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23/12/2022   CARLO ADDARIS
  ''Il mondo dei social, che fa da prigione e da specchio delle vanità...''

Come nasce il tuo progetto musicale? ''Il mio progetto solista è figlio di numerose avventure e scorribande musicali avvenute negli ultimi vent'anni, passando per band di alternative rock all'inizio degli anni zero, musica elettronica e cantautorato indie''.

Di cosa parla “Zapping Vanity”? ''“Zapping Vanity” è una ballata scura, crepuscolare, con rimandi a un certo art-rock di fine millennio. Il tema è quello della vanità, e del possesso fine a sé stesso, che in un contesto come quello che viviamo oggi, col mondo dei social che fa da prigione e da specchio delle vanità, acquisisce un significato ancora più centrato, creando un effetto ancora più potente''.

Cos’è cambiato nella musica dopo la pandemia? ''Tutto e niente, mi verrebbe da dire. Il processo di radicale trasformazione della distribuzione e produzione era ed è già in corso oramai da parecchio tempo. La pandemia ne ha accentuato e radicalizzato alcuni aspetti (il predominante utilizzo dei social per la distribuzione e la promozione degli artisti ne è un esempio). Ora ci si sta riappropriando dei concerti, anche se si è creato un divario troppo ampio tra le grandi produzioni live - i grandi eventi - e le piccole, che invece fanno fatica a risalire''.

Ti vedremo in concerto da qualche parte prossimamente? ''Non nell'immediato. Dopo un anno di lavoro per il disco, voglio assaporarmi tutti i momenti senza aver fretta di portare in scena da subito le canzoni''.

Ci sono degli artisti ai quali ti ispiri per il tuo progetto musicale? ''Musicalmente sono figlio di tutto ciò che va dagli anni '60 ad oggi, con un debito particolare, almeno se parliamo di estetica musicale, verso gli anni '80 e i '90. Dalle sperimentazioni di Brian Eno all'elettropop dei Depeche Mode, passando per la New Wave, un certo rock europeo, i dEUS, i Radiohead, Flaming Lips, Bowie...''.