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02/01/2026
01/01/2026 LA TOP 25 DEL 2025!
I migliori album dell'anno appena trascorso, secondo il nostro ''super redattore'' Manuel Maverna!
Carissimi, bentrovati.
Lo so che non è la sede adatta, ma volevo dirvi un paio di cose.
La prima è che mia figlia compirà diciannove anni tra dieci giorni, e proprio in questo momento è in gita con la scuola a qualche centinaio di chilometri da casa.
Ecco, la tragedia di Crans-Montana non mi ha lasciato indifferente, perché mi ha fatto riflettere una volta di più sulla precarietà del tutto, sulla caducità della vita, sul prima e sul dopo, su quanto poco occorra perché le cose cambino in modo irreparabile.
Ma io sono solo un tizio che di mestiere fa l’impiegato e che per hobby ascolta musica e recensisce dischi: non sono un sociologo, né uno psicologo, né un opinionista, quindi tutto ciò che posso fare è rivolgere un pensiero – sinceramente afflitto – ai genitori di chi non tornerà, ossia a coloro ai quali, proprio in questo momento, della musica e dei dischi non importa niente, e niente importerà per lungo tempo ancora.
E della musica e dei dischi non importa presumibilmente nulla anche a chi campa da assediato, in mondi vicinissimi dove la gente continua a morire per svariati motivi, inferni a due passi da qui, dove la vita vale pochissimo e le ambizioni di alcuni decidono le sorti del gioco.
Perdonatemi, dunque, se devo voltare pagina e fare la mia piccola parte: credetemi, mi dispiace, mi sembra irrispettoso, ma è il mio compito, e lo assolverò, anche perché sarà l’ultima volta.
Ecco, questa è la seconda cosa che volevo dirvi.
Ora, io lo so che il mio direttore Andrea Rossi è un po’ arrabbiato con me, però so anche che, in fondo, mi vuole bene e me ne ha sempre voluto. Professionalmente, intendo.
Cioè: lo capisco, e un po’ ha ragione.
E’ che più o meno sei mesi fa gli ho comunicato la mia insindacabile decisione – presa per esclusiva scelta personale, ed in sofferto accordo con lui – di continuare sì a collaborare con Music Map, ma rinunciando ad occuparmi del Disco Music Map ogni settimana. A partire da gennaio 2026, ossia da ora.
Capiterà – di sicuro - che di Disco Music Map ne scriverò ancora qualcuno, ma per il resto mi limiterò a recensire cose qua e là. Sarò presente, ma defilato dietro le quinte, non in copertina, dove il mio nome non comparirà più. Al tempo stesso, tra un anno da adesso, il Disco dell’Anno 2026 sarà (forse) qualcos’altro rispetto all’attuale, per concezione, struttura, eccetera.
Si vedrà: intanto, tiremm innanz, ed eccovi l’ultimo Disco dell’Anno “secondo il nostro super-redattore”, espressione dei vari Dischi Music Map settimanali, espressione delle preferenze del sottoscritto.
E voi non sapete quanti anni io abbia aspettato e desiderato – titubando già in due occasioni - di schiaffare lì, al numero 1, quell’ex-ragazzo, ora quasi quarantenne, che mi rubò cuore e anima (uh, sto invecchiando, uso “cuore” in una frase!) nel lontano 2011 e che continua a farlo con il suo apparentemente altezzoso distacco. Gli voglio bene e gliene ho sempre voluto. Professionalmente, intendo.
Come voglio bene a voi tutti che mi avete letto sempre, spesso, qualche volta, di rado, occasionalmente, quasi mai.
Ci risentiamo settimana prossima per la classifica dei singoli del 2025, il vero canto del cigno.
Statemi benone.
