DAMMERUNG "Son of the mourning star"
(2026 )
I Dämmerung nascono nel 2001 a Kherson, in Ucraina, da un’idea del cantante Saurg e del chitarrista Kaschey.
Tra le prime formazioni black metal della città, hanno attraversato una storia fatta di interruzioni: nel 2003 un incendio doloso distrusse la sala prove, nel 2005 i dissidi con Kaschey ne chiusero l’esperienza, nel 2011 l’abbandono del batterista Grom aprì una nuova lunga pausa.
Il ritorno arriva solo nel 2018, quando Saurg e il chitarrista Vathar riprendono il progetto con uno split autoprodotto insieme ad altre due realtà cittadine. Il quarto album è l’ennesimo capitolo di un percorso a singhiozzo: voci e strumenti erano incisi già fra il 2020 e il 2021, mancava soltanto il missaggio, poi l’invasione russa del 2022 ha fermato tutto.
Il lavoro è ripreso quest’anno, affidato a Johan Martin in Svezia, e “Son of the Mourning Star” dovrebbe vedere finalmente la luce a novembre, anche se la band è ufficialmente alla ricerca di una nuova label.
L’album comprende sei brani e sceglie un approccio al genere piuttosto tradizionale, con riff pulsanti e spesso puliti a fare capolino tra sferzate elettriche, passaggi incalzanti e percussioni robustissime.
Le parti vocali, spesso in growl, sono ben integrate nel contesto e a volte sembrano trasformarsi esse stesse in strumenti, ma in generale la struttura dei brani appare curata con rigore quasi scientifico, inserendo qua e là indovinate stratificazioni in grado di aggiungere un che di cosmico al sound.
Anche per questo, nonostante la ricerca di un sound (quasi) estremo, “Son of the Mourning Star” rimane fruibile senza fatica per tutta la sua durata, con i due momenti più riusciti nella fase centrale: prima “Sulphur”, poi “I Am Falling into the Darkness”.
L'imminente ritorno dei Dämmerung rappresenta una bella notizia per la musica ucraina in senso lato, ma anche per tutti gli appassionati di metal: nonostante le lunghe peripezie per la sua pubblicazione, "Son of the Mourning Star" è un lavoro convincente per tutta la sua durata. (Piergiuseppe Lippolis)