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JHARY & THE WHITE NOISE "Paradox"
(2026 )
Ritornano Jhary & The White Noise con il loro crossover rock, la loro simpatia e la loro energia. Gli elementi del disco d'esordio ritornano a confermare la loro direzione in “Paradox”.
La traccia di apertura, benché chiamata “Intro”, è già di per sé un brano, con quei salti d'ottava del basso che anticipano la vivacità del trio, e le voci radiofoniche ripetono semplicemente “White Noise”.
“Intanto scrivo” è aperta da rumori di matita, poi diventa un rock in levare stile Police, salvo poi diventare dritto e sparato, verso la fine. Dal punto di vista dei testi, Jhary ha scelto una riflessione sulle canzoni stesse e sul fare musica della band, rendendo il disco una sorta di meta album: “Parla col fonico se non senti il microfono”, canta in “Cosa farò”, brano che dà forma all'incertezza sul da farsi, dichiarando l'onestà d'intenti: “Non voglio dirvi cazzate e vedervi annuire”.
“Quindi perciò” continua la linea dell'indecisione: “Non so più cosa dire o fare, cosa pensare, dove andare, con chi stare, so soltanto che non ho le idee chiare”, su un ritmo terzinato che accompagna un tema inquieto di chitarra.
“Corri” ritorna sul reggae rock, per cantare contro il peso delle aspettative: “Vivi nell'era della dopamina, cerchi gente che ti ammira e già controlli la mattina (…) la ricerca del consenso è peggio di una droga (…) vai, vai, corri corri e corri, ma poi alla fine non ti resta niente”. La canzone cambia ritmo almeno due volte.
Il chitarrista usa spesso e volentieri l'effetto tremolo, col quale apre anche la canzone “Psycho Voodoo”, che torna a fare metatesto: “Sono di nuovo qua a fare spam col secondo disco”. Il ritornello è un'altra critica alla società competitiva: “Qua è tutto una gara!”.
Anche il suono del basso di Jhary si liquefà in “Yee-haw!”. Non so perché, ma immagino che il bassista suoni con il cavo a molla verde fluo (forse perché il mio amico bassista lo usava, e pure applicava quell'effetto al basso, è un bel connubio sinestetico! Scusate la parentesi sentimentale). Comunque, questo è un energico strumentale.
Chiude l'album il lento “Chissà”, che punta l'attenzione sui desideri messi da parte: “Chissà se un giorno ricorderai quel viaggio che volevi fare, ma che poi non hai fatto mai”. In assolo, la chitarra prorompe in arpeggi rapidissimi, ma il brano si conclude invece con note lente e “chopiniane” di un pianoforte triste.
“Paradox” riflette in maniera diretta sulle nostre vite, con un sound che riporta il rock al centro dell'espressione... contro il rumore bianco, come dicono loro! (Gilberto Ongaro)