recensioni dischi
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KONSTRUKT & PETER BRÖTZMANN  "Dolunay"
   (2022 )

Tornano i Konstrukt con il loro free jazz; questa volta, l'ospite che decidono di chiamare č Peter Brötzmann, sassofonista e clarinettista tedesco, dal caratteristico modo di suonare, per il quale in Germania hanno coniato il termine “brötzen” per riferirsi a quello stile.

Attorno a Brötzmann, il trio batteria – percussioni – chitarra (sě, niente basso né contrabbasso), corre fin dalla prima omonima traccia dell'album “Dolunay”, uscito per la Karl Records. Chi si sente in primo piano sono sempre batteria e percussioni, di Korhan Argüden e Özün Usta, mentre la chitarra di Umut Çağlar si riesce a distinguere solo quando gli altri due si calmano, e propende per dei suoni riverberati di sfondo. Il principale elemento č il dialogo tra batteria e sax.

Ma Çağlar si riprende uno spazio in “Siyah”, dove usa un suono distorto corrosivo, dove si percepiscono di piů le frequenze di noise che di nota. Tipico dei Konstrukt, sono ancora dei casinisti, come li ho definiti 4 anni fa su questo stesso portale. Qui il sassofonista brötzeggia; il suo stile consta di trilli continui, e di emissione fortissima dell'aria, fino a saturare e in certi momenti snaturare il suono. Divertente l'esito timbrico, quando si fondono questo sax ogm e la distorsione di chitarra. Nella seconda metŕ del brano, il dialogo comprende anche il silenzio, pause, vuoti febbrili che aumentano l'angoscia, come uno di quei film svedesi degli ultimi anni, dai colori chiari ma dai personaggi sconvolti.

Niente di diverso da dichiarare, su “Kurtlar” e “Makinali”. Sempre caos disorganizzato espressivo. Verso la seconda parte di “Tepe”, l'unico brano breve (3'27”), la chitarra apre un fondo sognante, per poi lasciarci con le percussioni a volume piů ritenuto. La cosa interessante sono gli spazi d'ingresso, come all'inizio di “Nokta”, dove Brötzmann viene lasciato solo, dando una direzione espressiva agli altri, che poi lo raggiungono. Il disco finisce caotico com'č iniziato. “Dolunay” č solo per irriducibili del free. (Gilberto Ongaro)