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01/08/2006   ALAN PARSON
  L'Orson Welles del rock?...

Sulla porta del camerino campeggia l’occhio egizio e la scritta “Alan Parsons dressing room”. Sembra di entrare in una piramide. La nostra missione è intervistare l’uomo che ha registrato “The dark side of the moon” e ha poi dato vita a indimenticabili dischi di raffinato pop-rock. Alan Parsons visto da vicino colpisce per la sua mole, sembra Orson Welles hippie, con capelli e barba lunga. Non a caso il leggendario cineasta americano prestò la sua voce allo splendido album dedicato a Edgar Allan Poe, il primo capolavoro targato AP Project, nel 1976. Parsons divide i camerini con la band e Lisa, tour-manager e giovane compagna. E’ ancora provato dalla canicola romana quando risponde con garbo ad alcune domande. Rimane alquanto impassibile e impenetrabile mentre risponde con voce calma. La serata al Foro Italico scorre perfetta, un pubblico di appassionati, pochi ma buoni, che conosce bene non solo “Eye in the sky” ma le varie “Limelight”, “Don’t let it show”, “Time”, "The raven" e “Old and wise”, eseguite con intense versioni. Il Project live è sempre più affiatato. Spiccano il veterano Godfrey Townsend alla chitarra, che non è parente di Pete ma ha suonato a lungo con John Entwistle, e il vocalist Pj Olsson. Degni di nota anche Steve Murphy (batteria, voce), John Montagna (basso, voce)e Manny Focarazzo alle keys. Parsons, ha il ruolo di regista e direttore d’orchestra. La sua prestigiosa firma è da oltre trent’anni un marchio DOC che affascina e incanta. Come sono cambiati i tuoi dischi recenti senza l’apporto fondamentale di Eric Woolfson nei testi e nelle musiche? AP: "Non avere più Eric nella band ha comportato dei notevoli cambiamenti, senza di lui non puoi aspettarti che le cose siano le stesse, ma credo che il sound di Alan Parsons sia ancora presente, magari con un diverso tipo di canzoni, più elettronico". Come mai negli anni storici del Project non ci sono stati concerti? AP: "E’ una domanda che mi fanno spesso, perché prima non suonavo live ed ora sì. La tecnologia applicata alla musica ha iniziato a evolversi nei primi anni ‘90 e questo ha facilitato le cose. Nel nostro ultimo album “Gaudì” ad esempio, era molto difficile riproporre alcune delle parti orchestrali". In “Valid path” troviamo David Gilmour come ospite, se in contatto con altri componenti dei Pink Floyd? AP: "Ho avuto modo di vedere Nick Mason, quando mi ha chiesto del materiale per la sua biografia. Con David non c’è stata una collaborazione fattiva, abbiamo fatto più che altro uno scambio di file sul brano". Parliamo della scomparsa di Syd Barrett, hai avuto modo di conoscerlo in quegli anni? AP: "Ho saputo della sua morte mentre eravamo in tour in Spagna. L’ho conosciuto durante l’incisione di "The Madcap luaghs" dove ero assistente di studio. Lavorare con Syd era davvero difficile, era sempre su un altro pianeta. Aveva bisogno di suonare con chi lo poteva capire e avesse fiducia nella sue capacità. E’ triste. Penso che abbia trascorso buona parte della sua vita senza sapere dove fosse e chi fosse". Quanto ha influito nella tua carriera l’enorme fama di “Dark side of the moon”? AP: "Ogni cosa è stata importante perchè ha cambiato gli eventi futuri. Iniziare a lavorare a Abbey Road con i Beatles. “Dark side” è stato fondamentale perché mi ha permesso di diventare produttore, ho avuto un paio di hits e infine è arrivato Eric, dando vita al gruppo". In “Don’t answer me”, uno dei classici del Project, c’è un omaggio al sound di Phil Spector. Quali sono stati i tuoi producer preferiti? AP: "Devo dire che inizialmente l’arrangiamento di quella canzone era ben diverso, suonava più come qualcosa degli Abba! Oltre a Spector direi Norman Whitfiled, dei Temptions, e George Martin… of course!". Stai lavorando a qualcosa di nuovo, forse una colonna sonora? AP: "Ho collaborato di recente ad una soundtrack di un film intitolato “5-25-77”, diretto da Patrick Read Johnson, una storia ispirata alla visione di “Star Wars” e agli effetti speciali. Sto ultimando anche la mia biografia, ma non so quando sarà pronta". (Paolo Ansali)