recensioni dischi
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ELIO E LE STORIE TESE  "Eat the phikis"
   (1996 )

Tra la pubblicazione di vecchie cose ("Esco dal mio corpo e ho molta paura" del 1993), sigle televisive e programmi radiofonici, erano ormai 4 anni che gli Elii non davano alle stampe un album inedito. Poi arrivò la notizia della loro iscrizione al Festival di Sanremo, tra sorpresa e fans che storsero il naso, impauriti davanti ad una commercializzazione eccessiva del marchio. I dubbi vennero spazzati via da una delle più memorabili performance mai viste in riviera: 4 minuti in cui gli Elii passarono dallo strappalacrime alla zirudela, terminando nell'heavy metal, cantando di tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili. La canzone sanremese perfetta, con quell'"Italia sì Italia no" pronta per il fischiettio, a coprirne quasi il vero titolo "La terra dei cachi": addirittura, fu l'unica canzone a rendere necessario l'utilizzo di tutti gli strumenti dell'orchestra. Tra travestimenti assurdi (da Rockets, nell'ultima sera) e follie (invece di cantare un minuto della canzone, cantarono tutta la canzone in un solo minuto), vennero assunti all'eternità. L'album che ne uscì, quindi, si scontrò con una popolarità che trascese il normale ambito del loro comunque vasto pubblico, e divenne difficile per i genitori giustificare, davanti ai propri figli che volevano "Italia sì Italia no", i testi non certo sanremesi del resto del disco. Che girò troppo attorno a questa esperienza (anche se non venne inserita la versione in duetto con Raoul Casadei, imperdibile), non portando tante pietre miliari alla loro discografia. C'è una assurda collaborazione con James Taylor, spinto a cantare in inglese maccheronico "what think of the my car? It's much beautiful second me", tanta Giorgia e un tocco di Edoardo Vianello, tra gli altri. Ma, pur non essendo ispirato al 100%, il jolly arriva alla fine, quando in "Tapparelle" gli Elii riportano alla luce i fasti e i disastri delle feste delle medie. Poesia pura. (Enrico Faggiano)