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09/06/2021   I RAGAZZI DEL MASSACRO
  ''Ora che ci consideriamo apparentemente liberi, c'è la nuova minaccia del politically correct...''

Ciao e bentrovati! Partiamo subito dal nuovo EP “And Johnny left the gun…”, come è nato questo lavoro? ''Tutto nasce dal libro ''Johnny got his gun'' di Dalton Trumbo e dalla figura di questo autore perseguitato dal Maccartismo negli Usa degli anni '50. Volevamo omaggiare la figura libera da ogni schema artistico che apparteneva ad uno dei più grandi sceneggiatori di Hollywood. Ricordando come la libertà di parola e il tema del antimilitarismo siano stati argomenti fortemente osteggiati, anche oggi che ci consideriamo apparentemente liberi c'è una nuova minaccia rappresentata dal politically correct...''.

Sappiamo che questo è un concept album con un argomento molto particolare: l’antimilitarismo. Perché avete scelto di trattare proprio questa tematica? ''Perché è un tema di cui si parla poco rispetto al passato, come se la guerra non ci appartenesse più, ma è bene ricordare che la maggior parte del mondo è in guerra o subisce attacchi di terrorismo e violenza, soprattutto si spende più per le armi che per la scuola e la cultura. La guerra e la corsa agli armamenti e' una cosa di cui non riusciamo a liberarci. Noi non vogliamo affrontare la cosa a livello politico, ma ci piaceva comunque analizzare lo scontro di sentimenti che l'individuo ha nelle varie fasi del conflitto, dalla partenza al fronte al ritorno a casa. Un conflitto di guerra che si trasforma in conflitto interno. Scendere nell'abisso della violenza e della riappacificazione, lasciando da parte il moralismo e il giudizio. Quando racconti la storia di assassini o personaggi negativi devi entrare nella parte lasciando fuori la morale, o non riuscirai mai a capire nulla e a raccontarla''.

Le sonorità sono quelle che vi contraddistinguono da sempre ma con maggiore attenzione ai synth. Come è stato il lavoro in studio di registrazione? ''Rispetto al primo album, dove abbiamo registrato in presa diretta per mantenere l'effetto live, qui abbiamo registrato a tracce separate per costruire il disco strumento per strumento, quindi ci piaceva il fatto di aggiungere altri elementi che caratterizzassero il suono, e dato che Carlo è anche tastierista oltre a bassista abbiamo sfruttato questa dote. Sono comunque synth che servono a disegnare il contesto e l'atmosfera del brano, diciamo i colori della tela che è il telaio sonoro''.

Avete recentemente cambiato formazione. Questo ha inciso sulla composizione e la scrittura dei pezzi? ''In parte ho anticipato la risposta nella precedente. Sicuramente il basso è fondamentale nel nostro genere, con Carlo abbiamo un basso piu WAVE e presente, anche grazie all'utilizzo del rickenbacker, strumento iconico del periodo '80''.

Se dovessero ripartire i concerti, come tutti noi speriamo, quale sarebbe il palco ideale sul quale presentare “And Johnny left the gun…”? ''Ci piacerebbe tornare al Bloom di Mezzago in una riapertura che tutti caldeggiamo e desideriamo. Soprattutto un locale storico come questo ha l'obbligo, e noi tutti abbiamo lo stesso obbligo, di tenerlo aperto''.