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08/06/2023   CABle21
  ''Non sempre lavorare a lungo su un brano lo migliora, alle volte devi lasciarlo un po’ decantare, poi è lui a ritrovarti...''

Un gruppo dark wave, nato in epoca lontana ma tornato a farsi sentire di recente: i CABle21 sono una formazione che lavora “a distanza” (sostanzialmente una band in smart working) e hanno pubblicato “Simbolatria”, nuovo album dalle sonorità piuttosto oscure. Li abbiamo intervistati.

Ciao, ci raccontate chi sono i CABle21? ''I CaBle21 sono Gazza (chitarre e tastiere), Zilva (basso e mixing) e Orlenz (voce e tastiere). Io (Orlenz) e Gazza avevamo una band, i CAB (Coscienza Al Bando). Quando suonavamo c‘era grande energia e una comunicazione estremamente intensa. Il nome attuale si riferisce a quell‘esperienza (CAB), la elle e la e stanno per last edition e 21 è l‘anno in cui abbiamo ricominciato''.

Lavorate “a distanza”: è stato un problema o vi siete trovati bene fin da subito? ''Quando abbiamo deciso di rifare musica ci siamo sottoposti a vicenda le idee che in questi anni avevamo accumulato. La distanza non si è rivelata un fattore negativo. Ti manca la presa diretta e la comunicazione immediata, ma sei svincolato dagli orari e puoi riflettere con calma su quello che stai facendo. In effetti è stimolante''.

Come nasce “Simbolatria”, il vostro nuovo album? ''I brani ci sono usciti piuttosto spontaneamente e ci è sembrato che la nostra musica valesse un ascolto e un feedback dall’esterno. Abbiamo ritenuto che raccoglierli in un album fosse il modo migliore per fermare questo nostro momento espressivo, è stato tutto molto rapido''.

Qual è stato il brano più difficile da scrivere? ''Ci sono pezzi che ti sembrano ottimi fin dal primo take, altri di cui non riesci ad essere soddisfatto. Non sempre lavorare più a lungo su un brano lo migliora, alle volte devi lasciarlo un po’ decantare, poi è lui a ritrovarti''.

Si sente l’influenza della dark wave. Quali sono i vostri gruppi di riferimento? ''La nostra musica rappresenta ciò che siamo, sentiamo e pensiamo. Naturalmente ognuno di noi è anche il risultato di ciò che negli anni ha incontrato ed ascoltato. Siamo sempre stati dei grandi fruitori di musica, sicuramente ci ha influenzato di più quella che mette in risalto le pieghe più nascoste della nostra esistenza, la musica è anche terapia e purificazione''.

Essendo così lontani, avete in mente di suonare dal vivo oppure non lo farete? ''Al momento le nostre vite sono strutturate in modo tale da non considerare il live un’opzione. Però abbiamo imparato che nella vita (per fortuna) può succedere di tutto''.