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21/10/2022   IL DINOSAURO E I MANICHINI
  ''Siamo tutti manichini nel mondo attuale, ma con un desiderio di essere dinosauro...''

Ciao Andrea. Il tuo percorso come solista (anche se tieni sempre al concetto di band) comincia nel 2016. Prima di questa data cosa è successo? ''Ho cominciato come batterista della classica boy band del paese da ragazzino, ma sentivo comunque di dover scrivere qualcosina anche se ideologicamente il ruolo era totalmente relegato dietro lo strumento nell'immaginario del gruppo. Quando in seguito la band si è sfasciata ho cominciato a mettere giù in voce i miei scritti che poi negli anni hanno preso forma''.

Tu sei dell’idea che nei tuoi lavori ci sia posto per chiunque apporti idee fresche ed interessanti: quindi, sempre una band in continua mutazione o alcuni elementi sono ormai dei fedelissimi? ''Sì, mi piace pensare che ci stiamo popolando, anno dopo anno, live dopo live incontriamo persone, alcune che non ci hanno trasmesso nulla o si sono perse per strada, altre restano per pareri e consigli e scambi di idee, e alcune finiscono nei dischi''.

Incuriosisce molto la scelta del tuo nome d’arte: qual’è il suo nucleo significativo? ''Il nome deriva dal fatto che siamo tutti manichini nel mondo attuale ma con un desiderio di essere il dinosauro, figura che rappresenta la preistoria più sana viva e cruda''.

Il nuovo album “Canzoni contro la morte” esce a circa tre anni di distanza dall’esordio eponimo. Titolo molto forte che, forse, vuole eleggere per antitesi il concetto di vita? ''In realtà parla di vita, vita potentissima, il concetto di fare delle canzoni contro la morte è inerente al fatto che creiamo canzoni per resistere alla vita, quella vera, per creare la nostra vita parallela di piacere nel fare questa cosa, come chi balla, dipinge o altro, alla fine crea un sistema più piacevole per ammazzare il tempo su questa terra''.

Segnalaci quali sono, per te, gli atti più significativi del disco e perché... ''Lo sono un po' tutti, non vorrei essere banale ma, scrivendo in maniera molto sincera, tutti i pezzi mi suscitano ogni volta molto sentimento, poi in base ai periodi o ai ricordi di quando sono stati scritti li sento più o meno vicini ma è una cosa ciclica''.

Il fatto che, ognuno di noi, vive con una spada di Damocle ineluttabile fa si che stimoli l’artista-persona a tentare di incidere qualcosa di importante che duri nel tempo da consegnare ai posteri? ''Non so, scrivo molto più spesso quando sto bene che quando soffro, so che molti fanno il contrario, quindi per quanto riguarda me non posso dire di essere d'accordo con questa affermazione. Anche pensando a molti artisti del passato tra musica, pittura e poesia la bilancia tra le opere dei “martiri” e quelle dei “gioiosi” mi sembra abbastanza in equilibrio''.

Come trovi quest’epoca: complicata, spersonalizzante, concorrenziale, oppure intravedi la voglia di un ritorno alle origini? Inoltre, come strutturi i tuoi live e con quanti elementi? ''Non credo sia per noi un'epoca complicata, ho avuto la fortuna di viaggiare in stati veramente complicati e non mi sono mai lamentato tanto del mio paese, pur riconoscendo certi limiti che però si rifanno solo su una scala occidentale. I live possono essere molto diversi tra loro, siamo molto versatili, solitamente siamo in duo con chitarre, bassi e batteria ai piedi in stile 2mens band, che è la nostra forma più “punk” e d'espressione, poi dove si può e dove ci sono le caratteristiche adatte possiamo suonare anche in full band con tutti i ragazzi che hanno partecipato al disco''. (Max Casali)