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EUROVISION 2026 - IL NOSTRO COMMENTO (SEMISERIO)
Il contest secondo ''Sua Acidità'' Enrico Faggiano

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17/05/2026   EUROVISION 2026 - IL NOSTRO COMMENTO (SEMISERIO)
  Il contest secondo ''Sua Acidità'' Enrico Faggiano

Alla fine vince un po’ di sano trash tecno tribale balcanico, nell’Eurovision dove si parla tanto dell’elefante nella cristalleria, anzi si cerca a tutti i costi di non parlare dell’elefante nella cristalleria, dimenticando che in teoria questa dovrebbe essere una gara di peace and love.

Vince la Bulgaria, che domina sia tra le giurie nazionali che nel televoto, portando per la prima volta il carrozzone a Sofia con buona pace, e forse sollievo, di tutti.

Un livello canzoni sempre medio basso, ma tutto sommato anche divertenti nel riproporre soliti strazi di soggetti distrutti dalla vita e dall’ammore ma con la forza di volontà per superare il tutto e rinascere, e con svariate operazioni rock enfatico che, a dir la verità, nel nostro Sanremo sono del tutto assenti.

Manca l’autotune, e questo è bene, e allora va poi bene l’ennesima scosciata che crede di essere la Callas. Ma qui la cosa vera è che vanno poi guardate, le performances, più che ascoltate: sembrano tutti degli ottimi musical, tante canzoni vanno ascoltate con i sottotitoli di Televideo che traducono da lingue locali, e quindi questo è: uno spettacolo televisivo, con la ciliegina delle classifiche finali che vengono dipanate piano piano (Sanremo, perché non fare una roba del genere?).

Questo è l’ESC, astenersi chi si lamenta di canzoni-non canzoni o troppa caciara. Poi ci sarà sempre da capire come mai le giurie scelgano il bum bum bulgaro che non quello cipriota, tanto sempre lunapark dell’Est è. Ma meglio così, davvero.

Perché se il dramma dell’ESC negli anni scorsi era sempre stato quello delle giurie non tanto truccate ma prevedibili nell’orientamento che mai dà sorprese (alzi la mano chi non aveva previsto che Cipro votasse per la Grecia), è chiaro che il problema permane e permarrà. Sapendo che questo è il divertente ma anche il problema della faccenda: si sa chi vota per chi, e c’è un capitolato fisso che non verrà mai liquidato. Anche, per chiaro, il fatto che il televoto risolleverà canzoni di Israele sempre e comunque, o che altre nazioni (Germania, UK), non ne avranno praticamente mai.

Ottimo il quinto posto dell’Italia, che mantiene un livello di rendimento a prova che il brand italiano funziona sempre. Ma che manca qualcosa per il salto nelle prime: le alleanze, i voti dei vicini (oltretutto, tra i paesi che hanno boicottato, forse qualcosa ci abbiamo perso: la Slovenia, ad esempio, un po’ ci aveva sempre aiutato), o il fatto che dare voti ad minchiam – scorso anno UK, quest’anno Belgio, con pure qualche fischio – non aiuti.

Poi qualche altro paese amico ci ha un po’ penalizzato, altrimenti il terzo posto sarebbe stato raggiungibile: sesto per le giurie, sesto per il televoto, quinto finale.

Altro flop di San Marino, nonostante il ritorno della classica Senhit e il tanto sponsorizzato featuring di Boy George. Ma San Marino è troppo ai margini, e se poi l’operazione Boy George si limita ad una frase detta durante i titoli di coda del pezzo, soldi sprecati.

Quindi? Alla fine questo è. Un simpatico carrozzone che finge di non vedere l’elefante nella cristalleria, dove si può dire tutto tranne certe cose, e dove si sa chi voterà chi e chi non voterà chi. Dove poi l’auditel italiana è alta, almeno in finale, e quindi è giusto così: una settimana di simpatica caciara, di giurie prevedibili, di scandinavi che votano per scandinavi e via discorrendo. Ma se non fosse così non sarebbe così.

E, da oggi, via al refrain per l’anno prossimo: chi ci andrà? Chi boicotterà? (Enrico Faggiano)