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16/04/2026
16/04/2026 MIIST
''Se guardiamo a tutto ciò che politici e voci rumorose ci dicono di temere, spesso sono solo differenze...''
Di lei ormai conosciamo lo stile e la capacità di tradurre in suono e lirica un concetto tanto umano quanto assurdo per i tempi che viviamo: la vicinanza, la fratellanza, il sentirsi “fratelli” di una stessa terra. Cantante americana MIIST - ma io aggiungerei anche l’aggettivo attivista, osservando da vicino la sua produzione artistica - sforna un altro brano dal titolo perentorio e didascalico: "Love Will Show Us Our Way”, che vede la produzione del nostro Mauro Malavasi. Un brano che raccoglie a sé tutto il concept di vita e di arte della nostra e che di nuovo chiede ai suoi fan in tutto il mondo di partecipare. Non traduzioni questa volta, non interpretazioni: ma clip video di vita quotidiana dentro cui portare in scena momenti di accoglienza, di amore, di condivisione con l’altro. Il tutto dentro il video ufficiale che troviamo in rete…
Potrebbe sembrare banale chiederti dell’amore… ma se invece ti chiedessi dell’odio? Lo vediamo ovunque nel mondo: secondo te perché? ''Le persone hanno paura, anch’io. Quando abbiamo paura di qualcosa o di qualcuno, è facile decidere di odiare ciò che ci spaventa, ma non aiuta nessuno, nemmeno noi stessi. Anzi, peggiora le cose. Sono d’accordo con ciò che ha detto Bad Bunny al Super Bowl quest’anno: “L’unica cosa più potente dell’odio è l’amore”. L’amore è PIÙ DIFFICILE da avere in un mondo come questo. Non è facile amare chi ci viene detto di odiare. Ma io scelgo l’amore perché mi rifiuto di accettare che un mondo senza amore sia la nostra unica possibilità. L’amore ci permette di essere aperti mentalmente, gentili, curiosi: ci fa vedere che con chi temiamo abbiamo più cose in comune che differenze. Se guardiamo a tutto ciò che politici e voci rumorose ci dicono di temere, spesso sono solo differenze. Differenze che ci spaventano perché non le comprendiamo, ma possiamo scegliere di non cedere a quella paura. Possiamo invece avere cuore e mente aperti, essere curiosi. Come un cucciolo o un bambino piccolo che guarda il mondo… proviamo a guardarci così, con occhi curiosi, invece che con occhi arrossati dalla rabbia e dall’odio''.
Quanto può la musica, come in “Love Will Show Us Our Way”, diventare davvero una guida concreta e non solo simbolica dentro le fratture della realtà? ''Credo che sia diverso per ognuno di noi, perché dipende da quanto permettiamo alla canzone di aiutarci. Come autori possiamo solo suggerire questo modo di vivere e aiutare chi ascolta a immaginare cosa significhi vivere così, ma sta a loro scegliere se farlo o no. Quello che so è che, se decidono di accogliere questi suggerimenti e fare piccoli cambiamenti, anche solo una scelta al giorno, questa diventa una guida concreta per la loro vita: si sentiranno più felici, più appagati e vivranno con più senso. Lo so perché l’ho sperimentato io stessa, insieme alla mia famiglia''.
Quanto del tuo dolore e del tuo bisogno personale di rinascita è presente in questo brano, come in tutto ciò che fai oggi? ''Di recente mi sono riavvicinata a mio padre, dopo che ha lasciato la famiglia circa trent’anni fa. A dire il vero, per tutta la vita ho voluto odiarlo per ciò che ha fatto, ma quel sentimento mi ha dato solo dolore, perché ogni cellula del mio corpo mi dice che, nonostante tutto, nel profondo lo amo ancora. Mentre scrivo sono su un aereo per la Cina per rivederlo per la prima volta dopo decenni. Sento il cuore pieno di speranza e gioia, forse possiamo costruire qualcosa di nuovo.
Attraverso il progetto SMILE e il mio podcast “Make Me Smile with Miist”, ho trovato la comprensione e il coraggio per perdonarlo e accettare che l’unico modo per stare bene con il passato e il futuro è l’amore. Così “Love Will Show Us Our Way” rappresenta non solo ciò che ho imparato dal dolore e dal bisogno di rinascita, ma anche il risultato concreto di aver lasciato che l’amore mi guidasse''.
L’idea di coinvolgere il mondo, già centrale in “Could You Lend Me a Smile”, è un gesto artistico o un tentativo di ridefinire il concetto stesso di autorialità? ''Attraverso le 16 versioni in lingua di “Could You Lend Me a Smile” e la ricerca sull’impatto della “morte solitaria” nel mondo, ho capito che molte delle nostre difficoltà non sono così uniche. Persone in culture e contesti completamente diversi affrontano le stesse cose. E se è così, allora tutti dovrebbero ascoltare questo messaggio, perché tutti abbiamo bisogno della soluzione. È più una conseguenza dell’amore per le persone. Spero che un giorno riusciremo a considerarci e trattarci come una famiglia. Credo che accadrà''.
E pensi che sia anche un modo efficace per promuovere il tuo lavoro e creare connessione con il pubblico? ''Il mio obiettivo è creare connessione: senza quella, il messaggio non arriva al cuore. Però non voglio semplicemente raggiungere più persone possibile. Preferisco che ogni connessione sia autentica. Non cambio me stessa per piacere di più: cerco di essere il più possibile me stessa, così ogni legame è reale. In questo modo posso avere un impatto più profondo, sugli altri e su di me''.
Quindi: è giusto per te dare alla tua musica un forte significato politico? ''No, non credo. La mia musica e io siamo apolitiche, perché il mio obiettivo è unire le persone. Credo che siamo tutti dalla stessa parte. Non è solo un desiderio: è l’unico modo per sopravvivere''.