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30/12/2022   TOLO MARTON
  ''Ho bisogno di provare sensazioni differenti e stupirmi, per poi stupire il pubblico a sua volta...''

Il cybernauta che si è già imbattuto nelle mie recensioni e interviste conosce la mia scarsa propensione verso le questioni definitorie, nella convinzione che la musica, oltre che linguaggio universale presente fin dalla preistoria, rappresenti una complessa esperienza multisensoriale che coinvolge la totalità dell’organismo e come tale, più che classificata, vada in vissuta in prima persona. Un approccio questo che si coniuga perfettamente con il personaggio che ci apprestiamo ad incontrare, avendo fatto della dimensione live la primaria espressione della sua lunga carriera, che vede la collaborazione con una vasta gamma di musicisti, fra cui delle vere e proprie icone dell’hard rock come i componenti dei Deep Purple Roger Glover, Ian Pace e Don Airey. Facciamo comunque una concessione agli amanti delle etichette, o più semplicemente contestualizziamo l’attività artistica del nostro poliedrico musicista di fama internazionale (all’anagrafe Vittorio Marton), traendo la definizione del suo stile dalla pagina Wikipedia: “Il genere musicale di Marton può essere ricondotto all'area classic rock, ma il suo repertorio si basa sull'incontro di rock, blues, country, rock psichedelico, melodia e silenzi. Tolo inserisce fra le sue influenze i chitarristi Rory Gallagher, Jimi Hendrix, B.B. King, Eric Gale, Nils Lofgren, Carlos Santana, J.J. Cale, Alvin Lee, Charlie Christian [a cui aggiunge Ennio Morricone e Sergio Leone]” https://it.wikipedia.org/wiki/Tolo_Marton.

Mi sono imbattuto per la prima volta con Tolo, allora giovane e talentuoso chitarrista-armonicista, in qualità di fan de Le Orme nel disco ''Smogmagica'' dell’ormai lontano 1975 (Phillips Records), dove veniva introdotta la chitarra nel sound di una delle band che ha fatto la storia del progressive in Italia. In realtà la militanza di Tolo nelle Orme allora durò assai poco: riprese i contatti con due membri storici in anni più recenti, con la partecipazione al ProgExibition di Roma nel 2010 accanto ad Aldo Tagliapietra e Tony Pagliuca immortalata nell’omonimo DVD. Attualmente si contano tredici dischi all’attivo fra live (3, uno doppio) e studio (10) l’ultimo dei quali è stato pubblicato nel 2016 (''My cup of music''), su cui torneremo. Taglio corto con i preamboli informativi, rimandando il lettore ai suoi indirizzi web, sito https://www.tolomarton.com/, facebook (https://it-it.facebook.com/tolo.marton/) e alla sua pagina wikipedia (https://it.wikipedia.org/wiki/Tolo_Marton) per ulteriori approfondimenti, dando direttamente la parola al musicista trevigiano.

Ciao Tolo e benvenuto su Music Map. Partirei dando ai nostri lettori alcuni elementi di carattere autobiografico, descrivendoci a grandi linee i tuoi primi approcci con la musica, chitarra in primis, e come è diventata la professione (e la grande passione) della tua vita anche, suppongo, attraverso le influenze dei chitarristi sopracitati… ''La musica mi ha preso subito, quando avevo 5 anni la Befana mi portò un piccolo pianino con i tasti colorati ad arcobaleno. L’orecchio mi suggeriva dove mettere le dita così trovavo le note giuste per suonare una canzone, una di quelle che sentivo dal giradischi delle mie sorelle più grandi. Il mio sogno era diventare un bravo pianista di musica classica, in quanto ascoltavo anche Beethoven, Bach, Listz, Chopin… dei quali mi ero appassionato grazie a mio fratello grande, che aveva tanti LP di questi artisti immortali. Purtroppo non mi fu possibile studiare il pianoforte perché non potevo averne uno in casa e a 14 anni, con l’avvento dei Beatles, passai a tutt’altro genere di musica. Grazie a mio cognato che mi regalò la sua vecchia chitarra classica, inizia un percorso che dura fino a oggi''.

