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30/11/2025
30/11/2025 SANREMO 2026, ECCO I BIG: IL NOSTRO COMMENTO
Ecco i Big in gara: il commento di ''Sua Acidità'' Enrico faggiano
Ormai diventato un rito di una domenica di autunno, la presentazione della lista dei Sanremesi al TG1 diventa un momento in cui parte della famiglia si chiede e questo chi caz' è, e l'altra invece questua un ma è ancora vivo?
D'altronde i nasi storti all'elenco sono figli di quella che è la differenza generazionale attuale. Tra il pubblico di Rai Uno, ancora sgomenta davanti al fatto che Al Bano non sia presente e che non ci sia modo e maniera di richiamare dall'Aldilà Cutugno o l'appena salutata Ornella.
Tra il pubblico delle radio, diciamo quelli nati tra fine anni sessanta e fine anni ottanta, che viene sistematicamente bypassato da Sanremo (ah, quanto daremmo per un Pezzali anche senza Repetto, o per un Nek!). E i giovanissimi, che ignorano sia TV che radio e che vivono di vita propria.
Ecco, Carlo Conti cerca disperatamente di inseguire questi, forse ignorando che ormai anche Fedez e Dargen D'Amico sono visti come arcaici, e arrivando quindi a scontentare un po' tutti, come sempre.
Evviva allora il Conti di una decina di anni fa, che cercava di mettere nel pentolone un po' di tutto, ed evviva perfino Pippo Baudo, che avrà avuto una sua idea di come dovevano essere i generi musicali (rock ma non troppo, dance ma non troppo, rap ma non troppo, preistoria ma non troppo), ma che almeno cercava di trovare una canzone per ogni singolo telespettatore.
Qui siamo alla dimostrazione di quanto sia grave il declino del concorso Nuove Proposte, che spinge a mettere in lista gente del tutto ignorata da chi abbia più di 16 anni senza un filtro iniziale, e di come le etichette, alla fine, siano quelle che decidono.
E quindi dentro i soliti sanremesi della nuova generazione (almeno noi avevamo Fiordaliso e Marco Armani come abbonati, qui ci sono Dargen, Nigiotti e Fulminacci) assieme ad una pletora di strani soggetti imbevuti di influencers e di autotune, e qualche contentino altrove.
Raf, il cui primo tentativo di riscossa, un po' di tempo fa, annegò tra bronchite e proposta scarsa. Masini, che ha deciso di buttare al vento decenni di ri-credito duettando con Fedez, l'esempio di come si possa essere sempre sulla bocca di tutti senza avere un talento che uno. Renga, pure lui ormai diventato come il vaso regalato dalla nonna il giorno del matrimonio, tremila anni fa, e che nessuno ha il coraggio di togliere dalla credenza.
Evviva Sanremo, allora, con le sue proposte atrocemente tutte uguali, con Patty Pravo per cui perfino Hammurabi, forse, è troppo recente come codice per votarla, e con un po' di figli d'arte per cui si spera, ad esempio, che Tredici Pietro sia un po' meglio del fratellastro che 25 anni fa cercarono in tutti i modi di propinarci, prima di capire che la sua strada era un'altra.
Ed evviva i Jalisse, nuovamente bocciati: sfido, in questi 29 anni di niet, a non riuscire a trovare nel loro repertorio qualcosa che non sia meglio di almeno una, una, tra il mezzo migliaio di canzoni che invece ci sono riuscite.
Ma evidentemente va bene così, e allora prepariamoci a capire come accidenti si scriva Sayf, a capire chi è Chiello (ah, ah), a chiederci se Samurai Jay sia un all you can eat di sushi e involtini primavera, e a straziarci per le durate infinite delle serate, senza nemmeno sperare nella vitalità della Brunetta dei Ricchi e Poveri.
Perché alla fine è un rito, Sanremo, a cui non ci si può sottrarre, anche se ogni anno nuovo è più difficile, davvero. (Enrico Faggiano)