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01/05/2026
FRANCESCO DE GREGORI
Il capolavoro ''Bufalo Bill'' compie 50 anni, ecco la sua storia

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01/05/2026   FRANCESCO DE GREGORI
  Il capolavoro ''Bufalo Bill'' compie 50 anni, ecco la sua storia

''Bufalo Bill'' è il quinto album in studio di Francesco De Gregori, pubblicato all'inizio di maggio del 1976 dalla RCA Italiana. Sebbene non fosse propriamente un concept-album, De Gregori ha dichiarato che il filo conduttore del disco è l'America, ed i riferimenti sono presenti in particolare nella title track, in ''Ninetto e la colonia'' e in ''Disastro aereo sul canale di Sicilia''. L'album fu registrato e mixato da Ubaldo Consoli negli studi RCA di Roma. Arrangiamenti e produzione sono dello stesso De Gregori. L'album entrò nelle classifiche di vendita quando l'LP precedente ''Rimmel'' non ne era ancora uscito, e vi rimase per 33 settimane, arrivando fino al primo posto in una sola settimana (dal 20 al 27 giugno 1976).

La copertina del disco è tratta da un'illustrazione di Gil Elvgren dal titolo ''Aiming to Please (I Shot Him in the Excitement)'', presente in un calendario statunitense del 1948. De Gregori avrebbe voluto in origine la stampa a puntasecca ''American Riding Act'' (1922) di Otto Dix dalla quale aveva preso ispirazione per la title track, ma dovette rinunciarvi per questioni di diritto d'autore. Come ha raccontato lo stesso cantautore, l'idea per la canzone ''Bufalo Bill' gli venne vedendo il suddetto disegno di Otto Dix, citando però anche come ispirazione il film ''La ballata di Cable Hogue'' di Sam Peckinpah, dal quale ha tratto la figura del «personaggio del West al tramonto che viene schiacciato dalla prima automobile», quest'ultima simboleggiata nel brano dal personaggio di «Culo di Gomma famoso meccanico». In quanto alla scelta di questo nome, così lo ha spiegato il cantautore: «Mi sono messo un po' nel linguaggio di questi americani che vedevano il mondo probabilmente diviso tra quelli che andavano a cavallo e quelli che non ci andavano, e chi non ci andava probabilmente aveva il culo più molle, e il meccanico che si intende di pistoni e cilindri perciò viene definito culo di gomma, quindi una specie di sottoprodotto umano agli occhi di Bufalo Bill».

''Atlantide'' è invece una canzone che descrive alcune immagini evocative, su una musica lenta, il cui arrangiamento risente dell'influsso di ''Three angels'' di Bob Dylan (da questi incisa nell'album ''New Morning'' del 1970). Si narra di un uomo che, non avendo inseguito il suo sogno d'amore, decide di andare a vivere isolato da tutti, appunto «ad Atlantide», ovvero in un posto distaccato dalla realtà; nel frattempo conosce un'altra donna, con cui decide di rimanere assieme, seppure questa non lo soddisfi come la sua precedente amata. È forse in tal senso che egli, alla fine, pronuncia la famosa frase «Ditele che l'ho perduta quando l'ho capita, ditele che la perdono... per averla tradita», ritenendo che, da un certo punto di vista, la responsabilità di questo "tradimento" sia, in parte, anche di lei, che ci ha messo troppo tempo ad aprirsi con lui; ma ciononostante, lui non gliene fa una colpa e la perdona per questo. De Gregori ha raccontato di averla scritta alle cinque di mattina, aspettando di partire in aereo con Michele Mondella per uno spettacolo da fare a Catania.

La canzone ''Festival'' racconta invece la vicenda della morte di Luigi Tenco, con riferimenti alla figura del cantautore e al discutibile mondo dello show business circostante il Festival di Sanremo. Nel testo compare anche il richiamo a una delle sue canzoni più note ("E lontano, lontano si può dire di tutto.."). «Tenco non è un personaggio vincente, non è una persona che ha agito bene ed io non ho voluto fare una canzone per difenderlo, ho voluto parlare di Tenco perché è esistito. Oggi o non se ne parla mai o si fanno delle commemorazioni macabre».

Il brano conclusivo del disco ''Santa Lucia'' venne contestato da alcuni critici musicali, a cui De Gregori rispose così, raccontando la nascita di questa canzone: «Mia madre, che è leggermente miope, quando cercava qualcosa e non riusciva a trovarla, quando la trovava diceva "Santa Lucia, santa Lucia, non l'avevo vista". La canzone è nata così, questa è una canzone per tutti quelli che non vedono. Non capisco perché debbo vergognarmi di aver usato questa mediazione cattolica... Se le critiche sono rivolte solo al fatto che si nomina una santa, non me ne vergogno... Poi si può dire che faccio delle canzoni commissionate dal Papa, nessuno è al di sopra di ogni sospetto». Nel 2010 Lucio Dalla ha detto di invidiare De Gregori per aver scritto questo brano reputando ''Santa Lucia'' la sua canzone preferita di De Gregori. In seguito alla morte del cantante bolognese, De Gregori renderà omaggio a Dalla nei propri concerti chiudendo l'esecuzione del brano con le note introduttive di ''Com'è profondo il mare''. Nel 2012 il cantautore ha ripreso il brano nel disco dal vivo ''Vola vola vola'', realizzato con Ambrogio Sparagna, duettando con la cantante napoletana Maria Nazionale.

