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02/12/2022   DIGIOVANNI
  ''Diradare le nebbie di quando ti vedi troppo da vicino...''

Ciao! Benvenuti ai nostri microfoni, raccontateci del vostro progetto... ''DIGIOVANNI è il nostro progetto, rappresenta noi due, Alessio Franchini (chitarre acustiche e voce) e Alessio Macchia (basso), in musica. Nasce dalle “ceneri” della nostra band con altri amici musicisti. Lavorando ai nuovi brani, abbiamo capito di essere arrivati musicalmente a un punto di svolta, al momento giusto per cambiare ed evolvere verso un progetto artistico che avesse stile e identità più cantautoriali. DIGIOVANNI è il cognome materno di Alessio (Franchini ndr) ma è soprattutto simbolico: le storie e le vicissitudini materne delle nostre famiglie sono una cosa che ci accomuna molto. Insieme abbiamo suonato su palchi importanti come Teatro Ariston di Sanremo, Teatro della Luna a Milano, Paradiso Amsterdam, i club di avanguardia di Manhatthan e moltissimi altri club italiani. Nel mezzo a queste belle esperienze, abbiamo avuto anche la fortuna di collaborare con artisti molto interessanti e importanti, su tutti il grande Vinicio Capossela: ci siamo incrociati la prima volta al Barezzi Festival, poi altre volte, quindi ci siamo conosciuti, a lui è piaciuto quello che facciamo e da li è scoccata la scintilla. Due i momenti più belli di questi incroci: quando ha invitato Alessio a cantare durante il suo concerto vicino a Perugia nel 2021 e quando ci ha invitato, nel 2017, al suo sponz per chiudere il festival con un incredibile concerto all’alba. Eravamo increduli all’idea e, inizialmente, anche un po' timorosi: sia perché avremmo dovuto suonare alle 5:30 ma soprattutto perché la sera prima (in realtà, quindi, solo poche ore prima) era in programma il fantastico concerto proprio di Vinicio Capossela. E chi sarebbe venuto a vedere noi a quell’ora, dopo la notte incantata di Vinicio? Era tutto davvero strano. Fummo, in realtà, molto sorpresi di vedere arrivare intorno alle 3.30 le prime persone per prendere posto nello spazio davanti al nostro palco, inserito nella bellissima rocca di Calitri. Fu incredibile vedere la rocca riempirsi fino a scoprirla pienissima di gente all’inizio del concerto. Alcune persone si sedettero addirittura sul palco, dietro a dove stavamo per suonare! incredibile! Una botta fortissima di adrenalina. Si dette tutto in quel concerto e venne molto bene. Tutt’ora molte persone ci scrivono o scrivono sui social ricordando quei momenti all’alba. Vinicio è sempre magico, in tutto quello che pensa e tutto quello che fa''.

Sicuramente come tutti avrete affrontato pandemia e restrizioni varie, come avete passato questo periodo? ''In principio, sì, lo abbiamo affrontato come tutti: confusi, impauriti e cercando di capire cosa era reale e cosa no. Veniva detto di tutto e non era semplice orientarsi, avere punti di riferimento. Poi abbiamo iniziato a concentrarci sui nostri brani, suonandoli molto e riascoltando molto, lavorando sugli arrangiamenti e cercando di capire dove potessero essere migliorati. L’isolamento ci ha portati e aiutati a riflettere sulle musiche e i testi in modo diverso, come se riuscissimo ad avere una prospettiva differente. E’ stato bello anche se a volte anche traumatico. Nell’estate del 2020 abbiamo suonato un po', fortunatamente, e poi siamo entrati in studio per registrare il nuovo disco. Quindi, tutto sommato, da un punto di vista musicale, quel periodo non è stato per niente male''.

Attualmente com’è articolato il vostro progetto? Come si è evoluto dal vostro ultimo album? ''Rispetto al nostro lavoro precedente, il cambiamento è forte. Con il nostro progetto di band, il Circolo dei Baccanali (ci piace citarlo perché dà anche il titolo a una delle canzoni del nuovo disco – e qui hai già una prima anticipazione!), avevamo un sound un po' più estremo e selettivo. Sempre con chitarre acustiche ma rivolto a un tipo di pubblico più ristretto e con certe esigenze. Il taglio più cantautoriale di DIGIOVANNI lascia uno spazio di accesso all’ascolto molto più aperto. È giusto dire che a darci una mano importante in questa evoluzione è stato il nostro produttore Andrea Pachetti (Emma Nolde, Zen Circus, Bobo Rondelli…) che da subito si è buttato completamente nel progetto e ci ha aiutati molto a diradare le nebbie di quando ti vedi troppo da vicino. Abbiamo dato una forma più definita a dove volessimo realmente arrivare come identità artistica, sia nel sound che nella scrittura dei testi''.

Avete affrontato un tour e suonate abbastanza spesso dal vivo, qual è il segreto del vostro “successo”? ''Sì, fortunatamente abbiamo suonato un bel po’, siamo molto contenti. Suonare dal vivo è linfa vitale. Il segreto? Ci piace pensare che siano state proprio le nuove canzoni il segreto di questo “successo” 😊. Anche la proposta snella di girare in duo ha aiutato. La cosa che ci ha stupito di più è che tutto è successo ancora prima di avere il disco fuori. Solitamente i tour nascono per portare a suonare i dischi appena usciti. Nel nostro caso, abbiamo fatto un tour italiano prima del disco! Proprio per questo lo abbiamo chiamato “Rodaggio Tour 2022”, per provare dal vivo i nuovi brani. Una sorta di preparazione pre-campionato 😊. Credo sia abbastanza raro. In ogni caso, raro o no, poco importa: per noi è stato un ottimo segnale che ci dà molta fiducia. I concerti, tra l’altro, sono andati molto bene, tanto che molti locali ci hanno chiesto di tornare. Quindi chissà…magari ci sarà un “Rodaggio Tour – parte 2”...''.

Cosa dobbiamo aspettarci dal vostro nuovo disco? ''Il nostro nuovo album è bellissimo, per noi è così. Ci piace molto. Sarà un album molto più moderno e aperto ad un ascolto più accessibile, più rivolto a tutti e tutte. È un album di cui siamo molto convinti e fieri. CI sono almeno 3 brani che potrebbero essere tranquillamente, 3 ottime hit. Racconta le emozioni, le riflessioni, i dubbi e i bisogni di evasione di chi vive le nostre stesse situazioni, le stesse nostre esperienze. Speriamo sarà una bella sorpresa''.

Dove vi vedete tra dieci anni? ''Eh… e chi lo sa? Viviamo le nostre giornate pensando, detto in livornese, “tanto domani mòio”, quindi figuriamoci pensare a tra dieci anni. Non ce lo sapremmo neanche immaginare. Non a casa il tempo, che passa e che resta, è uno degli argomenti più ricorrenti nei nostri testi (altra anticipazione!). Comunque, provando a guardare un po' più in là, speriamo sempre di poter passare più tempo possibile sui palchi a suonare. Sarebbe la cosa più bella di tutte. Poi, de, se arrivassero dei bei contratti…''.