PEGNO D'AMMORE  "Pegno D'Ammore"
   (2026 )

''Pegno d’Ammore'', pubblicato tramite Liburia Records, è un lavoro che nasce letteralmente dalla strada e alla strada ritorna.

Fin dalle prime note si percepisce che questo non è semplicemente un disco, ma un atto di devozione verso la tradizione musicale del Sud Italia e, in particolare, verso Napoli: i suoi vicoli, le sue ferite, la sua voce eterna.

L’anima del progetto è Pino Ruffo, menestrello urbano e trovatore contemporaneo, che porta nella sua voce il salmastro del mare e la ruvida poesia dei pescatori che lo hanno cresciuto.

La sua vocalità non imita la tradizione: la incarna. Ogni frase sembra modellata dal vento del Golfo, ogni timbro è un’eco di storie antiche che ritrovano spazio nel presente.

Accanto a lui, due figure chiave: Giacomo Pedicini, architetto sonoro del disco, costruisce ponti sottili tra passato e modernità. Le sue chitarre, i bassi e gli arrangiamenti imprimono una direzione elegante, mai invadente, capace di rinnovare la tradizione senza snaturarla.

Francesco Paolo Manna, pulsazione primordiale della raccolta, usa invece le percussioni come pennelli che dipingono paesaggi mediterranei, riti collettivi e atmosfere ancestrali.

Il disco ospita anche musicisti di grande sensibilità, come Lino Cannavacciuolo, Daniele Sepe e Luigi Scialdone, che arricchiscono il suono con violino, sax e strumenti a plettro, creando un affresco sonoro vibrante e stratificato.

La tracklist alterna canti devozionali, serenate, tammurriate e brani popolari reinterpretati con cura artigianale. Da ''Madonna Assunta'' a ''Cilentana'', il percorso attraversa devozione, ironia, malinconia e festa, mantenendo sempre un legame pulsante con la cultura popolare.

Ogni brano sembra provenire da un tempo sospeso: non appartiene solo al Sud, ma a chiunque sappia ascoltare. È musica che “continua a camminare”, come la tradizione stessa.

Il valore reale di ''Pegno d’Ammore'' non sta solo nella qualità musicale, ma nella sua autenticità. È un disco che respira, che vive nei vicoli, che non teme di sporcarsi di umanità.

Si percepisce la verità delle radici e, allo stesso tempo, il desiderio di farle risuonare nel presente attraverso arrangiamenti moderni e una produzione curata nei dettagli.

Ruffo e i suoi collaboratori riescono a trasformare la memoria collettiva in un’opera attuale, vibrante e profondamente emotiva. La musica non è mai museo: è vita vissuta.

''Pegno d’Ammore'' è un lavoro intenso, sincero e necessario, capace di riportare la tradizione popolare al centro dell’esperienza contemporanea senza nostalgia, senza filtri, con un rispetto profondo e una notevole maturità artistica.

Un disco per il quale non bisogna limitarsi ad ascoltare: occorre attraversarlo. (Andrea Rossi)