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28/01/2026
27/01/2026 DAVID BOWIE
Il capolavoro ''Station to station'', il decimo del Duca Bianco, compie 50 anni: ecco la sua storia
''Station to Station'' è il decimo album in studio del cantante britannico David Bowie, pubblicato esattamente 50 anni fa, nel gennaio 1976 per l'etichetta RCA. Con il suo mischiare funk e krautrock, ballate romantiche ed occultismo, ''Station to Station'' è stato descritto contemporaneamente come "uno degli album più accessibili di Bowie e uno dei suoi più impenetrabili". Preceduto dal singolo ''Golden Years'', il disco raggiunse la Top 5 sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti. Nel 2003, l'album è stato classificato alla posizione numero 323 dalla rivista Rolling Stone nella lista dei migliori 500 album di sempre da loro redatta.
Alcune tracce dell'album, insieme a brani tratti da ''Low'' e "Heroes" furono usate per la colonna sonora del film ''Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino'' del 1981, film cult sul dramma dell'eroina tra i giovani berlinesi. L'album, partorito in un momento di crisi esistenziale del cantante britannico, risulta molto attento alle novità musicali elettroniche dei Kraftwerk e dei Tangerine Dream (entrambi tedeschi), nonché uno dei suoi album più evocativi. Un disco glaciale e caloroso allo stesso tempo che aggiunse una nuova faccia al già poliedrico talento di Bowie. È stato definito da lui stesso il suo disco più magico, numerosissimi sono infatti i riferimenti alla magia nera, alla cabala ebraica, all'albero della vita, alle due sephirot Kether e Malkuth.
Secondo il biografo David Buckley, il Bowie del periodo di Los Angeles assumeva quantità smodate di cocaina e si sosteneva con una dieta a base esclusivamente di sigarette, peperoncini e latte, trascorrendo la maggior parte del periodo 1975–76 "in uno stato di costante terrore psichico". Alcuni resoconti dell'epoca, principalmente derivanti da un'intervista al cantante opera di Cameron Crowe, trovarono spazio sulle riviste Playboy e Rolling Stone e raccontavano di un Bowie che viveva in un appartamento pieno di antichi manufatti egizi, candele nere sempre accese, circondato da varia iconografia nazista e intento a studiare trattati di magia nera e a conservare in frigo la propria urina imbottigliata, terrorizzato dal fatto che un gruppo di streghe volesse rubare il suo sperma per qualche rito oscuro, ricevendo infine messaggi segreti da parte dei Rolling Stones e minacce da Jimmy Page dei Led Zeppelin (notoriamente adepto di Aleister Crowley). In seguito Bowie avrebbe detto di Los Angeles: "Quel fottuto posto dovrebbe sparire dalla faccia della Terra".
Fu sul set del film ''L'uomo che cadde sulla terra'', che Bowie iniziò la stesura di una serie di racconti scritti sotto forma di pseudo-biografia intitolata ''The Return of the Thin White Duke'' ("Il ritorno del sottile duca bianco"). Nel frattempo, il musicista, oltre ad interpretare la parte del protagonista del film, stava anche componendo la musica per la colonna sonora della pellicola stessa che però non sarebbe poi stata effettivamente usata, sostituita da quella opera di John Phillips dei The Mamas & the Papas. L'idea dell'album iniziò quindi a germogliare nella sua testa. Il personaggio del "sottile Duca bianco" ispirato forse anche al protagonista del film ''L'uomo che cadde sulla terra'', Thomas Jerome Newton, divenne una costante del progetto ''Station to Station'' e, anche per Bowie stesso come sua nuova "incarnazione artistica". Impeccabilmente vestito in eleganti e costosi completi, camicie bianche, pantaloni e panciotto neri, il "duca bianco" era un cantante raffinato che si esibiva in performance struggenti di intensità romantica, pur rimanendo "freddo come il ghiaccio". Un personaggio descritto di volta in volta come "un aristocratico pazzo e decadente", "uno zombie immorale", e "un superuomo ariano fascista senza emozioni". Per ammissione dello stesso Bowie, il "Duca" era un personaggio piuttosto odioso.
Il nuovo personaggio del Duca debuttò nel corso di un tour di 33 tappe in svariate città del Nord America. Lo show, radicalmente diverso da quelli precedenti del musicista, vedeva in scena Bowie con rossi capelli corti pettinati all'indietro, elegantemente abbigliato, con la sola illuminazione di un faro bianco, e un'inesistente scenografia. Commentando questa scelta artistica Bowie affermò: «È uno spettacolo che si richiama a un concetto di teatralità da XX secolo, una sorta di sintesi tra Bertolt Brecht e i Doors...». Superato lo sconcerto dei vecchi fan abituati al David Bowie glam del periodo "Ziggy", il successo del tour fu enorme, e ben presto il pubblico iniziò ad inneggiare al "nuovo Bowie Duca Bianco", elegante, algido, ieratico, caratterizzato fisicamente da una spettrale magrezza e da un pallore diafano.