Da inveterato (e ahimè attempato) appassionato di progressive, non posso non chiederti come nasce, da musicista appena ventiquattrenne, la tua collaborazione con Le Orme (e la conseguente presenza nella line-up in ''Smogmagica'', 1975) e quella con Tagliapietra e Pagliuca nel ProgExibition ed in una successiva serie di apparizioni live… ''Le Orme in trio nell’estate del 1975 decisero di diventare un quartetto e cercavano un chitarrista. Qualcuno fece il mio nome, così mi vennero a trovare a Jesolo mentre stavo suonando in una sala da ballo un pezzo con l’armonica. Non ricordo se ci presentammo ma qualche giorno dopo Tony Pagliuca mi telefonò per chiedermi di fare una prova nel loro studio, con la presenza del Maestro Gian Piero Reverberi, loro produttore. La prova andò bene e il primo ottobre volammo a Los Angeles per registrare ''Smogmagica''. Ebbi una parte consistente, tanto che mi chiesero di comporre molti brani. A Febbraio del 1976 però decisi di uscire dal gruppo perché il tour imminente (''Rock Spray'') che era basato su delle coreografie buffe, non mi trovò d’accordo e sapevo già che sarebbe stato imbarazzante per me, sconosciuto ai più, iniziare una nuova e importante carriera vestito da Arlecchino. A carnevale non mi piaceva mascherarmi neanche quando ero piccolo… Il Prog Exibition nel 2010 nacque da un’idea di Iaia De Capitani, manager e compagna di Franz Di Cioccio. Lei ci chiese, a Aldo, Tony e me, di fare una reunion che poi sarebbe dovuta continuare con vari tour anche all’estero. Accettammo e devo dire che per me era un meraviglioso riscatto, fui così entusiasta che in poche ore composi un nuovo brano che sarebbe calzato a pennello per le tastiere di Tony e la voce di Aldo. Abbiamo però inizialmente avuto delle difficoltà perché la manager ci aveva chiesto di presentarci con un marchio che conteneva il nome Orme. Ci presentammo con i nostri tre nomi e il pubblico approvò. Il nuovo tour durò qualche mese e poi ognuno tornò alle proprie attività musicali. Un vero peccato''.

Composizione e palco, due facce di un’unica medaglia, entrambe fondamentali. Come si articolando queste due macro-dimensioni nella tua esperienza musicale e professionale? ''La composizione viene per prima. Ho composto molto in tanti anni. Il mio repertorio è davvero vario e comprende molti generi musicali, perché ho bisogno di provare sensazioni differenti e stupirmi, per poi stupire il pubblico a sua volta. Non sono contento se vengo etichettato come uno che suona blues ad esempio, proprio per il fatto che la mia musica è piena di cose e stili diversi… canzoni intime, improvvisazione a vista, rock, suoni fatti da una semplice chitarra che a seconda del momento sembra un violino, un organo, un fischio, uno sberleffo o una voce. Questo è il palco e soprattutto la libertà''.

