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05/05/2022   ALESSANDRO BOSCO
  ''Vivo l'attimo senza mai distogliere lo sguardo da una direzione futura...''

Alessandro Bosco è un cantautore milanese, con all'attivo dei singoli e un album. Oggi, è l'occasione per addentrarsi maggiormente nella sua sfera artistica e per parlare del nuovo singolo "Che ore sono".

Ciao Alessandro. Il tuo percorso discografico comincia nel 2011 con il singolo "Brivido in un attimo". E poi, cosa è successo in questi 10 anni? ''È successo un po' di tutto, partendo da qualche porta chiusa in faccia sino alla delusione di scoprire che intorno avevo persone che non avevano a cuore il mio bene artistico ma probabilmente solo e soltanto l'interesse. È successo che ci si chiede che cosa si vuole dalla musica e continuando a chiederselo qualche risposta arriva. È successo che sono cresciuto e sono andato molto vicino dall'abbandonare tutto sino a quando ho scritto un brano per mia figlia e il caso ha voluto che in quel periodo conoscessi Alioscia Arioli, ex tastierista di Gianluca Grignani, con il quale produssi nel 2018 "La Mia Eternità". Un gran bel salto in avanti. La svolta però la ottenni conoscendo Marco Scarpa, mio attuale produttore artistico ed esecutivo. L'ho conosciuto ancor prima come uomo ed ho scoperto in lui la sua "bellezza e purezza d'animo" quasi d'altri tempi. Non sempre andiamo d'accordo, anzi forse ho conosciuto una persona più meticolosa e più perfezionista di me, ma entrambi abbiamo una caratteristica che ci lega saldamente: nella musica non ci risparmiamo, doniamo sino all'ultima goccia e con questo agire ha saputo farmi tirare fuori delle doti che neanche io pensavo di possedere. Lui nel 2019 ha prodotto "Moglie" e da li non ci siamo più fermati''.

Comunque, ti sei avvicinato presto allo studio di strumenti (batteria, chitarra e poi pianoforte). Perché non ami definirti un musicista ma un cantautore? ''Perché io suono tutto molto male, il mio suonare è solo finalizzato alla composizione. I veri musicisti sono altri, sono quelli che si spaccano la schiena ore e ore sopra il proprio strumento, fanno l'amore con il proprio strumento e con esso creano una simbiosi a vita. Ho avuto in questi anni la fortuna di suonare con dei musicisti molto in gamba e preparati e di loro non solo mi rimane il loro affetto ma mi hanno fatto crescere anche come cantautore. Per il rispetto che ho per loro in generale definirmi un musicista sarebbe grave''.

Da poco hai rilasciato il nuovo singolo "Che ore sono", a quattro anni da "Moglie". Perchè cosi tanto tempo? Immagino ci sia anche lo zampino del lockdown... ''Sono solo tre anni di cui due di pandemia. Ho preferito il silenzio in questi due anni, staccandomi in parte anche dai social. Ad essere sinceri, ero così tramortito da quello che la pandemia ha causato, morti, distaccamenti, sofferenza che ho avuto proprio un blocco. Non riuscivo a scrivere più nulla e l'unico che, incoraggiandomi, ha saputo trovare la giusta chiave per farmi sbloccare è stato ancora una volta Marco Scarpa. Ricordo le interminabili telefonate a distanza tra Milano e Venezia e in quelle telefonate qualcosa è cambiato ed ho ripreso''.

In questo biennio terribile, tu (come molti altri) hai ridato importanza al valore del tempo, capendone la sua intrinseca importanza di non perderlo inultilmente. Ebbene, ora come vanno le cose: riesci ad applicare quanto scoperto oppure, una volta tornati ai ritmi intensi che ci impone la vita, è molto difficile? ''La vita di tutti i giorni tritura, soprattutto i meno attenti, è normale e non può essere una colpa. A volte questa attenzione la si ottiene solo fermandosi. Ecco, la pandemia ci ha dato questa opportunità. Io personalmente, con tutte le mie difficoltà, tento di assaporare di più anche le piccole cose, quelle che passano inosservate e dare a queste delle importanze differenti. Vivo maggiormente l'attimo senza mai distogliere lo sguardo da una direzione futura che mi piacerebbe percorrere. La vita, e lo scopriremo maggiormente alla fine, sarà la somma di tutti gli attimi che saremo stati capaci di vivere con maggiore intensità''.

Il video del singolo è girato con colori intensi e saturi (tipici degli anni '80) nella piccola stazione di Miramare. Perché la scelta su questa cittadina e perchè quel treno ipotetico che aspettavi non l'hai mai preso? ''Anche nel brano sono stati scelti meticolosamente da Marco, che ne è l'arrangiatore, dei suoni anni '80. La scelta è avvenuta perchè entrambi siamo estimatori di quello che era realmente la musica, nazionale e internazionale, in quegli anni. In quest'ottica anche il video non poteva che conservare il sapore di questa scelta editoriale ed artistica. Miramare è una delle stazioni di provincia più belle del nostro paese, antica e ricca di storia. Un luogo suggestivo e un po' retrò per poter girare il video di "Che Ore Sono". Il treno che non ho mai preso simboleggia la vita di quasi tutti noi, con i quali io mi sento solidale. Pochi hanno la fortuna di prendere il treno giusto al momento giusto, al resto delle altre persone non rimane che accontentarsi di attimi. Il messaggio è proprio questo: se siamo in grado di riconoscere gli attimi, anche la nostra vita potrà avere un senso''.

Dopo il singolo, stai progettando un altro album, visto che ormai sono passati 10 anni dal primo "Tra sogno e realtà"? Se sì, ci daresti qualche anticipazione? ''A breve uscirà un nuovo singolo, dal titolo "Nudo", ritirato dalle selezioni sanremesi di quest'anno abbiamo deciso di dargli un percorso differente ma sempre con ambizioni nazionali. Fare un album oggi è difficile, meglio proseguire a piccoli passi e i singoli vanno in questa direzione''.

Cosa ti prefiggi con lo scrivere? Dare emozioni, trasmettere messaggi condivisibili, scoprirti più in profondità o cos'altro? ''Scrivo prima per me stesso, se mi emoziono vuol dire che è pubblicabile. Quanto racconto nei miei brani è semplicemente la vita, a volte in maniera più autobiografica e a volte meno, ma il comun denominatore resterà sempre lei. La vita e le sue incredibili sfaccettature''.

Com'è scaturito l'incontro col produttore Marco Scarpa? C'è stata subito intesa oppure si è affinata nel tempo? E infine: hai già dei live programmati? ''Come detto in precedenza, un vero rapporto con la V maiuscola è fatto di sincerità, a volte anche brutale. Da questa verità io e Marco siamo cresciuti entrambi ed abbiamo un feeling artistico incredibile. Amiamo entrambi la musica ben suonata, amiamo entrambi quando la musica veicola un messaggio e godiamo emozionandoci quando questo messaggio riesce ad arrivare ai cuori delle persone. Dopo tanti anni ho ricostituito una band di musicisti molto bravi con i quali inizierò a portare in esterno, e dal vivo il mio repertorio inedito insieme a brani della tradizione cantautoriale italiana che hanno segnato gli ultimi 40 anni di musica d'autore nel nostro paese. Con me sul palco ci saranno: Fabio Zonza alla batteria, Piero Chiefa al basso, Andrea Nichetti alla chitarra e Giuseppe Baglieri al pianoforte e tastiere''.

Ringraziando Alessandro Bosco per aver risposto alle nostre domande, gli formuliamo le migliori aspettative di affermazione artistica. (Max Casali)