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09/04/2023   ALESSIO TRAPELLA
  ''Perché farci sommergere dall’idea di giudizi altrui verso la nostra presunta imperfezione?...''

(foto di RickTwic)

La galassia del progressive italiano contemporaneo è composta da una variegata serie di sottogeneri legati ai diversi stilemi musicali e ai relativi periodi di esordio (dai classici settantiani, agli anni Ottanta, Novanta, post Duemila). Fra le band del periodo classico seventies, come quelle del cosiddetto neoprogressive (tardi anni Ottanta, cfr. Salari M., ''NeoProg. Storia e discografia essenziale'', Arcana Editrice, Roma, 2020), diverse hanno cessato definitivamente l’attività, altre hanno chiuso per poi ricomporsi, spesso con nuovi innesti, altre ancora portano ancora avanti il prestigioso marchio di fabbrica anche a distanza di decenni nonostante le molte defezioni dei loro componenti dovute sia, purtroppo, a delle perdite (ad es. Francesco Di Giacomo e Rodolfo Maltese nel Banco, Demetrio Stratos negli Area e diversi altri) con la presenza di pochi esponenti storici, come ad es. la PFM, con solo due, Franz Di Cioccio e Patrick Djivas, con Lucio Fabbri (dal 1979) o addirittura solo uno come il Banco col Vittorio Nocenzi, e Le Orme con Miki Dei Rossi (con Michele Bon dal 1990) circondati da giovani talenti, o frazionandosi in diverse formazioni come i Goblin o i New Trolls. Come si sa, nel Prog, come in tutti i tipi di musica basati sulla qualità della stessa e non dove invece prevale l’apparenza e la creazione del personaggio da parte dei Padroni del Discorso musicale, si emerge e soprattutto si resta a galla stando sul palco esclusivamente per il proprio talento (a parte l’imprevedibile ruolo della dea Tiche, la insondabile sorte sempre presente nel gioco della vita - argomento oceanico su cui non osiamo addentrarci). In tal senso “nulla si ha per nulla” ma è frutto della propria storia che, nel caso dei membri giovani subentrati nelle band storiche, matura negli anni precedenti all’entrata in line-up. Che poi le formazioni classiche ricomposte con queste modalità incontrino o meno il consenso dei loro fans è tutt’altro discorso. Fatto sta che nell’arte come nella vita occorre sempre guardare avanti e non cullarsi nei pericolosi gorghi della nostalgia. Ma non scomodiamo questioni esistenziali ed entriamo in medias res.

Il musicista che ci apprestiamo ad incontrare, Alessio Trapella, è collocabile nei contesti sopradescritti, avendo militato sia negli UT New Trolls (dal 2014 al 2016) che, più recentemente (dal 2017 al 2021), nelle Orme. Lasciamo che sia lui a presentarsi e a raccontarci le tappe più significative della sua esperienza.

Ciao Alessio e benvenuto nel cyberspazio di Music Map. Partirei dall’ultima fase del tuo percorso artistico-musicale e più propriamente da un aspetto emotivo, chiedendoti cosa si prova ad aver fatto parte di gruppi che hanno scritto la storia del progressive italiano come gli UT New Trolls e Le Orme, tanto più con un ruolo non certo secondario ma di frontman bassista e cantante. Detto questo, puoi dirci qualcosa sulle coordinate alchemiche che ti hanno fatto salire (con merito, aggiungo) su quei prestigiosi palcoscenici? ''Ciao Mauro, è un piacere poter scambiare due parole con te. Tu parti dall’ultima fase e allora io parto dall’ultima parte della domanda, ovvero come sono entrato a far parte di queste band-icone. Ho messo il primo piede in questo mondo quando un amico mi chiamò per registrare il disco ''Unplugged'' con Aldo Tagliapietra in veste di contrabbassista, cui ne seguì poi un piccolo tour. In quel periodo, era il 2011, ero completamente immerso da una parte nell’hard rock e dall’altra nella classica ma già conoscevo e adoravo Le Orme. L’ingaggio con gli UT arrivò sempre tramite un collega che mi indirizzò a loro, visto che cercavano un bassista-cantante. Non conoscevo molto il repertorio anni '70 dei New Trolls ma me ne innamorai subito! Porto un bel ricordo di quel periodo, e diciamo che da quel momento ho messo anche l’altro piede nel mondo del prog. A dicembre del 2016 fui contattato dalle Orme per entrare nella band e non potei rifiutare. Suonare con una delle tue band preferite, quando fino a qualche anno prima ti guardavi sognante il DVD di ''Live in Pennsylvania'', inizialmente è qualcosa di magico. Poi ovviamente entra in gioco il lato professionale e devi mettere un po’ da parte il fattore “wow!”, ma la soddisfazione rimane''.

Focalizziamo ora più da vicino i tuoi trascorsi artistici: alcuni elementi sulla tua formazione, le principali esperienze ed influenze musicali… ''Ho iniziato studiando musica con il Maestro della banda: 2 anni di solfeggio e respirazione, solo al terzo anno cominciò a darmi il bocchino per poi passare alla tromba. Un incubo per un bambino di 9 anni ma ne è valsa la pena. Poi la prima band rock nell’adolescenza, le lezioni di basso elettrico e poi l’iscrizione in conservatorio, dove mi sono diplomato in contrabbasso e ho studiato pianoforte e composizione per cinque anni. Inizialmente non ne avevo un’idea di cosa fosse la musica classica e mi iscrissi al conservatorio per tenermi occupato dopo le scuole superiori e idealmente dare un seguito agli studi del basso elettrico. Se ci ripenso mi fa sorridere tutta quella ingenuità… ascoltavo principalmente band rock degli anni '70, ma in poco tempo mi si è aperto un mondo che poi ha sempre continuato ad accompagnarmi. Ho suonato per diversi anni in due orchestre sinfoniche, tra cui la “Cherubini” diretta dal Maestro Muti. Come influenze posso citarti senza esitare i Led Zeppelin, anche se in passato suonavo principalmente i Deep Purple perché avevamo nella band un ottimo organista che tra le altre cose mi fece conosce Orme e ELP. Ho avuto anche un periodo in cui suonavo jazz e sono arrivato perfino nella musica latina accompagnando i Buena Vista Social Club. Direi tantissime influenze''.

