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27/10/2022   VERA DI LECCE
  ''La voce mi guida, si trasforma in 'altro' e muta forma, come l'acqua. E' la mia musa, da sempre....''

Ciao Vera. Dando una scorsa al tuo curriculum, emergono aspetti molto interessanti, tra i quali quello di essere una ricercatrice di sonorità per fonderle in elettronica ibrida per fornire, conseguentemente, nei concerti un impatto eclettico ed altamente performante. Qual è stato l’imput iniziale? ''Sono figlia di performers teatrali che lavoravano molto anche con la musica, soprattutto tradizionale, per cui ho assorbito questo approccio eclettico all'arte. Inoltre Laurie Anderson, Bowie e Bjork sono tra gli artisti che mi hanno più ispirato nella concezione del mio progetto. Quando sono sul palco, sento l'esigenza di danzare, di muovermi in sincronia col suono, con le luci, con il pubblico, di rendere il mio spettacolo un'esperienza il più possibile completa sia per me che per lo spettatore. Quando gioco con gli effetti vocali, con campioni e loops, col mio e-bow, entro in profonda connessione con le onde sonore, e questo mi porta a seguirle con il corpo, oltre che con lo spirito''.

Il tuo processo creativo poggia molto sulla voce, alla quale applichi un’effettistica estrosa e sperimentale. Fai tutto da sola o c’è anche qualcuno che ti fornisce alcune indicazioni? ''La mia produzione è completamente autonoma, dalla scelta dei suoni alla loro lavorazione e successivo arrangiamento. Da quando ho iniziato a sperimentare con l'elettronica, le possibilità di usare la voce come strumento portante si sono notevolmente ampliate rispetto a quando lavoravo con i loops. “Lei” mi guida, si trasforma in “altro” e muta forma, come l'acqua. E' la mia musa, da sempre''.

Esce in questi giorni per la label americana Manimal Vinyl e in Italia per la Niafunken il nuovo album “Altar of love” che ingloba la voglia di arrivare alla consapevolezza di dover, volenti o nolenti, includere i nostri Demoni. Quali sono i tuoi? ''Ho scelto sette Demoni per quest'album, i più importanti per me in questo momento. E sono “Dolore” in ''Painfall'', “Paura” (con il demone volpe Kitsune) in ''Shellbone'', “Autosabotaggio” in ''The Truth'', “Pensiero Ossessivo” in ''Jenome'', “Controllo” in ''Cantroll'', “Senso di Colpa” in ''Sorry'', “Morte” in ''The Phoenix''.

Visto che, appunto, ogni brano del full-lenght ne rappresenta uno, possiamo considerare il tuo disco un concept-album con una forte interiorità che lo accomuna? ''Assolutamente sì. E' un album “in movimento”, un viaggio interiore in cui affronto i miei Demoni uno dopo l'altro. Degli otto brani del disco, sette sono demoni e l'ottavo è l'Altare d'Amore (''Altar of Love'') intorno al quale danziamo tutti insieme e che dà il titolo all'album. Il settimo demone è La Morte, nel pezzo “The Phoenix”, che rappresenta la mia rinascita dopo la lunga battaglia. “La Fenice” infatti è un uccello mitologico in grado di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte, che in questo caso diviene “la resa”. La resa verso i miei Demoni, che sono parte di me e che ho erroneamente combattuto. Stremata dallo scontro, realizzo infine che l'unica soluzione per la vittoria non è altro che un Atto d'Amore e di accoglienza verso di loro. Vivo questo percorso come un rituale di consapevolezza e rinascita, che ho inciso, e che porto sul palco per condividerlo con il mio pubblico''.

Il sound che hai apportato all’opera è fatto di synth graffianti, chitarre sinuose e movimentazioni che spaziano dalla terra natìa del Salento al Giappone. C’è qualche nome che, in qualche modo, ti ha ispirata ed illuminata profondamente? ''In questo periodo ascolto alcuni musicisti asiatici che usano suoni tradizionali insieme all'elettronica: Tzusing (Malesia), Meuko! Meuko! (Taiwan), 33EMYBW (Shanghai) per citarne alcuni. Fondere diverse tradizioni e sonorità, tra l'antico e il contemporaneo, è sempre stato nelle mie corde. I miei lavoravano con artisti e performers provenienti da tutto il mondo e già da piccola ho avuto la fortuna di accogliere questa mentalità e farla mia. Ho infatti collaborato con diversi artisti e band che uniscono elettronica e tradizione, come Nidi d'Arac, Cesare Basile, Alfio Antico e Mai Mai Mai. Con quest'ultimo abbiamo pubblicato da poco una nostra versione del canto tradizionale salentino “Fimmine Fimmine” con base elettronica. Ascolto da sempre sia elettronica sperimentale che musica tradizionale e world, lasciando spazio anche al pop e all'ambient. Provare ad essere sé stessi nell'arte, a mio avviso, significa portare la totalità delle proprie esperienze nel prodotto artistico, anche per riscoprirle e osservarle da una nuova prospettiva''.

La particolarità del singolo “Altar of Love” è quella di averlo realizzato con un I-Phone: è stato difficile girarlo? Cosa gli ha conferito di speciale il pregiato tocco di Marcello Rotondella al montaggio e post-produzione? ''A Marzo ho suonato negli Stati Uniti al New Colossus Festival di New York e al SXSW di Austin. E' stata un'esperienza meravigliosa e tra un concerto e l'altro ho deciso di girare il video. Gli iPhone di oggi possono davvero fare di tutto e con quelle ambientazioni incredibili, devo dire che non è stato per niente difficile. Ad aiutarmi con le riprese c'era Govind, il mio manager, “l'occhio” prezioso che ha seguito i miei movimenti danzati. La post-produzione e il montaggio di Marcello ha portato il video ad un altro livello, rendendomi uno “spirito” fluttuante, un'energia fluida che trascina e avvolge, accompagnando lo spettatore nel mio inconscio, nel momento in cui danzo libera con i miei demoni''.

Che sorprese visive e/o uditive ci dobbiamo aspettare dai tuoi concerti? Hai già delle date fissate per i prossimi mesi? ''Per il momento ho delle date a Novembre, l'undici al Mon Amì a Montichiari, il dodici all'Arci Tom di Mantova e il 24 presenterò il disco all'Angelo Mai insieme ad alcuni ospiti, quindi ci sarà da aspettarsi uno show “espanso”. Non posso dire di più, venite a vederlo! Il tour riprenderà da gennaio in Italia ed Europa''. (Max Casali)