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08/02/2024   LORENZO DEL PERO
  ''Un'invettiva continua contro le ingiustizie di un mondo al quale non sento di appartenere...''

Ciao Lorenzo. Prima di entrare nello specifico del nuovo album, potresti accennare ai nostri lettori il tuo percorso in musica e quali son state le tappe di svolta per te? Presumo che viaggiare molto abbia sicuramente contribuito alla tua evoluzione artistica... ''Viaggiare molto è servito a scrollarmi di dosso una mentalità provinciale che può rappresentare un limite alla creatività e alla coscienza di sé stessi e del mondo. Suono la chitarra da sempre. Ascolto musica da sempre. Scrivo da quando mi ricordo. Il mio percorso non è dissimile da quello di molti altri artisti. Ho avuto delle occasioni, e adesso sono contento di come scrivo e della mia vita artistica''.

Il titolo del nuovo album “Nato il giorno dei morti” in che chiave di lettura va interpretato: con ironia, con velata frustrazione, un voler esorcizzare una data scomoda, o come? ''Niente di macabro. Semplicemente sono nato nella notte tra l 1 e il 2 novembre''.

Sei al terzo album (dopo l’esordio omonimo del 2013 e lo splendido “Dell’amore animale, dell’amore dell’uomo, dell’amore di un Dio” del 2019) ed è confermata, dietro le quinte, la produzione artistica di Flavio Ferri e Marco Olivotto. Pensi di aver raggiunto con loro una totale affinità progettuale oppure la tua marcata sensibilità chiedeva una maggiore intensità d’intenti? ''Flavio e Marco, oltre ad avere un talento e una esperienza non comuni, sono anche splendide persone. Dotate di una sensibilità artistica e umana che si sposa perfettamente alla mia. Possiamo esplorare sonorità altre in qualsiasi momento''.

Immagino che ogni tuo lavoro sia costituito da dubbi e ripensamenti e, forse, il registrare più volte per raggiungere il risultato ottimale. Com’è andata per questo album? ''Volevo un disco che suonasse grezzo e ruvido, che mi riconducesse alle origini istintive della musica e con arrangiamenti meno studiati del disco precedente. Direi che posso essere soddisfatto, alla luce anche delle recensioni tutte lusinghiere che sono uscite ad oggi''.

Anni fa, un tuo amico ti descrisse come un Chris Cornell che canta De Andre’. Ti riconosci ancora in quella descrizione oppure ti calza di più la definizione di poeta bohemien? ''Amo De Andrè e amo Chris Cornell, ma voglio credere di essere semplicemente Lorenzo Del Pero''.

Dell’album si dice che sia, al contempo, complesso ma semplice, però un ascolto più attento mi ha portato, personalmente, a definirla un’opera fremente e sferzante, con l’invettiva sempre pronta ad anelare più giustizia e meno iniquità e storture sociale. Invece, qual è la tua mira? ''Niente di recondito. È esattamente una invettiva continua contro le ingiustizie e le iniquità di un mondo al quale non sento di appartenere''.

Come artista vero, che scrive visceralmente e filtra poi con equilibrata ponderazione, quali sono le principali peculiarità che senti in te e che ti piacerebbero che siano individuate ed apprezzate dal pubblico? ''L’onestà''. (Max Casali)