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05/05/2023   TALEA
  ''Il mio goal è quello di continuare la ricerca ancora a lungo e di sperimentare il più possibile...''

Benvenuta, dalla bio si evince una forte passione per la musica con la naturale inclinazione a girare locali non solo da noi ma anche in terra anglosassone. C’è qualche aneddoto nel tuo vissuto che ricordi particolarmente e che ti ha portato a delle svolte artistiche? ''Ciao, grazie! Durante la mia permanenza in Irlanda e in Scozia ho suonato soprattutto per strada, come busker. Una sera mi sono ritrovata a suonare musica tradizionale irlandese con una ventina di musicisti attorno al tavolo di un pub a Howth. Facevo parte di qualcosa pur essendone completamente fuori. È stata un’esperienza molto forte che ha sicuramente curato il seme che, qualche anno più tardi, avrebbe generato “Tales”''.

Parliamo del tuo nuovo, eclettico album “Aura”, che vede alla produzione Flavio Ferri (Delta V). Oltre a lui, chi ti ha dato una mano al progetto? ''Attorno a questo lavoro hanno ruotato tante persone, come avviene per ogni disco. Flavio e io abbiamo condiviso gli aspetti artistici, creativi e in parte organizzativi, io mi sono occupata anche delle grafiche. Marco Olivotto, il mio manager, ci ha ospitati in fase di pre-produzione del disco, aiutandoci a mettere in ordine le idee e ci affianca, dall’inizio, nella gestione di tutto. In questa fase, anche Nicola Lotto è stato dei nostri per qualche giorno. Nell’album ci sono due brani che vantano la partecipazione di Antonio Aiazzi, al piano in “Sconnessi” e alla fisarmonica in “Amandoti”''.

La Aura è un disturbo neurologico che si è insidiato in te da un lustro, ma per riuscire a scriverci un concept-album, vuol dire che è una patologia che incarna tante sfumature e detta svariati ed improvvisi cambi di stati d’animo? ''L’emicrania con aura è sicuramente un disturbo particolare. Nel disco cerco di raccontare non solo l’evoluzione dell’attacco, ma anche lo stato di allerta che contraddistingue le mie giornate. L’attacco può arrivare da un momento all’altro, e io devo essere sempre pronta. Gli stati d’animo si susseguono all’interno dell’attacco come durante un viaggio. È invalidante, a volte, ma è anche una figata: il cervello è libero di andare a esplorare luoghi sconosciuti, senza che qualcuno lo indirizzi su sentieri razionali''.

Rispetto al primo e.p. “Tales” la sterzata stilistica è piuttosto evidente in “Aura”, pur mantenendo certi connotati tradizionali. Quanto ti ha impegnato il processo creativo dell’album? ''Questo disco è il risultato di un anno atipico e di una serie di contaminazioni artistiche, quindi posso dire che mi abbia impegnata molto a livello concettuale. A livello di tempistiche è stato un lavoro denso e super concentrato. Una volta messo a fuoco il centro delle intenzioni abbiamo deciso di sfruttare l’onda creativa in tempi brevi così da dar vita a un prodotto quanto più vero e onesto possibile''.

Partecipando ad X-Factor 2022, li’ hai potuto constatare che davvero è un crocevia importante per farsi conoscere? Che ne pensi, in generale, dei talent-show? ''I talent show, e X Factor in particolare, sono una luce su un progetto. Per un artista emergente, un faro acceso sulla propria arte è sempre cosa buona. È una cassa di risonanza enorme e come tale genera anche frastuono. Chiaramente dipende sempre da quale sia l’obiettivo di chi partecipa. Quello che secondo me è importante è il post–talent, quello che viene dopo, l’attimo durante il quale qualcuno ti guarda. Se non si spreca quello, il talent è una buona possibilità. Ma il consiglio è quello di tenere sempre bene saldi i pilastri della psiche, anche dentro il tornado''.

Oltre alle influenze di Mitchell, Morissette, Baez, oggi si aggiungono quelle di Tom Yorke e Lana Del Rey? Cosa ti affascina di quest’ultima ed, in particolare, del leader dei Radiohead? ''In linea generale mi ha sempre affascinata la capacità di certi artisti di cambiare forma. Bob Dylan, per esempio, con tutte le sue facce, le sue voci, i suoi stili, le sue battaglie a favore della libertà di essere ogni giorno un sé stesso diverso. Thom Yorke ha dimostrato questo carattere tante volte, e Lana Del Rey lo ha fatto in alcune sfumature dell’ultimo album. Cercare di essere coerenti con quello che si è creato ieri non è necessario, a parer mio. Si può essere coerenti a livello personale, privato, ma l’arte è espressione, e perciò sganciata dalla gabbia della coerenza''.

Scegliendo l’alias Talea, esprimi (forse) l’anelito di ri-generarti (come fanno le piante) a nuova vita artistica? Il tuo è ancora un “work-in-progress” oppure gran parte dei risultati che ti eri imposta li hai raggiunti? ''Esatto, il significato di “Talèa” è proprio questo: rigenerazione. Sento di aver raggiunto alcuni obiettivi e di essere cresciuta molto negli ultimi anni, ma spero che il work-in-progress non si fermi mai. Il mio goal è quello di continuare la ricerca ancora a lungo e di sperimentare il più possibile. In fondo la ricerca e la sperimentazione sono la parte più bella di questo lavoro''. (Max Casali)