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23/04/2015   SUSANNA PARIGI
  'Questi sono periodi di apnea artistica...'

Ciao Susanna, vorrei iniziare questa intervista parlando di ''APNEA'', il tuo ultimo album, uscito nella primavera del 2014: 9 brani intensi, emozionanti, toccanti. ''Apnea'', secondo il dizionario, è assenza, sospensione temporanea dell'attività respiratoria. Tu parli di ''Apnea artistica''. Cosa intendi? ''Sì, ho scelto questo titolo perché rappresentava al meglio quello che vedo e sento intorno in questo momento. I titoli dei miei lavori sono sempre molto importanti per me. Devono sintetizzare in maniera perfetta quello che voglio dire. E’ stato così per l’album “In differenze”, per “L’insulto delle parole”, e “La lingua segreta delle donne”. Ogni volta il titolo è strettamente legato alle canzoni, e soprattutto a quello che mi attraversa prepotentemente. Viviamo in un momento di apnea culturale, artistica e non solo, direi anche economica. Questa è la verità, ma come è vero che l’apnea è un momento in cui c’è mancanza di ossigeno, è anche vero che obbliga, per forza, a prendere delle decisioni potenti, importanti. Per questo il cd non contiene affatto rassegnazione, ma anzi energia e desiderio di cambiamento''. ''APNEA'' vede la collaborazione di Kaballà, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. C’è un filo rosso, un trait d’union che unisce le tracce dell’album? ''Sì. Tutte le canzoni contengono una piccola proposta. Leggo e sento spesso critiche al sistema, e questo è molto facile visto che viviamo in un paese di corruzione e disattenzione, per dire poco. Mi farebbe piacere ogni tanto sentire non il litigio continuo e l’offesa dell’avversario, ma programmi, consigli veri per poter cambiare quotidianamente atteggiamenti sbagliati. Anche nostri, anche miei. Così ho scritto “L’uomo che cammina”, per esempio, che è una piccola proposta di uomo nuovo; potrebbe essere un politico diverso. Un uomo che scegliesse la politica più per vocazione che per interesse. Così ho scritto “Donne esoteriche”, che è una chiara provocazione, ma contiene certamente qualcosa di vero, e cioè la domanda: “Come potrebbe essere un mondo costruito sul pensiero femminile invece che su quello maschile?”, ...e così via''. Per un artista ogni brano rappresenta una parte di sé, quindi immagino sia impossibile dividere tra “figli” e “figliastri”. Però io ti chiedo lo stesso (e lo faccio spesso quando intervisto cantanti-autori): c’è un brano che ti emoziona in modo particolare, che ti dà i brividi mentre lo esegui o che semplicemente senti più tuo? ''No. Sono tutti figli miei''. Susanna Parigi e l’omaggio a Jannacci. Lo spettacolo teatrale musicale dedicato al grande Enzo è diventato un cd, “Il saltimbanco e la luna”, pubblicato sempre nel 2014. Solo la tua voce e un pianoforte fanno rivivere con straordinaria intensità emotiva le parole del compianto artista milanese. Come è nato questo progetto? Jannacci rappresentava la milanesità tout court. E tu, fiorentina doc ma milanese d’adozione, cosa apprezzi di questa città e cosa invece detesti? ''Il concerto-teatrale che portiamo nei teatri da più di due anni è nato da un’idea del giornalista-scrittore Andrea Pedrinelli. Mi ha proposto una rilettura di alcuni brani di Enzo Jannacci che abbiamo scelto insieme tra quelli forse meno conosciuti ma che più rappresentavano il suo essere uomo attento all’emarginazione, alle “storie di povertà”, a un mondo che cammina parallelo alle nostre vite ma che spesso noi non vediamo. Prima di dare una risposta ad Andrea ci ho pensato molto per motivi abbastanza evidenti. La mia vocalità è completamente diversa dalla sua e poi, come dici tu, anche il fatto che io sono fiorentina. Poi è prevalsa la passione, l’innamoramento e ho accettato. Non è stato facile portare il mio mondo vicino al suo cercando di essere il più rispettosa possibile. Non è stato facile per certa libertà metrica delle sue canzoni, per certa provenienza musicale che non è esattamente la mia. Io vengo dal mondo classico. Però ci siamo accorti, proprio strada facendo, di quanto certi