Manuel
1. I CANI – "Post mortem"
Oltre la siepe, forse c'è il buio, forse l'infinito. Oltre la morte del Contessa che fu, c'è un linguaggio nuovo che racconta di una fine rimandata, ma sempre più vicina, con speranze vere o false, ipotesi errate, risposte precarie a problemi reali, piccoli o grandi sbagli irreparabili, futuro da buttare o da salvare, passato remoto sbiadito di ben poco conto. Sparire non era la soluzione, restare - forse - nemmeno.
etichetta: 42 Records
Recensione su Music Map: ''qui''
2 ELIE ZOE' - "Shifting forms"
Lei è diventata Loro, in una transizione di genere voluta, lunga, elaborata, sofferta: Emilie è oggi elie, senza che nulla sia cambiato davvero in questa musica di rara intensità: sporca e morbida, tagliente e introversa, espressione di un'anima rock temprata da infinite riflessioni. Lo slancio è immutato, come il modo inusuale e personale di leggere la vita, spingendosi sempre un passo oltre, fieramente.
etichetta: Humus Records
Recensione su Music Map: ''qui''
3. POSTCARDS - "Ripe"
Diapositive di guerre presenti e passate vanno al macero sullo sfondo di una narrazione sofferta, soffocante, strabordante. A raccontare uno, cento, mille drammi è un trio libanese che sceglie shoegaze e finto dream pop come veicolo espressivo di un dolore grande, totalizzante, universale. Un disco guardingo, impaurito come un fuggiasco, acquattato in penombra in attesa del peggio.
etichetta: Ruptured/T3
Recensione su Music Map: ''qui''
4. ELLI DE MON - "Raise"
Regina oscura di un folk-blues sfigurato e aspro, buio e suadente, Elisa De Munari mette in pausa l'inglese e torna alle sue origini. Non quelle artistiche: quelle di sangue, di nascita, le più profonde, le più autentiche, viscerali, carnali. In dialetto veneto, pennella un concept che ripercorre leggende popolari, rivisitando la tradizione e dipingendo un cupo, inquieto, misterioso affresco spettrale.
etichetta: Rivertale Productions
Recensione su Music Map: ''qui''
5. NERO KANE - "For the love, the death and the poetry"
Solo Nero Kane sa con esattezza cosa ci sia oltre Nero Kane. Noi possiamo solo dubitare che ci sia luce, mentre quelle note distillate della chitarra e il synth di Samantha Stella risuonano come intere sezioni orchestrali, riempiendo il vuoto dell'anima con il prossimo pastoso intreccio di armonie afflitte e diafane, in equilibrio precario su quel baratro cui tutti tendiamo, un passo dietro l'altro.
etichetta: Subsound Records
Recensione su Music Map: ''qui''
6. THE EX - "If your mirror breaks"
Gente in giro da quasi mezzo secolo a martoriare ciò che resta del giorno, offrendo in dote una musica opprimente e spigolosa, aggressiva e spezzata, cerebrale e ruvida, un serraglio di imprevedibili deragliamenti, di rumore e furia, un incessante martellamento post-tutto, sotto la cui superficie arde un fuoco inestinguibile.
etichetta: E&X Records
Recensione su Music Map: ''qui''
7. NOT MOVING - "That's all, folks!"
All'arrembaggio, finché benzina ce n'è. E ne hanno ancora parecchia, questi adorabili senior, gente che ha davvero fatto la storia - sotterranea, defilata - del rock nostrano degli ultimi quattro decenni. Indifferenti allo scorrere impietoso del tempo, incrollabili e coerenti, picchiano e martellano come ai giorni d'oro, che non sono mai sembrati così vicini.
etichetta: La Tempesta Dischi/LaPOP
Recensione su Music Map: ''qui''
8. GIULIA MEI - "Io della musica non ci ho capito niente"
Una signorinella bionda, dalla voce già inconfondibile e dalle mani veloci sui tasti, rischia seriamente di (ri)scrivere il futuro prossimo venturo del pop (cant)autoriale nostrano. Impasta vecchio e nuovo, tradizione e upbeat, e lo fa con sincera, pulsante, urgente verve, con un piglio dinamico di brillantezza sconosciuta. Ciò che più conta: incredibilmente, finalmente, ecco qualcuno che ha storie vere e qualcosa da dire.
etichetta: Sound To Be
Recensione su Music Map: ''qui''
9. SUBMEET - "CODENAME ®"
Strati su strati di dissonanze, rumore cattivo, drumming martellante. E' la colonna sonora di giorni difficili, musica sgraziata, aggressiva, feroce, perfetta per descrivere l'astio, la disillusione, l'amarezza del vivere quotidiano. E' un buio oceano di frastuono ed elettricità, devastato da un suono che pare provenire dai Fugazi o dagli Unsane, ma che è merito esclusivo di un trio mantovano.
