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news - rassegna stampa

21/07/2007   RANDY WESTON
  Il monumento vivente della storia del jazz suonerà mercoledì a Mogliano Veneto

Unica tappa nel Nord Italia in questo tour estivo per l'African Rhythms Trio del pianista Randy Weston, che alla veneranda età di 81 anni non è soltanto un monumento vivente della storia del jazz, ma anche uno dei suoi più freschi e creativi esponenti. Il suo concerto, a lungo inseguito, rappresenta fuor d'ogni dubbio l'evento di questa dodicesima edizione di "Jazz & Dintorni". Esser riusciti a portare a Mogliano Veneto (provincia di Treviso) uno dei pochi veri maestri viventi del jazz, splendido esempio di "giovane ottantenne", che ha ancora molto da insegnare alle nuove generazioni, rappresenta motivo di grande soddisfazione. Nell'intima ed acustica Piazzetta del Teatro, saranno i fedeli Alex Blake, contrabbasso, e Neil Clarke, percussioni, ad accompagnare l'ancora vitalissimo pianista neroamericano. Randy Weston incarna lo spirito più autentico del pianismo afroamericano, erede di Duke Ellington e Thelonious Monk ma anche, a sua volta, importante caposcuola. Con i suoi ottantuno anni (è nato a Brooklyn il 6 aprile 1926) è sicuramente una delle figure più importanti della scena jazzista mondiale. Il suo più recente trio, denominato “African Rhythms”, completato da Alex Blake al contrabbasso e Neil Clarke alle percussioni, è solito offrire delle performance suggestive ed avvincenti, con uno stile che è frutto dell'incontro dei ritmi dell’Africa, grazie all'accompagnamento di Clarke, con il bop e il gospel neroamericani. Lo stile indiscutibilmente monkiano del pianista, ottimamente miscelato con le sonorità africane e i ritmi caraibici, sa creare un ritmo travolgente, riuscendo quindi ad emozionare fortemente il pubblico. Un ruolo altrettanto importante è svolto dall'accompagnamento di Alex Blake, musicista davvero fuori dal comune, capace di coniugare la tecnica strumentale con l'improvvisazione pura, legata alla magia del momento. La qualità del suo stile si è affermata soprattutto negli anni ’70: padronanza della dinamica, fermezza delle linee di basso e controllo della sonorità gli hanno permesso di mettere al servizio di una concezione musicale sempre più rivolta verso l’Africa una straordinaria tecnica pianistica. Randy Weston incarna lo spirito più autentico del pianismo afro–americano. Il suo approccio strumentale, così come la sua musica, traggono inesauribile linfa vitale proprio da un’approfondita ricerca sui legami tra Africa e musica jazz. Cita tra le influenze più importanti Count Basie, Nat King Cole, Art Tatum, Duke Ellington, ma soprattutto Thelonious Monk, cui ha dedicato due dischi, «What is this thing called love», nel 1955, e «Little girl blues, loose wig», nel 1956. Dopo essersi formato suonando alla fine degli anni Quaranta in gruppi di rhythm’n’ blues, ed aver collaborato nel decennio successivo con Kenny Dorham e Cecil Payne, Eddie Vinson e Art Blakey (il suo primo disco, del 1954, in duo, è dedicato a Cole Porter), Randy Weston ha compiuto all’inizio degli anni Sessanta i suoi primi viaggi in Africa, iniziando così quell’esplorazione musicale e culturale che col tempo lo porterà a realizzare opere importanti, come «Uhuru Africa» (1960), su un testo di Langston Hughes, «Highlife, Blues To Africa», «The Spirit Of Our Ancestors» e «Khepera». Come il sudafricano Dollar Brand (oggi Abdullah Ibrahim), si ricollega, per diversi aspetti, all’universo di Duke Ellington. Alcune sue composizioni sono diventate degli standard del jazz moderno: è questo il caso, per esempio, di Hi–Fly e di Little Niles. Weston, specialista della “solo performance”, nutre anche una normale predilezione per il trio con Alex Blake e Neil Clarke, partner a lui particolarmente congeniali, ha recentemente registrato il riuscito «Zep Tepi», disco che è lo specchio fedele delle concezioni di un musicista che non è mai venuto meno ai propri principi umani e artistici in favore dei compromessi.