Vorrei ora porre una lente di ingrandimento sul tuo ultimo disco in studio, ''My cup of Music'' (2016), che ha violato le mie aspettative solleticando notevolmente la mia curiosità, trovandolo assai atipico rispetto alla tua ordinaria produzione primariamente centrata sul rock-blues (sovente con rivisitazione dei grandi classici). Un disco decisamente distante da ogni appeal commerciale, introspettivo, rilassante, minimalista… ''Come ho avuto modo di constatare dopo aver sentito tanti commenti e impressioni su ''My Cup'', ho capito che ogni persona evoca un proprio “film” ascoltando questi brani. Possono essere luoghi, incontri, ricordi, paesaggi, sapori, circostanze di un personale vissuto. Anch’io ci ho visto una specie di film, non appena avevo abbozzato le prime registrazioni (infatti il titolo doveva essere ''Music for Movies''). Il lavoro è durato un anno e mezzo. Senza tener conto dei 10 anni di gestazione e raccolta di tante idee e ispirazioni. Tutto quello che c’è dentro è frutto di esperienze personalissime che partono dall’infanzia. I temi musicali sono stati composti, anzi mi sono arrivati con mente e animo sgombri da qualsiasi legame con l’esterno sonoro né di influenze di qualsivoglia genere. “I gotta get rid” elenca tanti inutili orpelli di vario tipo dei quali una persona vorrebbe sbarazzarsi senza mai riuscirci. Pensa che il canto del gallo che si sente è la sveglia del cellulare che un giorno suonò nel bel mezzo di una registrazione. Una perfetta coincidenza con il significato del brano così decisi di non cancellarla. “Wedding” apre e chiude con una dolce ninna nanna che nel mezzo va verso una felice danza paesana (il brano è dedicato al matrimonio di mia figlia). ''Mero Mero'' è un allegro girotondo per bambini, quasi un vecchio cartone animato. Le brevi note che ho scritto sulla copertina... Quel disegno di Barbara Badetti l’avevo già immaginato quando ho sognato ''Vendo musica'', e le note danno il vero senso di ciò che rappresenta la musica per me e in ''My cup'' in particolare. Ognuna delle tre tazze è un capitolo a sé. Fantasia, Sentimento e Mistero. le unisce la melodia, che è presente in ogni brano dell’album. Ho sempre "suggerito" di prendere una piccola pausa mentre si ascolta ''My Cup''. E’ un disco da assimilare senza fretta, un po’ alla volta e quando si ha del tempo per sé stessi. E’ praticamente un disco autobiografico e anche il più sincero che ho fatto. Senza curarmi di quali sarebbero state le reazioni. Non ci sono assoli o quasi. Avevo il bisogno di sentire temi, melodia pura. Avevo bisogno di sorprendermi e lasciare che la musica entrasse in me. Il musicista qui non decide ma lascia alla musica decidere. "So SAD", l’unica cover, è un omaggio a mio fratello maggiore Paolo, che ammiravo tantissimo. Lui ascoltava tanta classica, ma una volta quando ero molto piccolo mise sul giradischi questa canzone degli Everly Brothers che mi rimase impressa. Mi spiace tanto di non fatto a tempo a fargli sentire la mia versione, perché venne a mancare solo qualche giorno prima. “Espressione miracle” è del 1975. Dedicata alla mamma di mio figlio, come anche "Flamìca". La composi proprio al suo piano quando la conobbi nel 1975, ma l’avevo dimenticata perché allora non la registrai. Un anno fa mi tornò in mente d’improvviso e decisi che doveva essere nel disco. Un’ultima considerazione. Mi piacerebbe che da questo lavoro prima di tutto trasparisse il lato COMPOSITIVO, prima che chitarristico. La chitarra è solo un mezzo, tra l’altro usato qui in modo semplice e delicato, al servizio dei temi. Le chitarre sono componenti di una virtuale piccola orchestra. Ciascuna nel suo cantuccio, con la sua particina. Ciascuna con il suo suono, a tratti evocativo di altri strumenti non a corda. Registrato e mixato in casa con un registratore Yamaha AW1600. Il lavoro di registrazione è stato lungo ed estenuante, molto difficile e complicato. Ma uno degli obbiettivi era che a chi lo avrebbe ascoltato (incluso il suo autore) potesse suscitare l’impressione di scorrere trasmettendo melodie, semplicità e delicatezza, ma pure di stupirsi per qualche imprevisto. Concludo questa lunga presentazione di ''My Cup'' con un pensiero che scrissi nelle note di copertina del CD. “La musica non é molto diversa dalla vita. Come nel vissuto, ci sono attimi di felicità, incertezza, serenità, angoscia, mistero, dubbio, relax, dèmoni, imprevisti… ecco, mentre tutto è calmo e si sta gustando una situazione ideale, può capitare qualcosa che cambia tutto in pochi istanti. Non l’avevamo previsto. E’ così che immagino la musica”.

