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16/04/2026   BEATRICE ROSA
  ''Ricordare come la gentilezza e la delicatezza non sono sinonimo di debolezza o fragilità...''

Questo disco sembra avere una dimensione molto personale: in quale momento della tua vita è nato? ''I brani del disco sono arrivati inaspettatamente, dopo una serie di ispirazioni esterne. Il brano ''Sinfonia di un Sogno'', ad esempio, mi arrivò in spiaggia, in Abruzzo, qualche giorno dopo aver ascoltato il concerto di Sergio Cammariere. Mentre osservavo mia madre prendere il sole le parole e la melodia cominciarono ad arrivare. Ero in un periodo particolare. Stavo affrontando una lotta contro il forte senso di solitudine. La composizione è diventata una vera e propria medicina''.

C’è stata una canzone che ti ha fatto più “paura” condividere, che magari racconta qualche cosa di più personale o difficile da affrontare? ''Nel brano ''Noi'' racconto una mia esperienza diretta: il senso di liberazione dopo una relazione tossica. Non mi è stato difficile raccontarla però, anzi, farlo mi ha resa ancora più libera. Nel brano ''Open My Door'' e nel brano ''Follow me'', invece, ho cercato di parlare dell’importanza dell’esprimere liberamente i propri sentimenti e di saperli vivere davvero; tematica molto importante, da rivolgere specie alle generazioni giovani. Mentre scrivevo entrambi i testi, volevo trattare queste tematiche, senza uscire però dal contesto stilistico dei pezzi; con una tematica così profonda, inserita in due stili come il blues e il funk, che solitamente hanno un approccio molto più ballabile e leggero, è facile cadere nella superficialità. Ho cercato il più possibile di parlare con verità, ma nello stesso tempo, di avere un approccio musicalmente coerente con i due generi. Un brano invece con una tematica senz’altro difficile da affrontare, tratta di una vicenda abominevole: quella accaduta a Giulia Cecchettin. Ho voluto dedicarle il brano ''Giulia di Cioccolata'', scrivendo un testo che portasse un ipotetico punto di vista di Giulia sulla vicenda. Ho scritto ogni parola con l’anima e con pudore, cercando di trattare il tutto con delicatezza, ma anche con cruda verità. Quando si trattano tematiche del genere è facile cadere in luoghi comuni o in indelicatezze; ho quindi tentato il più possibile di parlare con intensità e nello stesso tempo, di parlare con molto tatto e molta premura''.

Durante la lavorazione del disco, c’è stato un momento in cui hai capito che stavi andando nella direzione giusta? ''Avevo già sviluppato le melodie e i testi su carta, abbozzando anche degli arrangiamenti; il tutto mi aveva soddisfatta molto. Poi, quando ho conosciuto il mio co-compositore Matteo Maenza, ho potuto sviluppare con lui in definitiva tutto quanto. Da lì ho senz’altro capito di star andando nella direzione giusta. C’è stata molta compatibilità stilistica fra noi. Gli arrangiamenti dei brani erano già tutti nella mia testa; poi con Matteo e la sua straordinaria sensibilità abbiamo tradotto il mio gusto e la mia poetica al meglio. La nostra collaborazione ha reso l’album bellissimo. Un altro momento fondamentale è stato quando ho conosciuto i musicisti. Oltre a Matteo e me, l’album è stato suonato da: Tommaso Mauri al sax, Alessio Maraschio alla batteria, Giulio Molteni al basso e Raffaele Garramone al piano nelle due cover. Con loro è scattata una bellissima sintonia già dalla prima prova; è stato come lavorare con degli amici. Ho capito subito di aver trovato le persone giuste. Infatti poi, quando siamo andati in studio a registrare, ci siamo divertiti tutti moltissimo. E’ stato davvero bello''.

La Beatrice di qualche anno fa sarebbe stata in grado di scrivere queste canzoni? ''Credo che ogni cosa arrivi al momento giusto. Se queste canzoni non sono arrivate qualche anno fa, evidentemente vuol dire che non era il momento. Poi senz’altro, anni fa non avevo la maturità nella scrittura che ho adesso, anche se già scrivevo. Credo che però certe opere arrivino all’improvviso; a volte si crede di non essere pronti; invece è proprio tutto il contrario''.

Oltre alla musica, cosa speri arrivi ai tuoi ascoltatori? ''Spero che arrivino i messaggi e i valori in cui credo. Sicuramente attraverso le parole, ma anche attraverso tutto il contesto. L’album evoca moltissimo l’energia femminile e le sue potenzialità. Con le melodie gentili, dolci e cariche di autenticità, spero di ricordare come la gentilezza e la delicatezza non sono sinonimo di debolezza o fragilità; anzi, la loro intensità emana molta più forza di quanto crediamo. Con il brano dedicato alla Cecchettin, inoltre, voglio porre una domanda, in particolare ai lettori e agli ascoltatori uomini: quante altre donne devono essere ammazzate prima che questo abominio dei femminicidi finisca per sempre? Un ultimo messaggio che vorrei arrivasse inoltre, è un incoraggiamento a vivere ciò che si prova; incoraggiamento rivolto più che mai alle generazioni giovani, ma in generale al nostro periodo storico, dove anche solo guardarci negli occhi, ci fa sempre più paura''.

Dopo averlo finito, che rapporto hai con questo disco: è qualcosa che senti ancora tuo o è già diventato “degli altri”? ''Credo entrambe le cose. Sicuramente lo sento molto mio, però gli altri piano piano lo stanno interiorizzando parecchio. Ogni brano viene molto apprezzato, ciascuno per le proprie singolari qualità. ''Sinfonia di un Sogno'', dedicato a mia madre, per la dolcezza e l’amore che emana; ''Follow me'' per il suo ritmo blues coinvolgente; ''Open My Door'' per la libertà emanata dal ritmo funky; ''Giulia di Cioccolata'' per il potente messaggio; ''Noi'' per il cambio improvviso di mood e per il testo in cui molti si riconoscono; e poi le due cover jazz: ''Dedicated To You'', dolcissima ballad che ho dedicato ai miei nonni; ed infine, ''Love me or Leave me'', un bellissimo swing con scambi improvvisativi, il cui testo, rivendica la dignità del singolo di fronte ad un rapporto malsano''.