Fu in questo periodo che iniziarono a circolare le prime voci di un Bowie "vicino" ai movimenti di estrema destra filo-nazisti. Anche se lo stesso Bowie smentirà più volte queste insinuazioni dicendo: «Le affermazioni filo-naziste che mi sono state attribuite sono una pura invenzione della stampa», il 3 maggio 1976 ebbe luogo il cosiddetto "incidente ideologico della Victoria Station". David Bowie faceva ritorno in Inghilterra dopo tre anni di assenza per esibirsi al Wembley Empire Pool di Londra, e arrivato in stazione venne fotografato a bordo di una Mercedes-Benz mentre faceva il saluto fascista rivolgendosi ai fan accorsi sul posto per accoglierlo. La foto creò scalpore sulla stampa britannica e Bowie fu costretto a diramare un comunicato di smentita, nel quale indicava di aver semplicemente salutato i fan, di non aver assolutamente voluto fare il saluto fascista e che la fotografia lo aveva ritratto casualmente in quella posa nell'atto di salutare.
I titoli di lavorazione provvisori del disco furono ''The Return of the Thin White Duke'' e ''Golden Years'', ma alla fine si decise per ''Station to Station''. L'album venne co-prodotto da Harry Maslin, già collaboratore di Bowie per ''Fame'' e ''Across the Universe'' su ''Young Americans''. Tony Visconti, che aveva recentemente ricominciato a lavorare con Bowie dopo una pausa di tre anni producendo ''David Live'' e ''Young Americans'', singolarmente non prese parte al progetto.
La lavorazione e produzione dell'album si svolse tra fiumi di cocaina assunti dai musicisti in studio. Bowie stesso ammise in seguito di non ricordarsi nulla delle sessioni per l'album: "Non ricordo neppure lo studio. So che era a Los Angeles solo perché l'ho letto". Nell'ottobre 1975, per le sessioni di registrazione Bowie radunò in studio un folto gruppo di musicisti: Carlos Alomar, Earl Slick, Dennis Davis, Warren Peace, Weldon Irvine, George Murray, e Roy Bittan (pianista proveniente dal giro della band di Bruce Springsteen) gettando così le basi della sezione ritmica formata da Murray/Davis/Alomar che avrebbe suonato in tutti i suoi successivi album fino a ''Scary Monsters (and Super Creeps)'' del 1980.
''Station to Station'' venne registrato nel 1975 ai Cherokee Studios e ai L.A. Record Plant Studios di Los Angeles. Nel 1981, i giornalisti di NME Roy Carr e Charles Shaar Murray affermarono che l'album era stato inciso "in 10 giorni di fervente attività in studio", quando Bowie si convinse che non c'erano più speranze di produrre la colonna sonora de ''L'uomo che cadde sulla terra''. Ricerche più recenti lascerebbero intendere che il disco fu registrato nel corso di due o tre mesi, nell'ottobre-novembre 1975, e che fosse già in lavorazione prima delle sessioni abortite per la colonna sonora del film di Roeg.
NME definì il disco "uno degli album più importanti pubblicati negli ultimi cinque anni". Il The Village Voice, nella recensione dell'album ad opera di Robert Christgau diede all'opera una "A", indicando che si trattava di "un grande disco su entrambi i lati, da avere assolutamente". Christgau scrisse di come Bowie avesse "miscelato insieme Lou Reed, la musica disco, e Huey Smith" ottenendo un risultato superiore rispetto ai suoi dischi precedenti, affermando inoltre che "miracolosamente, l'infatuazione di Bowie per la black music era finalmente maturata". Nonostante lo stesso artista definisse il suo nuovo album "privo di spirito, molto metallico", ''Station to Station'' si rivelò essere l'album di David Bowie di maggior successo in classifica negli Stati Uniti fino all'uscita di ''The Next Day'' nel 2013, raggiungendo la posizione numero 3 e restando in classifica per 32 settimane. Il disco venne certificato disco d'oro dalla RIAA il 26 febbraio 1976. In Gran Bretagna, l'album restò in classifica per 17 settimane, raggiungendo la quinta posizione. Notevole il successo di ''Station to Station'' anche in tutta Europa, che era rimasta invece piuttosto "spiazzata" dalla svolta "soul" di Bowie con ''Young Americans''.