Veniamo al tuo primo disco solista, che ti vede autore di testi e musiche. Il suggestivo titolo (''La ricerca dell’imperfezione'', 2022) sembrerebbe suggerire l’importanza del limite e quindi dell’imperfezione umana come categoria esistenziale in una società attuale caratterizzata da insane spinte ad un perfezionismo competitivo legato (anche) a pervasive istanze narcisistiche che portano a non accettarlo, non portano a nulla di buono (basti ricordare nefasti effetti del peccato di hybris). Non so se questa chiave di lettura è pertinente al tuo lavoro… Sul piano musicale emerge (inevitabilmente direi) una matrice progressiva di stampo moderno, a tratti cantautorale e con sfumature heavy, una matrice che tuttavia esprime diversi altri influssi efficacemente ri-elaborati e personalizzati … vuoi orientarci meglio? ''Il disco ha un titolo con due interpretazioni, molto connesse fra di loro, ti spiego. Inevitabilmente la tua intuizione è corretta e questo argomento mi tocca sempre nel profondo, tant’è che la sola lettura del titolo deve portare l’ascoltatore, o solamente chi guarda la copertina, a farsi una domanda appunto di natura esistenziale. Perché farmi sommergere dall’idea di interminabili giudizi altrui verso la mia presunta imperfezione? Essendo però un album composto da brani a sé stanti e che dal punto di vista tematico non hanno a che vedere con l’argomento da te fatto emergere, ho esteso il concetto di imperfezione al “modo”, cioè non preoccupandomi di avere un suono perfetto, una voce intonatissima, una scansione ritmica omogenea, anzi addirittura aggiungendo delle imperfezioni. Cose che al giorno d’oggi sembrano vietate da chissà chi, e che a mio avviso ci spiegano come mai la produzione musicale contemporanea lasci nella maggior parte dei casi l’amaro in bocca. Dal punto di vista musicale sono stato più istintivo, e come si percepisce non mi sono preoccupato di seguire una logica. Le influenze rock e classiche si sentono tutte ma essendo un disco che non è stato progettato davanti ad un monitor del computer, ma bensì costruito con delle prove e delle jam session, ovviamente si sente il contributo degli altri musicisti. Il tipo di stesura dei testi è sicuramente molto vicino alla canzone. Melodie importanti, di stampo italiano, e con dei testi non troppo evanescenti o fantasy, a volte impegnati''.

Tra i vari titoli dei brani sono rimasto particolarmente incuriosito dalla traccia 3, “Al fratello mai nato” a cui dici “…a quelli che l’hanno ‘è parte dell’anima tua’”, il che fa pensare ad un simbolo che ci appartiene e/o che esprime parti di noi… ''Questo è un testo autobiografico. Avrei dovuto avere un fratello, Alessandro, che come narra la canzone era in lista prima di me ma che non è mai nato e per questo sono rimasto figlio unico. Una mancanza, quella di un fratello o di una sorella, che nell’età adulta si fa sentire, tanto che mi ha portato a scrivere questo brano, il quale deve essere visto dal suo lato più ottimista, ovvero chi ha un fratello se lo deve tenere stretto, sorpassare litigi e dissapori, “è parte dell’anima tua”. L’equalizzazione iniziale delle voci mi riconduce al suono di un altoparlante all’interno di un ospedale rimastomi impresso da piccolo. Il susseguirsi di voci nella terza e quarta strofa è nato dalla frase “per quanto sia circondato da amici, amori e lacchè”, mentre il ritmo dello strumentale che divide la canzone è palesemente riferito ad una marcia funebre''.

Dopo questo volo d’uccello su passato e presente, come Giano Bifronte, diamo un’occhiata futuro. Quali saranno (o potrebbero essere) i tuoi prossimi obbiettivi e, contestualmente, che ne dici delle possibilità di ascoltare dal vivo il tuo CD, magari con la band? ''Ora che sono partito con questa avventura non ho più intenzione di fermarmi, anzi ho già in cantiere un nuovo album, che prevedo di realizzare con strumenti completamenti diversi da quelli “classici” sentiti in questo primo lavoro. All’orizzonte potrei anche considerare la collaborazione con una band perché comunque fare tutto da soli, anche dal punto della produzione, ti porta via tantissime energie. Per quanto riguarda le esibizioni dal vivo abbiamo già fatto una bellissima presentazione e sicuramente ci saranno altre occasioni, già quest’estate''.

Bene Alessio. Nel ringraziarti della presenza, come mia consuetudine, ti lascio il microfono per congedarti dai nostri cybernauti… ''Carissimi amici, nel salutarvi voglio lasciarvi un semplice ma importantissimo messaggio: se vogliamo che la cultura musicale italiana ritorni a respirare, un piccolo passo potrebbe essere quello di incentivare lo studio della musica stessa, del canto, regaliamo strumenti musicali ai nostri figli e nipoti e facciamo sì che le nuove generazioni possano cambiare questo attuale scenario''. (MauroProg)