ammirevole intento “rivoluzionario”, con l’istinto da Don Chisciotte che combatte i mulini a vento della rassegnazione e della superficialità.

Di certo, la musica può far miracoli fino ad un certo punto: per la quadratura finale servirebbe che, d’improvviso, l’anima di tutti provasse quello shock emotivo ed allarmistico non più tollerabile, per riprendersi in mano una vita scippata da suggestioni illusorie di popolo, angherie di comodo e diffuso arraffo e malaffare. Chiaro che... costa sempre una fortuna parlarne, ma era un urgente atto d’amore che la band voleva amplificare per cancellare l’anemico quanto soporifero concetto del “tanto ormai…”. Guai a mollare! Ce ne fossero di dischi così... (Max Casali)