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06/05/2022   HORUS BLACK
  ''Chi mi ha spinto verso la musica è stato il grande Elvis...''

Ciao Riccardo, innanzitutto da dove viene il nome Horus Black? Ha qualche significato? ''Il nome Horus era stato inizialmente proposto scherzosamente da mio nonno paterno ai miei genitori come nome di battesimo per me. Evidentemente i miei declinarono l'offerta, ma quando venni a sapere di questa storia pensai che fosse un bel nome da sfruttare in campo artistico. Black invece è venuto fuori quando cercavo un ipotetico cognome che si abbinasse bene con Horus. Volevo che fosse un colore, ma Gold, Blue o Red facevano più l'effetto di un pacchetto di sigarette che altro: "Scusi, mi può dare un pacchetto di Horus Red, per favore?". Black invece suonava bene, anche a livello simmetrico mi piaceva che entrambi i nomi fossero composti da 5 lettere''.

Il tuo nuovo disco “Spinning Rainbow” è ispirato al rock anni ’60, mentre il tuo precedente a quello anni ’50, eppure tu sei giovanissimo. Da dove nasce questa tua passione per la musica di quegli anni? ''L'amore è sbocciato a 14 anni circa. Fino ad allora, proveniendo da una famiglia di musicisti classici (madre e padre violinisti, nonno paterno trombettista) avevo ascoltato prevalentemente musica di quel genere. Fino a che non riesumai un cofanetto di CD "best of" di vari artisti rock'n'roll anni '50, che tempo prima mio padre aveva acquistato in un autogrill francese e che non avevo mai ascoltato. Su di me fece subito presa Elvis Presley, per cui sviluppai una fissazione che, a dirla tutta, mi accompagna tutt'ora. Da lì ho iniziato ad approfondire il rock proseguendo con gli anni '60, '70 e via dicendo. Tra l'altro, dal momento che mi mancava il ponte tra classica e rock'n'roll, dall'anno scorso ho iniziato a frequentare il corso di canto jazz del conservatorio Niccolò Paganini di Genova''.

Dicci qualcosa di più su questo tuo nuovo disco, raccontacelo un po'… Qual era il tuo obiettivo e cosa intendevi comunicare con esso? ''Questo secondo disco prosegue il discorso cominciato con il primo, più ispirato agli anni '50, che si concludeva con una canzone psichedelica più assimilabile al decennio successivo la quale, non per niente, si intitolava "We can't go on this way". Quest'ultimo brano fa da collante al mio secondo disco, che porta avanti il processo del primo, differenziandosene per sonorità e testi, cercando di riproporre in chiave moderna i vari stili del rock anni '60. Già è stato scritto un terzo album che invece andrà più verso gli anni '70, ma non è questo il momento di parlarne''.

Quali sono le tue principali influenze, sia musicali che non? ''Come già accennato l'artista che mi ha spinto ad iniziare prima a cantare ed a suonare, poi a scrivere, è stato Elvis Presley. Le influenze che emergono di più in questo album sono però altre, si possono a tal proposito citare i Doors, i Turtles, i Rolling Stones come fonti più evidenti, ma più in generale, chi più che meno, i principali gruppi e solisti degli anni '60''.

C’è qualche band o artista dei giorni nostri che segui e magari ti influenza? Se sì, se dovessi fare qualche nome chi diresti? ''Sì, seguo anche artisti contemporanei, ma ne sono influenzato in maniera meno incisiva rispetto agli altri precedentemente citati ed appartamenti a generazioni passati. Volendo citarne alcuni posso fare i nomi dei Greta Van Fleet e dei Black Keys pensando all'estero, restando invece su suolo italico i primi che mi vengono in mente sono Elio e le Storie Tese, Morgan e i Bluvertigo''.

I tuoi brani sono scritti interamente da te? Come ci puoi descrivere il processo creativo della tua musica? ''I miei brani sono scritti a quattro mani con mio padre. Nella quasi totalità dei casi io butto giù la struttura con accordi, testo ed un principio di arrangiamento, che poi portiamo a compimento in due. Per quanto riguarda il processo di scrittura parto sempre da un'idea musicale, che sia un riff, un giro armonico o la parte di un determinato strumento, per esempio basso o chitarra, intorno alla quale poi costruisco il resto della canzone. In passato ho provato anche a partire dal testo, ma i risultati sono stati, a mio gusto, deludenti''.

Cosa ti aspetti da questa tua nuova uscita e quali progetti futuri hai? ''Più che l'aspettativa, la speranza è che queste nuove canzoni vengano gradite da chi le ascolta e che magari spingano le persone ad approfondire la musica del periodo a cui si ispira e che a me piace moltissimo. Questo processo è già avvenuto con qualche amico a me vicino, quindi non è impossibile. I progetti futuri, oltre ai concerti dal vivo, vedono la registrazione del nuovo album di cui parlavo prima, ma ancora la realizzazione è lontana, essendo appena uscito il secondo disco. Ho altre idee in mente, ma per il momento preferisco mantenerle segrete!''.