Sono presenti 1271 interviste.

19/04/2024
ETTA
''Esporti come artista ti connette ad una parte interiore molto intima e sensibile, che può essere minata da chiunque...''

18/04/2024
SONIA VETTORATO
''Siamo un Paese estremamente arretrato in fatto di cultura musicale, e c’è poco rispetto per la figura del musicista...''

tutte le interviste


interviste

14/05/2023   Y.O.U. - ITALIAN GUITARISTS PAY HOMAGE TO ALLAN HOLDSWORTH
  Chiaccherata con i protagonisti

Non dico nulla di nuovo se affermo che Allan Holdsworth è stato l’ultimo importante innovatore sull’uso della chitarra, uno sperimentatore dello strumento stimolato da una visionaria idea musicale ispirata dal suono del sax. Un artista libero veramente, scevro da qualsiasi tentazione che lo sviasse dalle sue ricerche, dalla sua musica.

Ogni suo assolo, ogni sua musica sono stati momenti di vita e pertanto irripetibili, unici. Per questo, sembra, non è stata più possibile la sua permanenza in super band come quella rock degli U.K., rifiutandosi di diventare un musicista mainstream, allineato replicante di assoli registrati su disco. Per lui quelli erano momenti di vita, appunto, fotografie sonore.

Assecondare i fan non è sempre la cosa migliore per un artista, pertanto per Holdsworth la scelta migliore è stata lavorare con gente più imprevedibile e curiosa. Ecco: forse è questo l’elemento che accomuna un po’ il sottoscritto con i musicisti coinvolti in questo originale e sincero tributo. ‘Y.O.U.’, pubblicato recentemente dalla Lizard Records, racchiude un pizzico di impalpabile ma diretta confidenza verso un buon amico, è il titolo che richiama, senza nascondere un po’ d’affetto, un vecchio disco di Holdsworth. Mi riferisco a ‘I.O.U.’ del 1979 e dato alle stampe qualche anno dopo, dove il musicista britannico ha cercato di “raddrizzare” certe sue intuizioni applicate alla chitarra ed in parte già pubblicate su ‘Velvet Darkness’ (1976) contro il suo volere, perché ancora non pronto, incompleto.

‘Y.O.U.’ è un tributo esteticamente straordinario ed unico nel suo genere, voluto e concretizzato da otto chitarristi italiani di valore assoluto e che per Allan Holdsworth rivelano un pezzo della loro anima. Sono musiche che passeggiano con disinvoltura tra le pieghe di una musica pseudo strutturata come il jazz, senza dimenticare un minimo di anarchia rock, che ancora stimola ad andare oltre improbabili paletti che in molti, troppi vorrebbero piantare per... limitare. Ecco, a mio modestissimo parere, il senso di queste “micro interviste”, proposte e curate da Frank Pilato, uno dei magnifici otto. Queste le domande poste ad ognuno di loro:
1. Perché un tributo ad Allan Holdsworth?
2. Che significato ha per te questo tributo italiano?


La risultante è una sorta di “intro” alle musiche di ‘Y.O.U.’, talmente in simbiosi da sembrar eseguite da un’unica band! (Mauro Furlan)


Gianluca Barisone
1. Holdsworth rappresenta per me in assoluto il più grande innovatore della chitarra elettrica. La sua visione di originalità, il suo concetto di armonia frutto di erudizione massima, legata al suo virtuosismo e sinonimo di una straordinaria velocità di pensiero, furono aspetti che mi rapirono fin... da un principio. Allan è entrato nella mia vita grazie ad una mia personale ricerca compositiva, che ha trovato nella sua figura delle accomunanti talmente viscerali da ampliare e confermare ulteriormente il mio modo di concepire la musica. Meriti che riesco a dare soltanto a grandi compositori classici.
2. Questo disco rappresenta per me un omaggio ad una delle figure più importanti della mia vita. Ho sempre voluto trovare un modo per rendere grazie a questo genio magnifico e a tutto quello che in qualche modo sento di dovergli. La sublimazione massima avviene attraverso la condivisione con altri musicisti, a dimostrazione che Allan Holdsworth è riuscito a lasciare una vera e propria eredità musicale.

Alessandro Giglioli
1. Ho iniziato ad appassionarmi al jazz-rock da giovanissimo, mentre stavo già studiando chitarra classica e approfondivo gli studi della musica “colta” del ’900 (Schönberg, Messiaen, Stravinskij...). L’ascolto di Holdsworth mi ha rivelato come quei due mondi potessero coesistere in una fusione originale e potente. Allan per me è stato un vero pioniere ed ha indicato la strada per un nuovo modo di intendere la chitarra e la musica in generale.
2. “Il significato è un sasso in bocca al significante” (J. Lacan).

Livio Lamonea
1. Holdsworth è stato un innovatore, un artista con una visione assolutamente personale ed è stato capace di inventare un mondo musicale originale ed inconfondibile. Mi sono innamorato del suo mondo da ragazzino ed è parte di me.
2. È un bellissimo modo di ricordare il suo genio e di dimostrare agli ascoltatori come la sua espressività continui a vivere e possa prendere nuove forme attraverso il vissuto e le idee di ognuno di noi.

Paolo Volpato
1. Allan possiede una autentica compattezza artistica scevra da ogni altro rimando fuori da sé stessa.
2. Il tributo rappresenta, almeno per me, una “anonima polivocità” serva “dell’altissimo”, come nella migliore tradizione di “scuola” gerarchico-medievale.

Marcello Contu
1. Tutto ebbe inizio una sera, in un silenzio carico di grida represse, ch’io giunsi a farmi per compiacenza apprendista di fantasiosi presagi. Allorché nel raccolto fervore, un riso rivelatore m’indusse a mendicare emozioni all’ascolto, a tratti sublime, di un disco di Holdsworth che or tuttavia non ricordo: immagini d’una nuova creazione, estratta dall’anima dell’uomo e dalle viscere del creato; un teatro della munificenza celeste, laddove ora, in mezzo al torace, s’ode un gran cuore pulsare, complice nessuna dottrina ma testimonio di tutte.
2. Accendo la radio, odo musiche barbare e saracene, un giovinastro s’intrufola dall’etere come un flauto maledetto: “Son statoo bocciatooo, ma avevoo studiatooo!”. La notte si posa di fianco, mi guardo nella veglia, unico epilogo adunco tra freddi fili di lana dove precipito svigorito al chiaro di un lumino: ventre reietto, un marsupio colmo da scoppiare... devo sgombrare merda dall’astioso cuore. Me ne fotto altamente della procella e pure del fortunale: imposto il sestante ma non cazzo la randa (non gradisco il verbo). Compongo un brano che lingueggia e divampa spontaneo, entro in rapporto col labbro leporino del cosmo laddove finiscano le nostre dita e debba sempre cominciare una cetra di carbonio.

Frank Pilato
1. Allan è un’entità musicale a sé stante slegata da una paternità. Uno dei pochi chitarristi che abbia realmente toccato le “corde” de “l’aldilà”.
2. Il tributo rappresenta per me un omaggio a un Maestro, Amico e Sensibilissimo Artista.