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14/04/2026
14/04/2026 CLAUDIO CICOLIN
Il chitarrista ha scritto un bellissimo libro: ''Della chitarra e del mistero'', con la prefazione di Cesareo di Elio e le Storie Tese
''Della chitarra e del mistero'' non è un libro “sulla chitarra” nel senso didattico o tecnico del termine, né una semplice raccolta di riflessioni per appassionati di musica. Claudio Cicolin usa lo strumento come punto di partenza per un’esplorazione più profonda: quella del rapporto tra gesto musicale, interiorità e ciò che, inevitabilmente, sfugge a ogni spiegazione razionale.
La chitarra, in queste pagine, diventa un luogo simbolico. Non è solo legno, corde e accordatura, ma una soglia: tra silenzio e suono, tra intenzione e risultato, tra controllo e abbandono. Cicolin scrive con un tono meditativo, spesso aforistico, che invita a rallentare e a leggere lasciando sedimentare le idee.
Il “mistero” del titolo non ha nulla di esoterico: è piuttosto quell’elemento irriducibile che ogni musicista riconosce quando si accorge che la musica, pur passando dalle mani, non è mai completamente “sua”.
Nel pensiero che attraversa ''Della chitarra e del mistero'', la chitarra si collega al mistero non come oggetto “magico”, ma come esperienza limite: qualcosa che si può studiare, esercitare e controllare solo fino a un certo punto. Oltre quel punto, accade altro.
Tra gesto e suono c’è sempre uno scarto: il chitarrista compie un gesto preciso (posizione delle dita, pressione, intenzione espressiva), eppure il suono che nasce non coincide mai del tutto con il progetto mentale. C’è sempre una differenza, un residuo non governabile. È lì che si annida il mistero: nel fatto che il risultato supera, tradisce o trasforma l’intenzione.
Lo strumento risponde, non obbedisce. La chitarra non è una macchina passiva. Ogni strumento ha una propria “voce”, una resistenza, una storia. Il musicista dialoga con qualcosa che gli risponde, a volte in modo inatteso. Il mistero nasce proprio in questa relazione: non si produce il suono, lo si incontra.
La pratica non elimina l’enigma: più si studia, più si affina la tecnica, e più diventa chiaro che la tecnica non basta. Anzi, spesso è proprio il musicista esperto a percepire con maggiore intensità ciò che sfugge: perché sa riconoscere quando “succede qualcosa” che non può essere ripetuto a comando. Il mistero non è ignoranza, ma consapevolezza del limite.
Il suono diviene quindi un evento irripetibile. Ogni nota esiste solo mentre risuona, poi scompare. Non può essere trattenuta. In questo senso la chitarra mette in contatto con una dimensione temporale fragile, transitoria, che richiama domande più ampie sull’ascolto, sulla presenza e sul senso. Il mistero non è astratto: è inscritto nella natura stessa del suono.
Nel libro di Cicolin suonare non è solo “fare musica”, ma stare in ascolto: di sé, dello strumento, del silenzio. Il mistero non è qualcosa da risolvere, ma da abitare. La chitarra diventa così una pratica che educa all’attenzione, all’umiltà e all’accettazione di ciò che non si può possedere.
In sintesi, la chitarra si collega al mistero perché mostra, in modo concreto e quotidiano, che non tutto è riducibile a controllo, metodo o volontà. È uno spazio in cui la competenza incontra l’imprevisto e dove, proprio grazie a questo incontro, può nascere la musica.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è la capacità di parlare ai chitarristi senza cadere nell’autoreferenzialità. Anche chi non suona può ritrovarsi nelle riflessioni sull’ascolto, sulla disciplina, sull’attesa e sull’errore. L’esperienza musicale diventa metafora di un modo di stare nel mondo, in cui la pratica costante non elimina l’incertezza, ma la rende abitabile.
Lo stile di Cicolin è sobrio, mai enfatico. Non cerca l’effetto, ma la precisione di una frase ben accordata. Come nella musica, anche nella scrittura contano le pause: il non detto pesa quanto le parole, e spesso è proprio lì che il lettore viene chiamato a intervenire, completando il senso con la propria esperienza.
''Della chitarra e del mistero'' è un libro che si legge come si ascolta un’esecuzione intima: non per “capire tutto”, ma per entrare in risonanza. È consigliato a chi vive la musica come pratica interiore, ma anche a chi è interessato a riflettere sul rapporto tra tecnica e trascendenza, tra studio e ispirazione. Un libro capace di aprire spazi di pensiero sorprendenti. (Andrea Rossi)