etichetta: No Profit Recordings/Controcanti Produzioni/Santa Valvola Records/Non Mi Piace
Recensione su Music Map: ''qui''
10. DEPORTIVO - "Reptile"
Da vent'anni e passa, prima in trio, poi in quartetto, oggi in formazione a cinque, Jérôme Coudanne e Julien Bonnet, francesi di Bois-d'Arcy, si sgolano e picchiano pelli, urlando ai quattro venti il loro esaltante melange di melodia e fragore. Rigorosamente in lingua francese, rigorosamente in tonalità minore, rigorosamente in canzoni sotto i tre minuti. Chez nous - quel dommage! - sono rigorosamente sconosciuti.
etichetta: Jérôme Coudanne
Recensione su Music Map: ''qui''
11. PINK TURNS BLUE- "Black swan"
Tre tedeschi ripescati da un'altra epoca rispolverano atmosfere decadenti che ricordano i Sisters of Mercy di una vita fa. E pennellano un disco per nostalgici con chitarroni, bassi catacombali, ritmi serrati ed una malinconia di fondo che ti fa venire voglia di abbracciarli, riportando in superficie ricordi e brividi sopiti. Così vicino, così lontano.
etichetta: Orden Records
Recensione su Music Map: ''qui''
12. PANTA - "Poeti, vampiri & veneri punk"
Quattro romani così incredibilmente british pennellano un disco infarcito di potenziali hit, senza pause, senza errori, senza cadute. Mettono in fila dieci canzoni per tutte le stagioni, con i colori giusti al posto giusto, con i ritornelli, i ganci, i riff, le melodie, le idee. Aggiungono ritmo e un appeal così albionico da rendere ogni pezzo un piccolo prodigio di immediatezza e godibilità.
etichetta: Goodfellas/Believe
Recensione su Music Map: ''qui''
13. THE YOUNG GODS - "Appear disappear"
Un trio svizzero ha fatto la storia in punta di piedi, riferimento e fonte di ispirazione per innumerevoli artisti che ne hanno seguito le mosse negli ultimi quarant'anni. E quarant'anni ab urbe condita, sono ancora qui a spiegarla, a raccontare l'intuizione primigenia che fuse musica industriale e metal, gioco in apparenza semplice. Ma non sono proprio le cose semplici che qualificano il genio?
etichetta: Two Gentlemen
Recensione su Music Map: ''qui''
14. STARAYA DEREVNYA- "Garden window escape"
Al crocevia tra musica colta, sperimentazione e folk sbilenco, un collettivo aperto senza fissa dimora e con molte bandiere, ridisegna i confini della psichedelia latu sensu, edificando una babele chiassosa e poliglotta, caotica e frenetica, indefinibile. E' la meglio intellighenzia, alle prese con la declinazione di un verbo nuovo, o forse soltanto con la destrutturazione di un linguaggio antico, atavico, primordiale.
etichetta: Ramble On Records
Recensione su Music Map: ''qui''
15. TROND KALLEVÅG - "Minnesota"
Un chitarrista jazz-ambient norvegese racconta una storia altrui con il solo ausilio della sua creatività naif e di un suono così pulito, puro, cristallino, da dipingere scenari sorprendentemente vividi e nitidi, colorati ed intriganti. Undici tracce strumentali, tre quarti d'ora d'arte varia e lampi di classe, un timido prodigio di stile ed eleganza irresistibilmente laid-back.
etichetta: Hubro
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16. NODO PRUSIK - "Transeunte"
Elias Goddi è molte cose: è un battitore libero, un cane sciolto, un filosofo, un pensatore, un artista disallineato che inietta dosi massicce di pessimismo & fastidio in canzoni aspre, tese, agonizzanti. Animato da una visione non idilliaca della vita, con cupo iperrealismo dispensa le sue opprimenti visioni esistenziali in una musica soffocante, disturbante, buia, adatta ai tempi che corrono.
etichetta: La Chute Dischi
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17. A VIOLET PINE - "Nothing safe"
Musica fluttuante, morbida a volte, aspra altrove, talora impenetrabile, cangiante e melodiosa, ma anche ingannevole. Sottrae riferimenti, si concede con parsimonia, gioca coi contrasti, sale e ridiscende improvvisa, crea scenari che repentinamente distrugge, si avvicina per negarsi un istante dopo, conservando intatto quell'alone di incertezza che la avvolge, accrescendone il fascino.