Viviamo tempi complessi, difficili, densi di inquietudine ed incertezza verso il futuro, dove il nostro adattamento è messo a dura prova da una serie di fattori ad elevato impatto stressante fra cui la pandemia, i conflitti internazionali in atto, la crisi economica (mi fermo qua), parallelamente ad una crescente digitalizzazione della musica (e della vita). Come si pongono Tolo Marton e la sua musica “viva”, rigorosamente non virtuale ma “dal vero”, per riprendere il titolo del tuo omonimo doppio live (che ho molto apprezzato), di fronte a questi inquietanti scenari? ''Grazie per l’apprezzamento a “Dal Vero”, certo anche quel disco è stato una vera avventura. Per quanto possibile, rimango chiuso nel mio cantuccio, cerco di non seguire troppo le notizie, anche perché una cosa che non approvo è il gioco dei media che si rivolgono esclusivamente verso la notizia brutta, come non esistessero più le buone notizie. Mi chiedo sempre: ma quando l’umanità diventerà finalmente degna di questo nome? Tornando un momento a My Cup of Music, dico sempre che la musica è come la vita, piena di momenti diversi...''.

Dove è prevalentemente diretta la tua attuale attività artistica, studio, composizione, concerti, altro? ''Tengo molto a un nuovo disco, ancora diverso dagli altri, che per ora definerei sperimentale e un po’ pazzoide, che ho in mente ma che dovrà aspettare, perché sono stato impegnato con altri progetti ultimamente (Rock Music Circus, 8 concerti a tema che raccontano e omaggiano la storia del rock vista da me). Poi in questi giorni sto lavorando a un nuovo disco de Le Orme che dovrebbe uscire nella prossima primavera. Concerti… non molti ma sono sempre un toccasana per me''.

Bene Tolo. Nel ringraziarti e salutarti, sperando di re-incontrarci in uno dei tuoi prossimi concerti, a te la parola per congedarti dai lettori di Music Map… ''Grazie Mauro, è stato un piacere. Da ultimo, un consiglio ai giovani musicisti: scrivevo questo nel 2008, sì lo so che è lungo ma mi auguro che qualcuno possa rifletterci sopra.

19 febbraio 2008
Divani & Divani, Mobili & Mobili, Scarpe & Scarpe... per chi vive nelle mie zone queste insegne nei negozi sono ormai all'ordine del giorno.
E perché non aggiungere alla lista anche.... Tributi & Tributi?
Scherzi a parte, ricevo molti messaggi di gruppi che mi chiedono un parere sulle loro esecuzioni di cover famose. Non posso fare a meno di rispondere che sono contrario ai tributi perché fanno male alla musica. Molti sostengono invece che servono perchè tengono vivi il ricordo e l'arte dei grandi.
Che significa? Per questo ci sono già i dvd e i dischi con le registrazioni originali, basta comprarli, cosa che tra l'altro farebbe bene anche al mercato. E poi smettiamola di colpevolizzare sempre "il pubblico che vuole solo questo". E' chi suona che può scegliere, chi ascolta meno perchè va a sentire quello che trova.
Mi permetto quindi di rivolgere un consiglio ai tanti che pensano che suonare in una tribute band sia ormai la prassi (soprattutto alla maggioranza dei non professionisti che non devono viverci suonando): per tenere la musica in buona salute, sforzatevi di stare nel presente, lasciate perdere il passato. Certo, è giusto imparare dal passato, ma è inutile intasare i club, le vostre autoproduzioni e il web con innumerevoli tributi e cover ultra sfruttate e più o meno uguali agli originali. Direte, nella musica di oggi non troviamo niente di buono, niente a cui aggrapparsi...? Allora inventatevi voi qualcosa.
Chiudetevi in una stanza, sperimentate, tentate soluzioni diverse. Solo quando vi sembrerà di aver ottenuto qualcosa che possa assomigliare a voi stessi, allora fatelo sentire in giro.
Assieme a tanti della mia generazione, questo è quello che abbiamo fatto 40 anni fa, perché ne avevamo bisogno. La stessa cosa, naturalmente con ben altre autorità e competenza, fecero Jimi Hendrix, Cream, Beatles, Taste, Led Zeppelin, Miles Davis, Charlie Parker, ecc. Per fortuna! Chi è d'accordo passi parola grazie.

Ps: a costo di sembrare pedante, se a qualcuno venisse in mente di obbiettare che proprio il sottoscritto fa tributi a Hendrix, sappia che tale collegamento si deve unicamente all'aver ricevuto un premio dedicato a Jimi, la qual cosa è successa perchè la giuria ha ritenuto che non lo copiavo''. (MauroProg)