Nella primavera di quell'anno De Gregori intraprese una nuova tournée, che partì da Pavia il 1º aprile; la seconda tappa era in previsione il giorno successivo al Palalido di Milano con due concerti, uno pomeridiano e uno serale; nel corso di quest'ultimo alcuni ragazzi appartenenti ai collettivi politici studenteschi — tra cui Gianni Muciaccia, leader e bassista del gruppo musicale Kaos Rock, e Nicoletta Bocca, figlia del giornalista Giorgio Bocca — salirono a più riprese sul palco, interrompendo il concerto, per leggere al pubblico un comunicato contro l'arresto, avvenuto a Padova, di un militante della sinistra extraparlamentare, e per contestare il cantante, accusandolo di autoproclamarsi di sinistra e al contempo di praticare uno stile di vita lussuoso e strumentalizzare i temi cari alla sinistra per arricchirsi.

Dopo avere eseguito sottotono e di malavoglia qualche altra canzone, alle 22:30 De Gregori, secondo la ricostruzione di Mario Luzzatto Fegiz sul Corriere della Sera, chiuse l'esibizione, ma i contestatori, minacciando ulteriori tumulti, lo spinsero con una pistola a tornare sul palco ed a rispondere in pubblico alle loro domande. De Gregori fu sottoposto a una lunga serie di domande e accuse, in cui gli vennero dette frasi come «Quanto hai preso stasera?», «Suicidati come Majakovskij», «Se sei un compagno, non a parole ma a fatti, lascia qui l'incasso», «Vai a fare l'operaio e suona la sera a casa tua». Dopo circa venti minuti di "interrogatorio", in un clima definito di «delirante farsa», la polizia fece irruzione nel Palalido e lanciò fumogeni, disperdendo i contestatori. De Gregori disse: «Non canterò mai più in pubblico. Stasera mancava solo l'olio di ricino, poi la scena sarebbe stata completa».

In una lettera a Muzak dell'aprile 1976, riferendosi all'accaduto, De Gregori scrisse che i suoi contestatori, a suo giudizio, avevano commesso «un grave errore politico [...] che non può che consolidare l'universo musicale consueto, ricaccia a destra autori e gruppi potenzialmente disponibili a iniziative di sinistra, incentiva i concerti a tremila lire» — il prezzo dei concerti di quella tournée di De Gregori si aggirava tra le 1 000 e le 1 500 lire — «gli schieramenti polizieschi e i servizi d'ordine privati presi a nolo dai grossi impresari», aggiungendo che manifestazioni come quella di cui fu fatto oggetto «fanno oggettivamente il gioco della cultura del potere e della musica tranquillizzante», oltreché essere strumentalizzati dalla stampa scandalistica e cosiddetta «indipendente». Riguardo infine al suo stile musicale, affermò che «sarebbe demagogico … scrivere canzoni, ad esempio, come Ivan Della Mea o Paolo Pietrangeli, autori che peraltro stimo e rispetto». Più tardi, nel 1990, in un'intervista a Ciao 2001, De Gregori disse di avere «la sensazione che quei ragazzi (…) in realtà mi amassero (…) loro erano i fuochisti della nave (…) erano i diseredati. E io ero e sono dalla loro parte».

All'episodio di Milano si ispirarono diversi cantautori, a partire da Roberto Vecchioni con la pressoché contemporanea ''Vaudeville (Ultimo mondo cannibale)'' (1977) («E spararono al cantautore / in una notte di gioventù / gli spararono per amore /per non farlo cantare più / gli spararono perché era bello / ricordarselo com'era prima / alternativo, autoridotto / fuori dall'ottica del sistema»); nel 1987 fu Edoardo Bennato a rievocare il clima di quella serata e di tutto quel periodo, in ''Era una festa'' (dall'album ''OK Italia''): («Francesco forse non se lo aspettava / vedeva intorno a sé solo ragazzi come lui / gli dicono "Compagno sei in errore / la tua avventura adesso si conclude / noi invece andiamo avanti e non ci fermeremo mai»). Anche Luciano Ligabue, nella canzone ''Nel tempo'', (dall'album ''Arrivederci, mostro!'' del 2010) cita l'accaduto («C'ero nel settantasette / a mio modo e col mio passo, / il processo a De Gregori…»).

Nonostante il paventato ritiro, già nell'autunno del 1976 De Gregori tornò sul palco per una serie di concerti, tenendo un basso profilo: un mini-tour nell'Italia di provincia a Palermo, Caltanissetta, Siracusa, Teramo e La Spezia tra novembre e dicembre con una formazione rinnovata che vedeva Michele Ascolese alle chitarre, suo fratello Gianpaolo alla batteria, Peppe Caporello alle tastiere e Fabrizio Cecca al basso. Terminato tale tour, De Gregori si prese un anno intero di lontananza dalle scene.