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24/05/2023   THE ELEPHANT MAN
  ''La speranza è sempre pronta a confortare chi vive ogni giorno tra fantasmi ed incubi del passato...''

Ciao Max. Dopo i collettivi di Deasonika e Casablanca, ora è la volta di The Elephant Man. A quanto pare, il tuo grande anelito di metterti alla prova con nuovi progetti è sempre in fermento. Stavolta, cosa ti proponi con questo nuovo combo? ''La voglia di metterci alla prova in un mercato che non ci conosce per le cose fatte in passato, e soprattutto ambiti musicali più recettivi, sono state le ragioni principali che ci hanno spinto fuori dai confini''.

L’idea di uscire da illustri “sconosciuti” con l’album “Sinners”, prima sul mercato estero e poi un anno dopo qui da noi con la label V-Rec., sembrerebbe un’operazione ardita ma, evidentemente, a te non piace vincere facile. Com’è andata? ''E’ andata come speravamo. Hanno apprezzato subito il sound del disco e le recensioni uscite soprattutto in Germania hanno avvalorato la nostra idea che, se hai coraggio e materiale all’altezza, puoi competere ovunque. Il premio vinto a Los Angeles all’ARPA MUSIC FESTIVAL come miglior video e canzone indipendente (''VALERINE'') e’ stata per noi una gratificazione, che sottolinea tutto questo''.

La griffe sonora di “Sinners” spazia tra rock, dark, elettronica e new-wave per manifestare uno scenario tetro, costellato di anime in pena, e l’analogia con gli esseri umani è piuttosto evidente. L’album può essere considerato un concept? E per le suddette anime vedi la possibilità di scorgere la salvifica lucina in fondo al tunnel? ''Sì. Diciamo che tutto il disco ruota attorno a questa simbiosi musica-testo. Portano ad un parallelo con la vita tormentata degli esseri umani. La speranza e’ sempre pronta a confortare chi vive ogni giorno tra fantasmi ed incubi del passato. Difficile e’ poi scorgerla in ogni situazione. Un plauso per questo va a Leah Janeczko, che con le sue liriche ha saputo rappresentare alla perfezione le nostre idee''.

La produzione è di altissimo livello, e sicuramente con personaggi del calibro di Steve Lyon (Paradise Lost, Depeche Mode e The Cure) alla produzione e Tom Baker (Marilyn Manson, Nine Inch nails) al mastering c’è solo che da imparare. Come siete riusciti a creare questa straordinaria sinergia con loro? ''Semplicemente parlando la stessa lingua. Con Steve e’ nata non appena ha sentito i provini del disco. Il suo entusiasmo ci ha subito contagiati ed i lavori che lui ha fatto in passato hanno acceso in noi la voglia di osare di piu’. La sua esperienza ci e’ servita poi per capire meglio la direzione intrapresa. Con Tom invece e’ stato tutto molto naturale. Abbiamo mandato i mix da ascoltare e in un paio di giorni avevamo la sua disponibilità a lavorare al master del disco. Guardando la maggior parte dei suoi lavori (NIN, BOWIE, MANSON, THE POLICE , ALANISSE MORISETTE etc….) eravamo sicuri che sarebbe stato super. Alla nostra autostima e’ servito molto.. ahahahah''.

Il singolo “Valerine” è l’emblema dei nostri timori, perplessità e indecisioni che, spesso, ci condizionano non poco nella vita. Credi che, esorcizzando questi “freni” mentali si possa sempre uscire dal buio delle situazioni oppure resta, comunque, un fondo di condizionamento che può, altremodo, trasformarsi in una opportunità evolutiva? ''Credo che dipenda dai solchi che hai nella testa e nell’anima. E’ difficile uscirne del tutto e se si riesce forse vuol dire che il solco non era cosi’ profondo; l’evoluzione di cui accennavi forse sta nel guardare le cose in modo piu’ profondo ed ancestrale''.

Il disco include 9 inediti più la cover di “Human” di Rag’n’Bone Man, riletta in modalità dark. Perché l’hai scelta? Inoltre, nei brani “Free to ride hell” e “Scream” ci sono due preziose special-guests: la cantautrice statunitense Shelly Bonet e la voce soprano di Lucia Tumminelli. Visto che i loro stilismi sono chiaramente diversi dal vostro, cosa le ha attratte del vostro progetto? ''Human aveva un qualcosa che nascondeva una vena acustica ma dark che ci affascinava. Abbiamo provato a tirarla fuori ed il risultato ci ha spiazzati; si e’ evoluta nel tempo fino a farla diventare nostra. Shelly Bonet e’ stata un idea di Steve; serviva una vocalità femminile che avesse delle venature soul. Non la conoscevamo e quando Steve ci ha fatto ascoltare alcune sue canzoni ci ha subito convinto. Lucia rappresenta l’apoteosi dell’italianità’ nel mondo. L’arte e in questo caso la lirica ha rimesso le cose al loro posto. Volevamo lasciare una traccia di chi siamo e che cosa sappiamo fare. Sotto il profilo della performance invece e’ stata una follia che ha trovato la giusta collocazione. La lirica che si mescola con la dissonanza elettronica e chitarristica. Un crossover affascinante''.

La scelta del nome The Elephant Man a cosa è dovuta? Presumo che, oltre alla stima per il regista David Lynch, ci sia dietro l’intento di dare alle vostre songs anche un taglio cine-dark per descrivere, quindi, certe “deformazioni” mentali dell’essere umano? …E’ imminente un tour? ''Sicuramente l’amore per il cinema ed in particolare per questo capolavoro hanno influito non poco sulla scelta. La cosa che ci ha convinto era la dissonanza tra l’infinita gentilezza, cura, intelligenza ed umiltà che albergavano nel cuore e nell’anima di Joseph Carey Merrick ed il suo aspetto esteriore. Cosi’ mostruoso e “grottesco“... Da Giugno inizieremo con qualche data in Italia ma da fine settembre e soprattutto da inizio 2024 suoneremo all’estero. Non e’ facile per un gruppo italiano suonare fuori dai confini ma siamo fiduciosi!''. (Max Casali)