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20/04/2023   ZAUND
  ''Il futuro lo costruiamo ogni giorno con curiosità e con una tensione che proviamo a trasformare in musica...''

Dolcissime sonorità che si plasmano dentro la forma del pop rock italiano, molto figlio di quegli anni ’90 dentro cui la contaminazione internazionale bussava alla porta. E la formazione campana degli Zaund, capitanata dal cantante e chitarrista Lucio Auciello - anche discografico della label L’Airone Dischi - sa bene come dare a questo disco anche opportune derive dentro cui la lettura non è mai scontata e lineare. “Riflessi” sembra giocare con tutto questo sin dal titolo…

Abbiamo conosciuto da vicino “Verdemare”. Per chi si fosse fermato qui, “Riflessi” cosa promette? ''Un viaggio che si dirama in diverse direzioni, alcune più intime e introspettive, altre più energiche e corali, altre ancora più politiche''.

Che poi è un bellissimo video dentro cui il tempo è tutto. Ormai spesso si gioca col tempo. Passato e presente tornano a mescolarsi. Voi siete del passato o del futuro? ''Viviamo il presente sapendo di avere alle spalle un passato musicale importante, che rispettiamo ma senza alcun approccio nostalgico o conservatore: il futuro, almeno quello musicale, non ci spaventa, ma lo costruiamo ogni giorno con curiosità e con una tensione che proviamo a trasformare in musica''.

E con il presente invece che rapporto avete? Perché niente sembra parlarne... ''Al contrario, “Riflessi” è un album che parla del nostro presente storico, sociale, politico e musicale. Non mancano momenti di riflessione più ampia su argomenti di carattere più esistenziale, ma la molla che ci spinge è l’urgenza artistica di parlare del presente''.

“Crisalide” sembra aprirsi con quel suono di rock d’autore che spesso sfoggiava anche De Gregori. Con quella storia lì, con la canzone d’autore che appigli avete? ''Beh, la canzone d’autore italiana è un autentico patrimonio, anche se il nostro suono sembra alludere ad altri mondi musicali, e anche se non era nelle nostre intenzioni siamo lusingati dall’accostamento''.

Mi piacciono i suoni di “Sonno lucido”: forse negli incisi è il momento più beatlessiano del disco. Come nasce? ''“Sonno lucido” è una riflessione sulla sensazione di impotenza del singolo nei confronti della società in cui vive. Sulla frustrazione dovuta al fatto che ogni sforzo che si compie, per quanta energia e passione ci si voglia mettere, sembra non portare da nessuna parte. Una condizione simile al sonno lucido, ovvero a quel fenomeno in cui il cervello di una persona è sveglio, presente, ma il corpo resta addormentato. Musicalmente è nata e si è evoluta in sala prove: uno di noi comincia a suonare, gli altri mettono del proprio, quasi improvvisando, e a volte viene fuori qualcosa che ci entusiasma al punto da svilupparlo in una canzone. Siamo molto felici del fatto che piuttosto spesso sperimentiamo questo entusiasmo tra noi''.

“Riflessi” è un inizio che porta dove...? ''Non lo sappiamo, saremo felici di scoprirlo strada facendo, ma non ce ne preoccupiamo più di tanto: lo scopo ultimo del nostro viaggio musicale è il viaggio stesso, la chiave di fondo di questo progetto è la spontaneità e l’entusiasmo che proviamo nel suonare quello che ci piace. Ad ogni modo questo è solo un primo passo, di certo non abbiamo intenzione di fermarci qui!''.