etichetta: autoproduzione
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18. CONVERTIBLE - "My favorite record"
L'ennesimo, atteso sfoggio di stile di mr. Platzgumer, guru di un easy listening d'antan così composto e garbato da sembrare fuori tempo. Accogliente e misurato, ogni suo album rilassa e placa l'anima, come fosse un antidoto al male di vivere, alla frenesia, al livore, all'insofferenza, brutture moderne cui non riusciamo a rinunciare.
etichetta: Noise Appeal Records
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19. BLESSED CHILD OPERA - "Red flags"
Tra fantasmi, ricordi, speranze sfumate, dubbi amletici e umane incertezze, Paolo Messere tesse lento la sua tela. Riflette, amaro e sfuggente, sul destino, sul senso delle cose, sulla vita e il suo contrario. Sceglie il consueto registro, un dark folk plumbeo a tratti, altrove maestoso, con sporadiche aperture a spiragli di luce.
etichetta: Seahorse Recordings
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20. ZEA & DRUMBAND HALLELUJAH MAKKUM - "In lichem fol beloften"
Ad Arnold De Boer non basta essere il frontman degli Ex, non gli bastano neanche i mille side project varati nei decenni: adesso mette in piedi una big band e si lancia in una strabiliante cavalcata di folk sui generis, unendo un quartetto inusuale ai sedici elementi della storica Drumband Hallelujah Makkum. Il disco è cantato in frisone, ma non fa differenza: lasciatevi possedere, la lingua non conta.
etichetta: Makkum Records/Subroutine Records/Explore the North/Popfabryk
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21. THE NEW MOURNING - "Songs of confusion"
Quella vecchia volpe di Thomas Pronai ne sa una più del diavolo. Guida un quartetto austriaco verso la declinazione di una psichedelia morbida quanto basta a farti innamorare di suoni antichi e confortanti, retrò e moderni al tempo stesso, carezzevoli e suadenti, impastati con molta fantasia ed immortali ascendenze motorik.
etichetta: Noise Appeal Records
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22. NOTHINGHEADS - "The art of sod"
Se il punk non è morto, il post-punk lo è ancora di meno, così quattro tizi londinesi poco raccomandabili infieriscono sullo scheletro del rock prendendolo a bastonate con una virulenza che non si può non amare. Fanno a brandelli ciò che gli capita a tiro, ci mettono foga ed impeto, travolgendo tutto il possibile con un'adorabile colata di furia cieca e sincera devozione alla causa.
etichetta: Sister 9 Recordings
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23. KINSELLA & PULSE, LCC- "Open ing night"
Marito & moglie alle prese con una elegantissima declinazione del verbo art rock in purezza. Ci mettono passione, ricercatezza, inventiva, estro. Soprattutto, classe infinita e trentennale esperienza, a cavallo tra i decenni, a spasso tra generi e sottogeneri, ben al di là di espressioni codificate e mode passeggere.
etichetta: Kill Rock Stars
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24. MAQUILLAGE - "ArMOR"
Quattro musicisti belgi e una deliziosa vocalist veronese portano a spasso con naturalezza e tanto mestiere il bel ricordo del dream pop che fu, omaggiandolo e ricamando trame ben note, eppure sempre così morbide e confortevoli. Vorresti abbracciare l'aria attraverso la quale quegli accordi galleggiano come nebbie colorate, perché è proprio lì nell'aria che li insegui da una vita.
etichetta: Silverback Artist Collective/Shore Dive Records
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25. HALF ASLEEP - "The minute hours/Les heures secondes"
Valérie Leclercq, artista belga di lungo corso, è voce indefinibile ed inclassificabile in qualsiasi panorama di riferimento. Le sue sono coraggiose incursioni in territori impervi ed ibridi, da qualche parte tra neoclassicismo, avanguardia, jazz, sperimentazione. Rimane sempre e comunque accessibile, sebbene si libri in volo ad altezze tavolta irraggiungibili.
etichetta: Humpty Dumpty Records/three:four Records
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