temi da lui trattati fossero gli stessi che si trovano nelle mie canzoni. Riguardo Milano io mi sento adottata da questa città e, nonostante quello che si sente dire spesso sulla sua freddezza, di clima e di anima, io non penso proprio che sia vero. A me ha dato tantissimo. Credo che quella che viene percepita come freddezza sia semplicemente un atteggiamento non falso di persone che impiegano del tempo a introdurti nella loro intimità. Questo mi sembra molto sano. Non credo alle facili e rapide amicizie. Questa città mi ha insegnato anche il valore dell’impegno e del lavoro. Non che non lo conoscessi, ma qui il darsi da fare quotidiano permette che le cose funzionino molto meglio che nel resto d’Italia''. Ho letto che la tua musica è stata definita “pop letterario”. Sei d’accordo con questa affermazione? ''Non molto, ma se serve a chiarire qualcosa va bene. E' stata usata questa definizione per la prima volta con la mia musica perché non è facilmente catalogabile. E’ vero che in quasi tutti i miei testi si possono trovare riferimenti letterari, e spesso sono inseriti in quella categoria che viene definita come musica d’autore. D’altra parte la mia vocalità e certo uso di accordi non fa parte esattamente di quel mondo''. Hai collaborato con nomi importanti del panorama musicale italiano: Baglioni, Cocciante, Fiorella Mannoia, Raf. Oggi con quale artista (anche internazionale) vorresti duettare? E qual è la canzone (nella storia della musica) che avresti voluto comporre? ''Con Noa ho già collaborato, e con Pat Metheny... non so... mi piacciono molto le collaborazioni, ma i duetti mi lasciano un po’ perplessa. Spesso li vedo come operazioni di marketing''. Nel 2011 hai pubblicato un album dal titolo “La lingua segreta delle donne”. E’ da poco passato l’8 Marzo, giorno in cui si festeggia la Donna. Alla luce delle violenze, dei soprusi e dei femminicidi che “l’altra metà del cielo” subisce quasi quotidianamente, ha ancora senso celebrare questa giornata? ''Non so. Dipende dal significato che le si vuol dare. Se è per ricordare tutto quello che citi, allora va bene. Se è per far finta che la donna sia importante regalando fiori, allora no. Come la famosa frase: ”Ma si, la donna si sa che è più intelligente dell’uomo”. Questa frase spesso la dicono gli uomini, per poi escludere le donne dalla maggior parte dei posti di potere. L’aumento della violenza sulle donne nel nostro paese dimostra l’imbarbarimento generale volutamente promosso da certa politica in questi ultimi 20 anni. Le persone deboli, plagiabili ci sono cascate in pieno. Possiamo per tutto questo ringraziare molto anche la televisione''. Accanto alla tua attività di cantante, autrice e compositrice c’è anche quella di insegnante al Conservatorio di Trento. Sei quindi costantemente a contatto con gli artisti del futuro. Che consigli dai ai tuoi studenti? Bisogna inseguire sempre i propri sogni oppure è meglio preparare un piano B, di riserva? ''Sempre un piano B di riserva. Specialmente oggi. Mettercela tutta ma anche essere consapevoli che è un lavoro duro, durissimo, dove sei sempre in bilico, dove non c’è niente di certo. E’ anche duro dal punto di vista fisico. Viaggi continui, concerti che sono delle piccole prestazioni atletiche, lo studio quotidiano della voce e del pianoforte... insomma, ci vuole “un fisico bestiale”''. E’ un periodo difficile: emergono la paura, l’odio, la rabbia, la sfiducia nel futuro. Quale può essere il ruolo della musica in un contesto simile? ''La musica permette di veicolare le emozioni. Questo è già terapeutico. Le emozioni, gli uragani, che attraversano specialmente gli adolescenti, se non trovano sfogo, possono fare molto del male''. Ultima domanda. Progetti a breve e a lungo termine di Susanna Parigi. Quando potremo vederti live on stage? ''Guarda, i concerti non me li ricordo, ma li potete trovare tutti sul mio sito: www.susannaparigi.it. Riguardo ai progetti sto scrivendo un libro che uscirà a Natale dove protagonista sarà la musica, e proprio quell’aspetto che riesce a modificare la vita di chi la fa e di chi l’ascolta''. (Veronica De Lorenzo)