Sono presenti 1513 interviste.
23/06/2026
23/06/2026 LA COMPAGNIA SCAPESTRATI
''Storie che raccontano che il presente può essere molto più umano...''
Tra personaggi, luoghi e aneddoti. Si consuma così il suono popolaresco e dunque decisamente folk di Francesco Porro, cantautore che attorno lascia vivere un collettivo che si firma La Compagnia Scapestrati. Un nuovo disco che già dal titolo mette in chiaro tutto: “Sognoricordo”. Ed è il momento in cui ogni vita trova una via per raccontarsi… dentro un disco raffinato, per niente banale, anche se - direbbe il futurista di turno - pochissimo spazio (anzi nessuno) alle innovazioni del momento. Spazio all’uomo, alle sue mani artigiane, alla sua espressione… e alle sue storie.
Un nuovo disco che sembra dribblare la verità di tutti i giorni. È stato questo il bisogno del disco? L’urgenza che l’ha fatto nascere? ''Questo disco è nato per la voglia di raccontare delle storie di vita straordinarie, ognuno ha la sua realtà di tutti i giorni, per me è importante creare degli spazi che a volte mi portano anche lontano dal presente''.
Memoria o immaginazione? Da che parte state? ''Immaginare, o meglio sognare è il motore che manda avanti le idee è l'elica della "fantastica" che c'è in ognuno di noi: la memoria, quindi ricordare, vuole dire richiamare nel cuore, di fatto in queste canzoni richiamiamo nel cuore chi ha ben presente cosa significa avere il diritto di sognare''.
Sono personaggi diversi… che nascono e vivono dove? Quanto di loro c’è nel reale e quanto nella fantasia? ''Sono personaggi che hanno vissuto o vivono una vita straordinaria, questa e l'unica cosa che li accomuna, alcuni sono immaginati ma la maggior parte sono persone che conosciamo, ogni canzone ha qualche segreto''.
Serve ancora raccontare storie oggi? ''Raccontare storie fa parte del nostro modo di fare canzoni, quindi sì, per noi serve, le canzoni ti lasciano la libertà di interpretare la storia come vuoi, una frase, evocare cose diverse a seconda di chi l'ascolta, la canzone è uno spazio davvero libero''.
La produzione nella vostra storica sala prove: che significato porta con sé? ''La sala prove è dove nasce tutto e dove si montano e rimontano le canzoni, è un gran bel laboratorio, averlo registrato lì ci ha fatto sentire più a casa anche se ha allungato notevolmente i tempi''.
Un disco che sento molto vero e “analogico”… un manifesto secondo voi per i tempi digitali che corrono? ''Ognuno ha il suo modo di registrare e il suo stile, avremmo fatto tutto in presa diretta se avessimo avuto tanto tempo tutti insieme. Diciamo che questo disco è ''Sognoricordo'', non un manifesto, ma delle storie che raccontano che il presente può essere molto più umano''.