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24/02/2026
24/02/2026 SALVARIO
''E' stato bello riscoprirsi provando a raccontare storie che possano appartenere a tutti...''
Eccolo “Fragili Meravigliose Città”, nuovo disco per Salvario che ci regala canzoni nuove fatte di semplicità e soluzioni classiche del nuovo pop moderno. Sono dischi che si mascherano di elettronica per quanto poi sanno come non appoggiarsi alle macchine e, volendo, restano indipendenti e capaci di vivere senza orpelli di vario genere. Sono sicuro che un disco come questo sprigioni una bella potenza anche solo chitarra e voce…
Irene Buselli e Anna Maria Stasi… perché queste due voci femminili? Perché proprio loro? ''Di loro mi colpiscono l'eleganza e il carisma: è questa la ragione principale della mia scelta. Irene è una cantautrice che apprezzo tantissimo; ho avuto modo di conoscerla meglio durante la sessione di registrazione di ''Satelliti'' a Torino, presso il Lab 10 Studio, insieme al produttore Andrea de Carlo. Ha una voce unica e ha ricevuto meritati riconoscimenti per il suo disco d'esordio. Anna Maria, invece, la conosco da tempo perché fa parte dei CFF e il Nomade Venerabile, band che condivide con Vanni La Guardia, le cui poesie hanno ispirato il brano ''Ritorno a casa''. Di lei mi colpisce la capacità interpretativa: sa essere delicata e malinconica, ma anche molto incisiva quando serve. Sono orgoglioso di averle al mio fianco in questo nuovo lavoro''.
Altre collaborazioni? Dichiari che questo sembra essere un lavoro uscito nel tempo e nella “casualità” degli incontri e delle collaborazioni… sbaglio? ''Sì, esatto: è stato un disco pensato e registrato "in corso d’opera". In passato avevo tutto pianificato: provini chitarra-voce da sviluppare con la band, la scelta del produttore e la selezione dei brani prima di entrare in studio. In questo caso non avevo un’idea predefinita; inizialmente pensavo di pubblicare solo singoli sporadici, come fanno le nuove leve. Poi ho capito che quel modo di proporsi non fa per me: ho bisogno di un album per uscire allo scoperto e raccontare un pezzo della mia vita. Non mi interessa presenziare costantemente; posso anche aspettare o sparire per un po'. Così, brano dopo brano e scelta dopo scelta, ho messo insieme il disco e trovato il titolo giusto''.
Dal vivo come suona questo lavoro? ''Può suonare in diversi modi: mi capita di proporlo chitarra e voce, o accompagnato dalle tastiere oppure con la band, se l’occasione lo consente. La dimensione acustica non mi dispiace perché riflette bene l’essenza delle mie canzoni; amo le situazioni intime. Con la band, invece, il suono è più rock e meno elettronico rispetto al disco. Questo dipende molto dalle persone coinvolte nel live: evidentemente la mia attitudine rock emerge rispetto alle scelte più elettroniche fatte in studio, che erano influenzate dal lavoro dei produttori''.
Viviamo tutti di contrasti… i tuoi personali che hanno ispirato il disco? ''Il mio contrasto personale è stato tra la meraviglia di provare ancora piacere nello scrivere canzoni e la fragilità nel presentarle al pubblico in un mercato saturo, che corre ed evolve velocissimamente. In tutto questo cerco di ritagliarmi un piccolo spazio, sperando che col tempo più persone possano appassionarsi al mio progetto. Non è stato facile pubblicare un disco dopo anni di assenza; è stato un percorso di "riabilitazione", se vogliamo, ed è stato bello riscoprirsi provando a raccontare storie che possano appartenere a tutti''.
E qualcuno ti chiederebbe: il disco ha risolto contrasti di qualche tipo? ''Ha risolto il principale: la consapevolezza di aver ancora voglia di scrivere, cantare, condividere e stare insieme a chi ama la musica. Ho ripreso un cammino che dura ormai da vent'anni e questo è un dato di fatto. Raccoglierò tutto il buono che riuscirò a trovare lungo la strada''.