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news - rassegna stampa

04/01/2009   POVIA
  Ora arrivano anche le minaccie di morte per il suo brano sanremese...

"Centravanti di mestiere" sarà il titolo del prossimo album di Povia, che uscirà in contemporanea con il Festival di Sanremo, al quale il cantautore partecipa con il brano "Luca era gay". Brano che da giorni sta scatenando polemiche a non finire, dal momento che si parla di una storia (vera) di un omosessuale che si "converte" all'eterosessualità. E' insorta soprattutto l'Arcigay, che si è addirittura detta pronta a ''bloccare il Festival'': “Se Bonolis e il suo direttore musicale intendono mandare in scena uno spottone clerical-reazionario contro la dignita’ degli omosessuali, sappiano che la nostra reazione sara’ durissima, rumorosa e organizzata”, ha dichiarato il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso. Il lato sinceramente comico della faccenda è che il testo del brano ancora non si conosce, in quanto inedito... «Ricevo minacce di morte e lettere minatorie, ma non rinuncio a Sanremo e non cedo alle intimidazioni». Sono le parole di Povia (36 anni) pubblicate da Tv Sorrisi e Canzoni nell'ultimo numero in edicola. «Non sarà certo l'Arcigay a fermarmi - prosegue Povia - Se Bonolis mi ha scelto, avrà valutato bene; ci fosse stato Baudo non so: non credo mi percepisca nel suo Dna». «Evidentemente oggi quando si parla di gay a qualcuno è come se gli toccassi un nervo scoperto». L'Arcigay ha anche ricordato vecchie interviste nelle quali il cantante di «I bambini fanno oh» aveva dichiarato che «gay non si nasce, lo si diventa in base a chi frequenti». «Un tempo c'era evidentemente meno attenzione o più tolleranza — commenta Povia —. Rileggetevi il testo di una delle prime canzoni dei Pooh, "Pierre", e passaggi come "penso a te, nei tempi della scuola con noi, sottile pallido un po' perso, tu già da noi così diverso triste... penso a te ricordo si rideva tra noi di quel tuo sguardo di bambina di quella tua dolcezza strana triste...". Sono convinto che se allora ci fosse stato l'onorevole Grillini sarebbe insorto contro un brano che identificava nella fisiognomica e negli atteggiamenti la diversità del protagonista». E aggiunge: «Io non generalizzo. Racconto la storia vera di un ragazzo che da gay passa a eterosessuale. Poi, senza conoscere la canzone, è esplosa la polemica. Ringrazio. Ma mi aspetto che il pubblico la apprezzi. E colga l'impegno nell'affrontare tematiche che in genere vengono evitate». Una gay, su un blog, ha attaccato Povia duramente. «Se tu da gay non eri felice non vuol dire che non lo siano gli altri. Con la tua canzone cosa vuoi dimostrare? Che l'omosessualità è una malattia? Una perversione? Sai quanta gente si sentirà incoraggiata a esprimere odio nei confronti dei gay? A questo ci pensi? Se ti servono soldi facciamo una colletta... ma non giocare con la vita delle persone». Povia, come risponde? «Io racconto la storia di uno, non quella di tutti. Nessuna malattia, nessuna guarigione. Non prendiamoci in giro, non sarò io o una canzone ad istigare manie suicide, omicide o odio». Poi rivolgendosi direttamente all'autore della lettera aggiunge: «Con questo polverone dimostrate che predicate la democrazia e la libertà di pensiero, ma non appena si tocca l'argomento gay vi incazzate e minacciate "attacchi durissimi". Probabilmente tu con l'Arcigay non c'entri niente e so benissimo che l'Arcigay non è la voce onnipotente di tutti i gay. Non ho bisogno di soldi e non lo faccio per la pubblicità, non essere superficiale, se fai uno più uno vedrai che perderò un sacco di fan, come mi sta già capitando, ma questo l'avevo preventivato. Io vado fino in fondo perché credo nelle mie idee e le porto avanti». Povia ha una sua teoria. «Credo che ci sia una intolleranza sul fatto che il tema venga comunque rappresentato, non importa come. Basti pensare alle polemiche che hanno accompagnato lo scorso anno "Il mio amico" di Anna Tatangelo. Raccontò una storia vera che è molto bella e portatrice di valori positivi. Almeno secondo la mia morale, la mia verità. Non faccio prediche». E aggiunge: «D'altra parte il destino dei cantautori è quello di essere strumentalizzati o fraintesi. Mi hanno fatto passare per ciellino solo perché ho partecipato al "Family day", quando in realtà sono sposato solo civilmente e non ho nemmeno battezzato le mie figlie». Povia non è nuovo a canzoni che scatenano polemiche. Basti pensare a «Vorrei avere il becco», sulla fedeltà coniugale da difendere a ogni costo con la quale vinse il Festival di Sanremo 2006. «Luca era gay», come detto, farà parte di un album intitolato «Centravanti di mestiere», «storia di un centravanti che prova a spostarsi a destra e non cambia nulla, a sinistra, uguale. Alla fine, in campo come nella vita, è bello giocare sul filo del fuorigioco e al novantunesimo, nella mischia, segnare». (LiberoNews + Corriere della Sera)